mercoledì, giugno 17, 2026

I Riconoscimenti del “Premio Giorgio Ambrosoli” alla XII Edizione. Il Premio italiano alla Rule of Law acquisisce dimensione internazionale. Menzione speciale a Fulvio Manno

Il conferimento del premio a Fulvio Manno


Assegnati premi a 15 “esempi invisibili” di esponenti delle forze dell’ordine, delle imprese, delle professioni, del Terzo Settore, dei media, della magistratura, delle pubbliche amministrazioni, della politica, della scuola e delle istituzioni religiose, che hanno tutelato la legge in condizioni di pressioni, pericolo e intimidazioni.

Menzione Speciale Premio Giorgio Ambrosoli

A Fulvio Manno, manager pubblico a Trapani, ha licenziato un medico-boss dell’ospedale di Alcamo. Anni prima a Corleone, a ridosso delle stragi, su proposta pubblica di Città Nuove, ha intitolato a Falcone e Borsellino la piazza più grande della città. 

La gestione della cosa pubblica richiede un'intransigenza assoluta, specialmente laddove la criminalità organizzata tenta di condizionare l'efficacia dello Stato alterando l'assegnazione dei beni collettivi e la trasparenza amministrativa. I funzionari pubblici che scelgono la via della responsabilità e del rigore procedurale diventano i garanti quotidiani della Rule of LawFulvio Manno, professionista e manager pubblico a Trapani,

ha operato in un contesto storicamente segnato da una pervasiva presenza mafiosa e da complesse reti di connivenza, e ha interpretato il proprio ruolo istituzionale con assoluta disciplina e integrità. Attraverso un'azione improntata alla massima trasparenza nella gestione degli appalti e delle risorse pubbliche, ha bloccato i tentativi di condizionamento criminale, respingendo pressioni esterne e difendendo il patrimonio della comunità dal cancro della corruzione. La sua figura rappresenta l'essenza dello Stato che non arretra, offrendo un esempio straordinario di etica del dovere all'interno delle istituzioni locali. 


Per la prima volta assegnati due Riconoscimenti internazionali a figure che hanno svolto un ruolo di grande impatto nella promozione dello stato di diritto e nel contrasto al crimine organizzato e alla corruzione in due aree chiave quali l’America Latina e i Balcani. L’iniziativa è in dialogo con Maeci, il Ministero degli Affari Esteri. I premi internazionali a tre magistrati dell’Ecuador, Diana Salazar Méndez, César Byron Suárez Pilay e Marcelo Vásconez e all’attivista del Montenegro Vanja Calovic.

I premi e le menzioni speciali assegnati a: il sacrario dei carabinieri; Giuseppe fava, fondatore de “i siciliani”, e la giornalista Amalia de Simone; Michela Buscemi e Vita Rugnetta, le  donne che denunciarono la mafia a Palermo nel maxiprocesso; Amministratori Sotto Tiro/Avviso Pubblico; Alessandra Dolci, già DDA di Milano; Claudia Salvestrini, la manager del consorzio Polieco sui rifiuti; Fulvio Manno, manager pubblico di Trapani; Silvia Curione, giudice a Bari; la Federazione Antiracket di Vieste; Vincenzo Francomano, imprenditore di Como; Don Angelo Cassano, il sacerdote di Bari.

 

Milano, 15 giugno 2026 – Si è celebrato oggi lunedì 15 giugno al Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa la cerimonia di consegna dei riconoscimenti della dodicesima edizione di Premio Giorgio Ambrosoli, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana

In coerenza con la sua missione e scopo sociale, il Premio Giorgio Ambrosoli si conferma un luogo di riferimento primario nazionale per la tutela e il rafforzamento in Italia dello stato di diritto, la Rule of Law, sempre più un tema centrale delle diplomazie internazionali. Il Premio contribuisce alla promozione della cultura dell’applicazione della legge attraverso l’identificazione e promozione di “esempi invisibili”, persone che nell’ambito della loro attività professionale si siano contraddistinte per la tutela dello stato di diritto tramite la pratica dell'integrità, della responsabilità e della professionalità, pur in condizioni avverse a causa di "contesti ambientali" di pericolo o di improprie pressioni contro la legge durante il loro operato. 

