di SALVO CATALANO
Il 2 giugno del 1946 la Sicilia sceglie largamente la Monarchia. Nella circoscrizione occidentale (Palermo, Trapani, Caltanissetta e Agrigento) le preferenze per il regime uscente arrivano al 61 per cento, in quella orientale il consenso è ancora più ampio, toccando il 68 per cento. Eppure in 89 Comuni sui 390 (il 23 per cento del totale) a prevalere è la Repubblica. Sono quelli che lo storico Rosario Mangiameli ha definito «gli anticorpi repubblicani dell'Isola». A tenere alta la bandiera del cambiamento anche nell'estremo Sud del Paese sono i territori dove sono forti presenza e tradizione del bracciantato e dei minatori. A guardare oggi quei dati, emergono tante sorprese, come la vittoria della Repubblica in paesi che poi diventeranno epicentro della mafia: Corleone, Castelvetrano, Montelepre, San Giuseppe Jato, solo per citare alcuni esempi.
Ottanta anni fa alle urne si recò l'89 per cento degli italiani aventi diritto. E anche in Sicilial'affluenza fu altissima: oltre l'85 per cento. A tirare la volata alla monarchia sono le grandi città: a Messina l'85 per cento, a Palermo l'84, ad Agrigento l'82, a Catania l'81. Anche in otto province su nove, la media pende a favore del re. Tranne che in quella di Trapani, dove la Repubblica arriva al 53 per cento e prevale in 11 Comuni su 20: Campobello di Mazara, Castelvetrano, Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Pantelleria, Partanna, Salaparuta, Salemi fino al clamoroso 80 per cento di preferenze a Santa Ninfa.
Ma il picco pro Repubblica si registra in un altro piccolo centro: Godrano, nel Palermitano, dove tutto il paese si reca alle urne (685 abitanti, affluenza del 97 per cento) e l'84 per cento mette la X sul cambiamento. Nella provincia sono molti i centri controcorrente rispetto al resto dell'Isola, le preferenze per la Repubblica prevalgono ad Alia, Baucina, Bisacquino, Campofiorito, Castelbuono, Casteldaccia, Corleone, Giardinello, Lascari, Montelepre, Palazzo Adriano, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Piana degli Albanesi, Polizzi, Pollina, Prizzi, San Cipirello, San Giuseppe Jato, Valledolmo e Villafrati.
Molti i Comuni pro Repubblica anche in provincia di Agrigento: Bivona, Burgio, Calamonaci, Cartabellotta, Campobello di Licata, Canicattì, Cattolica Eraclea, Favara, Grotte, Lucca Sicula, Menfi, Palma di Montechiaro, Raffadali, Ravanusa, Realmonte, Ribera, Sambuca, San Biagio Platani, San Giovanni Gemini, Santa Margherita Belice, Santo Stefano Quisquina, Sciacca e Vilafranca. A completare il quadro della Sicilia occidentale che vuole rompere con la corona si aggiungono i paesi del Nisseno: Delia, Mazzarino, Milena, Niscemi, Riesi, San Cataldo, Sommatino.
«Dove c'è un movimento popolare che aggrega lavoratori, siano essi braccianti o minatori, vince la Repubblica», sottolinea Mangiameli. Non solo. Sovrapponendo la mappadi questi territori con quella delle elezioni dell'anno successivo, il 1947, per l'elezione dell'Assemblea Regionale siciliana, si scopre che in larga parte dove si è votato per la Repubblica, 12 mesi dopo si impone il blocco delle sinistre (socialisti più comunisti), che insieme in tutta la Sicilia ottiene il 30 per cento delle preferenze, sopravanzando, prima e unica volta nell'Isola, di dieci punti la Dc.
Anche i Comuni della Sicilia orientale dove vince la Repubblica tendono a confermare questa tesi. Sono sicuramente meno, ma alcuni significativi. In provincia di Catania si tratta di Castel di Iudica, Misterbianco, Palagonia, San Cono, San Michele di Ganzaria e Vizzini (dove si registra il record provinciale con il 70 per cento di preferenze). Nel Messinese: Capizzi, Limina, Mandanici, Mazzarrà Sant'Andrea, Novara di Sicilia, San Piero Patti, San Salvatore di Fitalia, Tortorici e Tusa. In provincia di Siracusa la Repubblica si afferma a Lentini, Carlentini e Cassaro. Più importante la percentuale nel Ragusano dove finisce 49 per cento di voti per la Repubblica, 51 per cento per la Monarchia e la prima prevale a Comiso, Giarratana, Modica, Monterosso, Pozzallo, Santa Croce Camerina, Scicli e Vittoria. Infine in provincia di Enna troviamo Agira, Assoro, Barrafranca, Calascibetta, Catenanuova, Gagliano Castelferrato, Leonforte, Troina e Valguarnera.
«C'è una scomposizione del dato molto complessa - riflette lo storico Mangiameli - dobbiamo considerare anche l'importantissimo ruolo avuto dal movimento indipendentistain questi anni in Sicilia, movimento che si trova in una posizione stranissima: nato repubblicano, ma durante il referendum tenta di diventare monarchico e tratta segretamente con la monarchia, tanto che dopo il referendum ci sarà una scissione».
E la mafia? «Non sempre l'aggregazione mafiosa riesce a condizionare la mobilitazione politica - continua - Cosa Nostra prova a destrutturare il consenso delle sinistre sull'Isola, nato anche con il movimento per la difesa della terra. Basti pensare all'uccisione dei tre sindacalisti nel Palermitano alla vigilia delle elezioni del 1948: Placido Rizzotto, Calogero Cangelosi ed Epifanio Li Puma, tutti fatti fuori sullo stesso territorio, lì dove, come dimostrano i risultati del referendum del 1946 e quelli delle elezioni del 1947, si stava davvero aggregando consenso attorno alle idee della sinistra».
La Sicilia, 2 giugno 2026


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