mercoledì, giugno 10, 2026

Dino Paternostro: San Bernardo, un santo davvero moderno: con la spada e con la croce a difesa dei lavoratori, delle donne, del popolo


La figura di fra Bernardo (per tanti anni beato e dal 10 giugno 2001 anche santo) mi ha sempre affascinato. Più che i suoi miracoli, mi hanno sempre fatto pensare le sue azioni concrete a difesa dei poveri mietitori (corleonesi ma anche dei comuni della zona ed alcuni anche di Palermo e della Conca d’oro) rapinati dalla soldataglia spagnola in combutta con i delinquenti (mafiosi?) locali. Oppure a difesa di ragazze prese di mira dagli stessi. Femminista ante-litteram Filippo Latino (San Bernardo); difensore dei braccianti agricoli paesani e “stranieri” (oggi potremmo dire “migranti”), come se fossimo nel terzo millennio dell’era cristiana. 

Alla fine del 2000 ho scritto una particolare biografia del santo, con la prefazione di don Vincenzo Noto, allora vicario generale della Curia di Monreale (nominato dall’arcivescovo Mons. Pio Vigo), che il sindaco dell’epoca Pippo Cipriani volle donare ai pellegrini che la mattina del 10 giugno 2001 vollero essere in piazza San Pietro per assistere alla canonizzazione di San Bernardo da parte del Papa Giovanni Paolo II. Ripropongo ai lettori la mia introduzione e la prefazione di Noto. (dp)


Un santo davvero moderno: con la spada e con la croce a difesa dei lavoratori, delle donne, del popolo

DINO PATERNOSTRO

Per il modo di sentire degli uomini, una persona è eterna per il ricordo che lascia di se. Fra Bernardo da Corleone, quindi, anche senza “scomodare” le categorie del divino, si è conquistato il diritto all’eternità per quello che ha fatto in vita e per il ricordo di se che ha lasciato a tanti uomini e tante donne, in tempi e luoghi diversi, fino ai nostri giorni. La Chiesa cattolica, col titolo di beato prima e con quello di santo adesso, gli ha dato gli onori degli altari, riempiendo di gioia e di orgoglio non solo il cuore della comunità di Corleone, ma anche quello di tante altre persone, in ogni angolo della Penisola. 

Ma c’è un rischio in tutto questo: più in “alto” vengono collocati certi personaggi, più difficile diventa per la gente comune identificarsi in loro, imitarli. Ciò vale per gli eroi e, a maggior ragione, per i santi. Né agli eroi, né ai santi, però, credo che piacerebbe vedere accrescere le distanze tra loro e il popolo per cui si sono battuti, hanno sofferto e, in alcuni casi, sono morti. 

Allora ho deciso di scrivere questa biografia di fra Bernardo, con l’obiettivo di presentarlo il più possibile come un uomo normale. Come un uomo che “normalmente” ha interessi, passioni, ideali e per essi lotta, vince, viene sconfitto, ma non si rassegna e ricomincia a lottare.

Il “miracolo” più grande di fra Bernardo non è tra quelli di cui si parla nei processi, ma nel coraggio con cui combatte per affermare i suoi ideali cristiani. Sia quando impugna la spada, sia quando abbraccia la croce. Si tratta del coraggio di cambiare se stessi per non cambiare gli ideali in cui si crede. Non è facile, ma nemmeno impossibile.

Ho voluto raccontare del giovane Filippo e della sua vita a Corleone, della sua fierezza di sentirsi cittadino di una comunità “libera”, non soggetta alle voglie di qualche ricco signore. Del mastro Filippo “prima spada di Sicilia”, che non faceva soldi con la spada, ma provava a combattere le ingiustizie e a soccorrere gli “ultimi”, incrociandola con i ribaldi di turno, sia stranieri che “paesani”. 

Ho voluto raccontare del figlio di mastro Leonardo, che si commuoveva nel sentire le urla strazianti dei carcerati e portava loro abiti e cibo, non vergognandosi di elemosinarli, bussando alle porte di chi aveva.

Infine, ho voluto raccontare della sua vita di umile frate analfabeta, dal saio stracciato e più volte rattoppato, che indossava indifferentemente inverno ed estate. Delle sue “tentazioni” umano-diaboliche, contro cui combatteva giorno e notte, a costo di immensi sacrifici. E di come - umano - fuggiva le “glorie” degli umani.

Per chi è scritta questa biografia? Per chi crede nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe “e non dei filosofi”. Per la gente semplice, che custodisce nel cuore Bernardino Verro e San Leoluca, Placido Rizzotto e “San” Bernardo. E non ci vede contraddizione. Per chi crede che la liberazione dell’uomo, di tutto l’uomo, dell’uomo integrale, comincia qui e adesso.

Dino Paternostro


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