Questa edizione si preannuncia quale “punto di svolta” rispetto agli oltre dieci anni di percorso pregresso.

Per un verso consolida il suo profilo compiutamente istituzionale con i nuovi patrocini dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani e di Unioncamere, che si aggiungono a quelli tradizionali di Regione Lombardia, del Comune di Milano, della Città Metropolitana di Milano, della Camera di Commercio di Milano, oltre al sostegno di Confcommercio, mentre Piccolo Teatro - Teatro d’Europa è lo storico partner.

Per altro verso avvia un percorso di attenzione organica alla dimensione internazionale, già predisposta e preannunciata nelle edizioni precedenti e in un ciclo di incontri presso gli Istituti Italiani di Cultura di Bruxelles, New York e Bucarest, in crescente dialogo con i principali think tank, istituti, centri studi e università internazionali attivi su queste tematiche.

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Di seguito i profili dei riconoscimenti assegnati nella XII Edizione.

 

Premi Internazionali Speciali Premio Giorgio Ambroli

 

Diana Salazar Méndez, César Byron Suárez Pilay e Marcelo Vásconez

Ci sono geografie in cui esercitare la funzione giurisprudenziale, in difesa della Rule of Law, assume i contorni di quello che è stato definito “il mestiere più pericoloso dell’emisfero occidentale”. L’Ecuador sta vivendo un’escalation criminale senza precedenti, caratterizzata da una crescita esponenziale del traffico di cocaina diretto principalmente verso l’Europa. Una violenza efferata che non si limita alle strade, ma che ha svelato una vera e propria “Metastasi”: un cancro culturale e strutturale fatto di infiltrazioni della narcopolitica nello Stato, nelle sue istituzioni più sensibili, tra giudici e forze di polizia.

In questa trincea si staglia una donna: Diana Salazar Méndez, già Procuratrice Generale dell’Ecuador e ora Ambasciatrice dell’Ecuador. Nominata a soli 38 anni, madre e magistrata determinata, ha dimostrato che la giustizia non si inginocchia davanti alle minacce dei clan né davanti alle delegittimazioni istituzionali. Ha perseguito la corruzione ai massimi vertici dello sport e dello Stato, promuovendo una visione culturale e globale del contrasto alle mafie: i trafficanti si sconfiggono solo chiudendo un unico circuito investigativo e tecnologico in tempo reale tra Paesi di produzione, transito e consumo.

Questa dodicesima edizione onora la memoria di due magistrati dello stesso ufficio inquirente che hanno pagato con il sacrificio supremo la fedeltà ai propri doveri civici. Il Procuratore César Byron Suárez Pilay, assassinato nel gennaio 2024 mentre si recava in udienza senza scorta. Il prezzo della sua vita per aver colpito al cuore i milionari sistemi di corruzione negli ospedali pubblici durante il dramma del COVID-19, i network di riciclaggio e il terrorismo urbano. E c’è il Procuratore Marcelo Vásconez, pilastro della procura contro la criminalità organizzata transnazionale di Manta, freddato da un killer insieme al poliziotto che lo scortava mentre indagava sull'omicidio del sindaco della sua città e sull'ingresso di tonnellate di stupefacenti nelle basi aeree. 

