GAETANO PORCASI
In quegli anni il capitano D’Aleo era molto amico del nostro preside e visitava spesso la scuola. Per noi studenti la sua presenza rappresentava qualcosa di speciale. Non vedevamo soltanto un ufficiale dell'Arma, ma una figura capace di trasmettere fiducia, rispetto delle regole e senso dello Stato.
Ricordo ancora una mattina davanti all'ingresso dell'istituto. Lo salutai e lui ricambiò con un sorriso sincero. Aveva uno sguardo luminoso e l'atteggiamento sereno di chi vive il proprio ruolo come servizio verso gli altri. La sua eleganza non era soltanto nell'uniforme impeccabile, ma soprattutto nei modi garbati e nel rispetto che mostrava verso chiunque incontrasse.
Mi chiese se mi piacesse la scuola e quali fossero i miei progetti per il futuro. Gli risposi che sognavo di diventare insegnante di disegno e di raccontare attraverso la pittura i valori della giustizia e dell'impegno civile. Mi ascoltò con attenzione. Non ricordo le parole esatte, ma ricordo perfettamente il suo sguardo: uno sguardo che trasmetteva incoraggiamento e fiducia.
Ogni sua visita era accolta con entusiasmo. Passeggiava tra i corridoi osservando i lavori degli studenti, mostrando interesse per l'arte e per la creatività dei giovani. Per noi rappresentava le istituzioni, ma anche il loro volto più umano: quello fatto di educazione, disponibilità e vicinanza alle persone.
Anche i carabinieri che lo accompagnavano colpivano per il loro comportamento esemplare. Erano uomini seri, rispettosi e consapevoli del ruolo che svolgevano al servizio della collettività. In loro vedevamo un modello di disciplina e responsabilità.
Provengo da una famiglia di operai e conosco bene il valore del sacrificio. Mio padre lavorava duramente per consentire a noi figli di studiare e costruire un futuro migliore. Frequentare l'Istituto d'Arte di Monreale, vivendo a Partinico, comportava sacrifici quotidiani che la mia famiglia affrontava con grande dignità. Anche per questo guardavo con ammirazione a uomini come Mario D’Aleo.
Molti anni dopo mi sono ritrovato a realizzare quel sogno che avevo confidato a quel giovane capitano. Sono diventato insegnante e pittore di impegno civile. Attraverso la mia arte ho raccontato le storie delle vittime della mafia e dei servitori dello Stato che hanno sacrificato la propria vita per la giustizia. Tra loro c'è sempre stato Mario D’Aleo.
Nel corso degli anni gli ho dedicato diverse opere. Una è stata donata alla Compagnia dei Carabinieri di Monreale, un'altra è custodita presso il Museo della Legalità di Corleone, mentre una terza continua ad accompagnarmi nelle mostre e negli incontri che svolgo in tutta Italia. Dal 1994 porto le mie opere nelle scuole, nelle istituzioni e nei luoghi della memoria, con l'obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni i valori della legalità e della responsabilità civile.
Mario D’Aleo era nato nel 1954 e, a soli ventinove anni, aveva assunto il comando della Compagnia Carabinieri di Monreale, succedendo al capitano Emanuele Basile, anch'egli assassinato dalla mafia. Era un ufficiale preparato, determinato e profondamente consapevole della delicatezza del proprio incarico in un territorio segnato dalla presenza di Cosa Nostra.
Il 13 giugno 1983, in via Cristoforo Scobar a Palermo, la mafia lo assassinò insieme all'appuntato Giuseppe Bommarito e al carabiniere Pietro Morici. In quell'agguato Cosa Nostra colpì tre servitori dello Stato che avevano scelto di svolgere il proprio dovere con coraggio, dignità e senso delle istituzioni.
Ogni anno, il 13 giugno, il loro sacrificio ci richiama al valore della memoria. Ricordare Mario D’Aleo, Giuseppe Bommarito e Pietro Morici non significa soltanto commemorare tre vittime della mafia, ma custodire l'esempio umano e civile che hanno lasciato al Paese.
A distanza di oltre quarant'anni continuo a ricordare il volto di quel giovane capitano dal sorriso gentile. Attraverso la mia pittura e il mio impegno civile sento il dovere di mantenere viva la memoria sua e dei suoi compagni caduti, affinché il loro esempio continui a parlare alle nuove generazioni.
La loro storia appartiene alla Sicilia migliore e all'Italia migliore. Perché la memoria, quando diventa coscienza e responsabilità, si trasforma in uno strumento concreto di libertà e di giustizia.
Prof. Gaetano Porcasi
Pittore di impegno civile


Nessun commento:
Posta un commento