giovedì, giugno 04, 2026

Poggio San Francesco. L’arcivescovo Gualtiero Isacchi: “La cultura è il modo in cui ci poniamo davanti a quello che accade”. E con don Milani: l’obbedienza ormai non è più una virtù

Mons. Gualtiero Isacchi durante il suo intervento 


Ed ha rilanciato il “Cantiere di lavoro per gli artigiani di pace”

DINO PATERNOSTRO

A Poggio San Francesco, mons. Gualtiero Isacchi, arcivescovo di Monreale, ha rilanciato l’impegno per la scuola di pace attivata nei mesi di marzo, aprile e maggio. Intanto ieri ha voluto riunire e ringraziare i giovani e i meno giovani partecipanti alle tre giornate svoltesi a Monreale, Partinico e Corleone. Ed ha voluto cominciare facendo parlare loro, i giovani coordinatori e i ragazzi, che hanno espresso le loro considerazioni positive nei confronti dell’esperienza fatta. Diversi interventi hanno chiesto, però, che gli incontri siano più numerosi per affrontare meglio gli aspetti dell’impegno per la pace. Poi è intervenuto lui, l’arcivescovo venuto dal nord, che sta imparando il dialetto e il modo di pensare dei siciliani. “Vi dicono che i giovani sono il futuro. Facendo capire però che adesso è meglio che aspettiate un poco. Ma il futuro è oggi”. La scuola di pace serve a stimolare “la fatica del pensare”. Ed ha raccontato la favola di Gianni Rodari: la macchina per fare i compiti. 

“Compramela, papà!”, disse il bambino. “Quanto costa?”, chiese il babbo.  “Non voglio soldi - disse l’omino che la vendeva - ma il cervello del tuo bambino”. Il bambino insistette e il padre gliela comprò. Ma senza cervello il bambino diventò leggerissimo, tanto che il babbo per evitare che volasse dalla finestra dovette chiuderlo in gabbia. Ma la gabbia era stretta e il bambino ci stava male, un incubo. Finalmente si svegliò e immediatamente andò a fare i compiti! 

Il pensare è una gran fatica, ma delegare ad altri la gestione della propria vita ti alleggerisse, ma ti incatena.  

C’erano anche gli studenti del liceo di Corleone - il don Colletto - all’incontro di ieri, insieme alla dirigente Elisa Inglima, alla prof.ssa Chiara Filippello e ad altri insegnanti. E l’arcivescovo ha voluto ricordare lo spettacolo allestito da studenti e insegnanti lo scorso 20 maggio in occasione dell’inaugurazione della mostra su Piersanti Mattarella “Voci di luce oltre il silenzio. La buona battaglia per una Sicilia dalle carte in regola”. “Molto bello. Dovete girate per portarlo anche fuori da Corleone”. 

La condivisione è importante. Quello che pensi è unico. Ognuno è unico e irripetibile. La scuola di Pace vuole insegnarci questa fatica del pensare e regalarci “il sogno di generare artigiani di pace”. 

Ha parlato anche della guerra mons. Isacchi: “Non possiamo impedire agli altri di armarsi. Ma dobbiamo disarmare le nostre mani”. 

“Compito della chiesa - ha detto - non è insegnare il catechismo, ma aiutarti a realizzare quel sogno che sei”. 

Bisogna partecipare perché la presenza è una parola. 

Bisogna respingere frasi come “Dobbiamo schiacciare quel Paese per impedirgli di avere l’atomica”. Oppure “Andiamo a portare la democrazia in quel Paese”. 

Cos’è la cultura? “La cultura è il modo in cui ti poni tu davanti a quello che accade”. 

Purtroppo In Sicilia si pensa che la speranza sia fuori dalla Sicilia. Di fronte alla violenza, Inasprire le pene non serve a niente! Dovete cominciare a credere in voi stessi. Non so quanto ciascuno di voi sia credente. Ma dovete sapere che la prima parola che Dio ha detto all’uomo (all’umanità) è stata: “non è bene che l’uomo stia solo”.  

Tu muori se stai solo. La scuola di Pace ci rimette insieme. Ma chiede la tua partecipazione. 

Infine sulle leggi: Una legge è giusta quando sta dalla parte del debole.

Una legge è ingiusta quando sta dalla parte del potente. E con don Milani ha sottolineato che l’obbedienza non è più una virtù. Noi siamo per la giustizia non per la legalità. 

Spunti di riflessione, ispirati dal vescovo, che ho voluto riportare per pensare singolarmente e tutti insieme. È necessario, è vitale per orientarci nella complessità di questo mondo. 

Dino Paternostro

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