Vanja Ćalović 

La tutela dello Stato di diritto non è una prerogativa esclusiva delle aule di giustizia o delle forze dell'ordine; per essere solida richiede, una profonda vocazione di sistema in cui la società civile si fa da presidio democratico ed esercita la coscienza critica. Nel complesso percorso di transizione dei Balcani, e in particolare del Montenegro nel suo cammino verso l'integrazione nell'Unione Europea, la lotta alla corruzione e al riciclaggio di denaro sporco è diventata una necessità civile impellente per sottrarre i beni collettivi alle mani del crimine organizzato. Il simbolo di questa "primavera balcanica" di legalità e trasparenza ha le competenze e la determinazione di Vanja Ćalović. Economista specializzata nello studio dei fenomeni corruttivi, Direttrice esecutiva della ONG MANS (Rete per l’affermazione del settore non governativo) e già membro del Consiglio dell'Agenzia per la Prevenzione della Corruzione nel suo Paese. Vanja ha compreso che la criminalità si affronta scardinando l'indifferenza culturale. Da anni, superando campagne di delegittimazione e fortissime pressioni, guida migliaia di cittadini, studenti e sindacati nelle piazze della capitale Podgorica, davanti ai "centri del sistema", per esigere trasparenza, responsabilità pubblica e un governo che operi per il bene dei cittadini e non dei criminali. Il Premio Giorgio Ambrosoli riconosce in lei la forza straordinaria della cittadinanza attiva: la dimostrazione che la libertà non si ottiene in un giorno, ma si conquista uniti, entro una dimensione collettiva e consapevole.


Premio Giorgio Ambrosoli

Sacrario dei Carabinieri

Il Premio Giorgio Ambrosoli prosegue il percorso organico di attenzione verso le istituzioni che presidiano la nostra sicurezza e la Rule of Law. Dopo aver premiato lo scorso anno il Sacrario della Polizia di Stato, lo sguardo di questa edizione si volge a un luogo solenne di memoria e di testimonianza civile: il Sacrario dei carabinieri, l’ambiente più rappresentativo del Museo Storico dell'Arma a Roma.

Uno spazio che custodisce la memoria di tutti i militari dell'Arma caduti in servizio e decorati al Valore, nell'adempimento del proprio dovere, in patria o nei servizi di pace all'estero. Questo riconoscimento non intende celebrare un monumento astratto, ma onorare l'essenza stessa dello Stato: una comunità di donne e uomini che, con disciplina, integrità e professionalità, scelgono ogni giorno l'adempimento del dovere, affrontando l'isolamento e il pericolo per garantire la libertà di tutti noi. Il Sacrario ci ricorda il prezzo altissimo che la Repubblica ha pagato per difendere la democrazia dalle derive criminali ed eversive.


Giuseppe Fava 

Le organizzazioni mafiose prosperano nell'ombra, nell'omertà e, soprattutto, nella distorsione culturale della realtà. Per questo motivo, la libertà di informazione e il giornalismo d'inchiesta privo di indulgenze costituiscono un pilastro inalienabile dello Stato di diritto. Esistono cronisti che registrano i fatti, e intellettuali che scelgono di svelare la struttura profonda del potere. Giuseppe Fava, scrittore, drammaturgo e fondatore del mensile “I Siciliani”, assassinato da Cosa Nostra a Catania il 5 gennaio 1984, appartiene alla storia della nostra democrazia per la sua straordinaria e scomoda lucidità.

Fava fu tra i primi a comprendere, e a denunciare pubblicamente nella celebre intervista a Enzo Biagi, che la mafia non era un semplice fenomeno di criminalità isolata o di sangue. Era un sistema integrato. Un intreccio organico di relazioni, complicità, interessi economici e convenienze politiche che muoveva i grandi capitali e condizionava le istituzioni. La sua penna squarciò la finzione di una Catania immune, indicando con precisione i centri finanziari e imprenditoriali collusi. La sua etica professionale era riassunta in un imperativo radicale: "La verità. Sempre la verità. Qualunque sia, per quanto dolorosa o scomoda". A quarant’anni dal suo assassinio, la sua voce continua a insegnarci che un giornalismo libero non è un privilegio professionale, ma una garanzia di cittadinanza e un dovere civile verso la verità.


Michela Buscemi 

Ci sono momenti in cui la storia della coscienza civile di un Paese compie una svolta irreversibile attraverso le scelte di persone comuni dotate di una straordinaria consistenza morale. Quando il 10 febbraio 1986 si aprirono le porte dell'aula bunker dell'Ucciardone per la prima udienza del Maxiprocesso di Palermo, l'evento scosse la mafia anche per la rottura di un tabù culturale: il crollo dell'omertà popolare.

