giovedì, giugno 11, 2026

Mario D’Aleo, il capitano dal sorriso gentile che continua a parlare alle nuove generazioni


GAETANO PORCASI
Ci sono persone che si incontrano per pochi istanti ma che lasciano un segno destinato a durare per tutta la vita. Tra i ricordi più vivi della mia giovinezza c'è quello del capitano dei Carabinieri Mario D’Aleo, un giovane ufficiale che ebbi la fortuna di conoscere negli anni in cui frequentavo l’Istituto d’Arte di Monreale.

In quegli anni il capitano D’Aleo era molto amico del nostro preside e visitava spesso la scuola. Per noi studenti la sua presenza rappresentava qualcosa di speciale. Non vedevamo soltanto un ufficiale dell'Arma, ma una figura capace di trasmettere fiducia, rispetto delle regole e senso dello Stato.

Ricordo ancora una mattina davanti all'ingresso dell'istituto. Lo salutai e lui ricambiò con un sorriso sincero. Aveva uno sguardo luminoso e l'atteggiamento sereno di chi vive il proprio ruolo come servizio verso gli altri. La sua eleganza non era soltanto nell'uniforme impeccabile, ma soprattutto nei modi garbati e nel rispetto che mostrava verso chiunque incontrasse.


Mi chiese se mi piacesse la scuola e quali fossero i miei progetti per il futuro. Gli risposi che sognavo di diventare insegnante di disegno e di raccontare attraverso la pittura i valori della giustizia e dell'impegno civile. Mi ascoltò con attenzione. Non ricordo le parole esatte, ma ricordo perfettamente il suo sguardo: uno sguardo che trasmetteva incoraggiamento e fiducia.


Ogni sua visita era accolta con entusiasmo. Passeggiava tra i corridoi osservando i lavori degli studenti, mostrando interesse per l'arte e per la creatività dei giovani. Per noi rappresentava le istituzioni, ma anche il loro volto più umano: quello fatto di educazione, disponibilità e vicinanza alle persone.


Anche i carabinieri che lo accompagnavano colpivano per il loro comportamento esemplare. Erano uomini seri, rispettosi e consapevoli del ruolo che svolgevano al servizio della collettività. In loro vedevamo un modello di disciplina e responsabilità.


Provengo da una famiglia di operai e conosco bene il valore del sacrificio. Mio padre lavorava duramente per consentire a noi figli di studiare e costruire un futuro migliore. Frequentare l'Istituto d'Arte di Monreale, vivendo a Partinico, comportava sacrifici quotidiani che la mia famiglia affrontava con grande dignità. Anche per questo guardavo con ammirazione a uomini come Mario D’Aleo.


Molti anni dopo mi sono ritrovato a realizzare quel sogno che avevo confidato a quel giovane capitano. Sono diventato insegnante e pittore di impegno civile. Attraverso la mia arte ho raccontato le storie delle vittime della mafia e dei servitori dello Stato che hanno sacrificato la propria vita per la giustizia. Tra loro c'è sempre stato Mario D’Aleo.


Nel corso degli anni gli ho dedicato diverse opere. Una è stata donata alla Compagnia dei Carabinieri di Monreale, un'altra è custodita presso il Museo della Legalità di Corleone, mentre una terza continua ad accompagnarmi nelle mostre e negli incontri che svolgo in tutta Italia. Dal 1994 porto le mie opere nelle scuole, nelle istituzioni e nei luoghi della memoria, con l'obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni i valori della legalità e della responsabilità civile.


Mario D’Aleo era nato nel 1954 e, a soli ventinove anni, aveva assunto il comando della Compagnia Carabinieri di Monreale, succedendo al capitano Emanuele Basile, anch'egli assassinato dalla mafia. Era un ufficiale preparato, determinato e profondamente consapevole della delicatezza del proprio incarico in un territorio segnato dalla presenza di Cosa Nostra.


Il 13 giugno 1983, in via Cristoforo Scobar a Palermo, la mafia lo assassinò insieme all'appuntato Giuseppe Bommarito e al carabiniere Pietro Morici. In quell'agguato Cosa Nostra colpì tre servitori dello Stato che avevano scelto di svolgere il proprio dovere con coraggio, dignità e senso delle istituzioni.


Ogni anno, il 13 giugno, il loro sacrificio ci richiama al valore della memoria. Ricordare Mario D’Aleo, Giuseppe Bommarito e Pietro Morici non significa soltanto commemorare tre vittime della mafia, ma custodire l'esempio umano e civile che hanno lasciato al Paese.


A distanza di oltre quarant'anni continuo a ricordare il volto di quel giovane capitano dal sorriso gentile. Attraverso la mia pittura e il mio impegno civile sento il dovere di mantenere viva la memoria sua e dei suoi compagni caduti, affinché il loro esempio continui a parlare alle nuove generazioni.


La loro storia appartiene alla Sicilia migliore e all'Italia migliore. Perché la memoria, quando diventa coscienza e responsabilità, si trasforma in uno strumento concreto di libertà e di giustizia.


 Prof. Gaetano Porcasi

Pittore  di impegno civile

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