Michela Buscemi, viveva a Palermo, era la prima di dieci fratelli, una famiglia umile. Ha subito l'assassinio dei fratelli Salvatore e Rodolfo. Michela decide di trasformare quel dolore immenso in un atto di ribellione civile: si costituisce parte civile nel Maxiprocesso. È una scelta di solitudine assoluta. Subisce l'isolamento della sua famiglia d'origine, viene terrorizzata dalle ritorsioni. Nonostante le minacce di morte dirette ai suoi figli, Michela scelse di gridare in aula la sua denuncia, davanti alle gabbie dei boss. Da allora, la sua vita è un esempio instancabile di educazione alla legalità nelle scuole, dimostrando che il coraggio civile è il primo mattone dello Stato di diritto.


Vita Rugnetta 

Se Michela Buscemi ha incarnato il coraggio di una sorella, la figura di Vita Rugnetta ha impresso nella memoria collettiva del Maxiprocesso. Con lei il coraggio materno frantuma l'oppressione culturale della mafia. Madre di Antonio un giovane sequestrato, torturato e ucciso dalla mafia. Il 18 luglio 1986, Vita Rugnetta salì sul pretorio dell'aula bunker. Stringendo tra le mani la fotografia del figlio guardò dritta negli occhi i boss e i padrini, facendo crollare il mito dell’impunità e della soggezione a Cosa Nostra, esigendo verità e giustizia. Vita Rugnetta è scomparsa, ma il Premio Giorgio Ambrosoli ne onora oggi la memoria. La sua targa commemorativa sarà conservata in modo permanente qui, al Piccolo Teatro di Milano, affinché il suo rifiuto dell'omertà occupi un posto e continui a educare le future generazioni.


Amministratori Sotto Tiro - Avviso Pubblico 

La democrazia e lo Stato di diritto non sono concetti astratti, ma principi che si respirano quotidianamente nei territori, nei municipi, nelle delibere dei Comuni e delle Province. È proprio lì, nella dimensione locale e di prossimità, che si consuma la pressione più insidiosa delle organizzazioni criminali: un tentativo sistematico di condizionare i beni confiscati, alterare gli appalti pubblici e piegare l'azione dei funzionari attraverso l'intimidazione, la minaccia e la violenza culturale.

Il Premio Giorgio Ambrosoli assegna questo riconoscimento a un'opera fondamentale di monitoraggio e di cittadinanza attiva: il Rapporto“Amministratori sotto tiro”, redatto annualmente dal 2010 dall’Associazione Avviso Pubblico. Questo dossier non rappresenta una sterile contabilità della minaccia; è uno strumento di visione culturale e di analisi complessa che mappa geograficamente il fenomeno, ne individua le tipologie e toglie dall'isolamento i sindaci e i dipendenti della Pubblica Amministrazione. 

Premiare questo rapporto significa affermare che la lotta alle mafie si fa tramite la trasparenza amministrativa, il rigore procedurale e l'assenza di indulgenze. Significa dare sostanza a una dimensione collettiva in cui la politica e le istituzioni locali scelgono la via della responsabilità e del dovere civile per il bene comune.

 

Menzioni Speciali Premio Giorgio Ambrosoli

 

Claudia Salvestrini 

Le ecomafie e il traffico illecito di rifiuti rappresentano una delle frontiere più impattanti della criminalità organizzata moderna, un business che avvelena la terra e altera la Rule of Law economica e ambientale. Il contrasto a questa deriva richiede non solo un'azione repressiva, ma una rigorosa etica della responsabilità all'interno della filiera industriale e manageriale. 

Claudia Salvestrini, Direttrice del Consorzio Polieco,  da anni in prima linea nella gestione del riciclo dei beni a base di polietilene, ha trasformato il suo ruolo manageriale in un presidio di denuncia sistematica delle rotte illegali dei rifiuti plastici dirette verso l'estero e dei tentativi di infiltrazione criminale nel settore della cosiddetta “Green Economy”. Nonostante le gravissime intimidazioni e le minacce di morte subite per aver scardinato opachi interessi economici, ha continuato a operare con assoluto rigore procedurale e assenza di indulgenze. Il Premio Giorgio Ambrosoli riconosce in lei l'esempio di un management trasparente che sceglie il dovere civile, dimostrando che l'integrità professionale è l'unico argine possibile contro le ecomafie. 

 

Vincenzo Francomano 

La forza pervasiva delle mafie si esprime spesso attraverso il condizionamento dell'economia legale, l'usura e l'estorsione, pratiche che mirano a piegare la dignità dell'impresa e a sostituire lo Stato con la legge del più forte. In territori considerati apparentemente immuni, come il Nord Italia, la resistenza del singolo imprenditore diventa un atto fondativo dello Stato di diritto. 

Vincenzo Francomano, imprenditore edile operante a Como, caduto nel mirino di esponenti della criminalità organizzata legata alla 'ndrangheta radicatasi in Lombardia, ha rifiutato categoricamente di piegarsi al ricatto estorsivo e alle logiche dell'omertà. La sua scelta radicale di denunciare i suoi aguzzini alle autorità ha permesso di avviare indagini cruciali, assestando un duro colpo alle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale. Premiare Vincenzo Francomano significa celebrare un'imprenditoria sana che rifiuta la convivenza con il crimine, riaffermando che la libertà economica e la legalità democratica camminano di pari passo. 

 

Amalia De Simone 

Se i poteri criminali cercano l'ombra e il silenzio per prosperare, il giornalismo d'inchiesta serio e documentato rappresenta la luce indispensabile per informare i cittadini e difendere la democrazia. Raccontare le mafie in territori complessi significa spesso esporsi all'isolamento e al rischio personale, trasformando la cronaca in un dovere civile verso la verità/i fatti. 

Giornalista d'inchiesta napoletana, videoreporter e collaboratrice di testate nazionali e internazionali, Amalia De Simone ha indagato a fondo i clan della camorra, svelando l'intreccio organico tra criminalità organizzata, colletti bianchi, appalti pubblici e traffici di droga conrigore, indipendenza e un linguaggio diretto e incisivo. Il suo lavoro ha fatto luce sui meccanismi di riciclaggio e sulle nuove forme di controllo territoriale. Per le sue scomode inchieste ha subito minacce, delegittimazioni e tentativi di intimidazione, che non ne hanno mai scalfito l'indipendenza professionale. La sua voce ci ricorda che un'informazione libera e senza sconti non è un esercizio di stile, ma un pilastro inalienabile per la tutela del bene comune. 

 

Fulvio Manno 

La gestione della cosa pubblica richiede un'intransigenza assoluta, specialmente laddove la criminalità organizzata tenta di condizionare l'efficacia dello Stato alterando l'assegnazione dei beni collettivi e la trasparenza amministrativa. I funzionari pubblici che scelgono la via della responsabilità e del rigore procedurale diventano i garanti quotidiani della Rule of Law

Fulvio Manno, professionista e manager pubblico a Trapani, ha operato in un contesto storicamente segnato da una pervasiva presenza mafiosa e da complesse reti di connivenza, e ha interpretato il proprio ruolo istituzionale con assoluta disciplina e integrità. Attraverso un'azione improntata alla massima trasparenza nella gestione degli appalti e delle risorse pubbliche, ha bloccato i tentativi di condizionamento criminale, respingendo pressioni esterne e difendendo il patrimonio della comunità dal cancro della corruzione. La sua figura rappresenta l'essenza dello Stato che non arretra, offrendo un esempio straordinario di etica del dovere all'interno delle istituzioni locali. 

 

Silvia Curione 

L'esercizio della funzione giurisprudenziale in territori ad altissima densità criminale richiede fermezza, autonomia e una totale dedizione ai principi della Costituzione. La magistratura di frontiera rappresenta lo scudo della Repubblica contro l'aggressione dei clan che tentano di assoggettare l'economia e la società civile.

Silvia Curione, magistrato in forza alla Procura della Repubblica di Taranto, nel corso della sua attività inquirente, ha coordinato indagini di straordinaria complessità contro la criminalità organizzata e i sistemi corruttivi che inquinano il tessuto industriale e amministrativo della Puglia. Con rigore metodologico e determinazione, ha affrontato l'omertà ambientale e le reti di complicità finanziaria, dimostrando che la giustizia non arretra di fronte a poteri consolidati o a contesti intimidatori. Il Premio Giorgio Ambrosoli riconosce nel suo operato il valore del dovere civile applicato al diritto, un presidio fondamentale a tutela della dignità e della sicurezza di tutti i cittadini. 

 

Alessandra Dolci 

Le mafie non sono un fenomeno circoscritto al Mezzogiorno; da decenni la 'ndrangheta ha colonizzato i centri nevralgici del Nord Italia, infiltrandosi nell'economia legale, nella finanza e nel sistema degli appalti attraverso una silente e pericolosa strategia di mimetizzazione. Contrastare questa metastasi richiede una magistratura dotata di una visione globale e di una profonda competenza tecnica. 

Alessandra Dolci, magistrato della Procura di Milano e per anni alla guida della Direzione Distrettuale Antimafia milanese, ha coordinato le più importanti inchieste che hanno svelato la struttura organica, radicata e pervasiva delle cosche calabresi in Lombardia. Il suo lavoro ha scardinato il mito di un Nord immune, dimostrando come il crimine organizzato cerchi costantemente il dialogo con l'imprenditoria collusa. Oltre all'instancabile azione giudiziaria nelle aule di tribunale, Alessandra Dolci ha promosso un'incessante attività di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva nella società civile, indicando nella trasparenza e nella coesione culturale le armi primarie per sconfiggere la criminalità. 

 

FAI (Federazione Antiracket Italiana) 

L'estorsione mafiosa si nutre dell'isolamento della vittima e della paura collettiva. Per frantumare questo giogo non basta l'eroismo del singolo, ma occorre una svolta culturale che trasformi la solitudine in una dimensione comunitaria e organizzata. La vicenda della mafia garganica a Vieste rappresenta una delle pagine più straordinarie di riscatto civile della storia recente. 

Questa Menzione viene assegnata alla FAI, la Federazione Antiracket Italiana. Il riconoscimento focalizza l'attenzione sulla storica ribellione avvenuta a Vieste, dove ben 27 imprenditori locali, uscendo dall'omertà, hanno trovato il coraggio di denunciare compatti i loro estorsori, azzerando il potere di ricatto dei clan egemoni sul territorio. Questo miracolo civile è stato possibile grazie alla visione organica di Tano Grasso, già Presidente nazionale della FAI e pioniere del movimento antiracket, e al lavoro instancabile del procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Giuseppe Gatti, che ha saputo coniugare il rigore delle indagini con il sostegno umano e istituzionale alle vittime. Premiare la FAI e la comunità di Vieste significa affermare che la mafia si sconfigge quando il tessuto economico sceglie unito lo Stato di diritto, ponendolo come massima garanzia di libertà e di sviluppo. 

 

Don Angelo Cassano 

Lo Stato di diritto si difende anche, e soprattutto, offrendo alternative concrete di vita e di riscatto sociale laddove la criminalità organizzata cerca di imporre il proprio welfare sostitutivo e la propria subcultura di prevaricazione. La cittadinanza attiva ha bisogno di punti di riferimento capaci di saldare la dimensione etica all'azione quotidiana sul territorio. 

Don Angelo Cassano, parroco a Bari e referente di Libera in Puglia. Da anni in quartieri complessi e segnati dal controllo dei clan, Don Angelo esercita una profonda vocazione di sistema, sottraendo i giovani alla manovalanza criminale attraverso l'educazione, la cultura e il lavoro onesto. In prima linea per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, ha superato ostilità e minacce, trasformando la parrocchia e i presidi sociali in luoghi aperti di trasparenza, legalità e responsabilità pubblica. La sua opera instancabile ci ricorda che la lotta alla criminalità organizzata richiede una coscienza critica vigile e che la speranza non è un concetto astratto, ma un dovere civile da costruire insieme ogni giorno. 

 

 

È possibile vedere la cerimonia su www.premiogiorgioambrosoli.it

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