Storia di passioni e corna nella Sicilia post-unitaria: dal servizio militare al tradimento, fino alle schioppettate nelle campagne
Igor Gelarda
Le storie d'amore, a volte, si intrecciano con la Storia con la "S" maiuscola, quella fatta di leggi e cambiamenti epocali. È il caso di Nino Liggio, un ventenne corleonese che nel 1874 si ritrovò protagonista, suo malgrado, di un dramma familiare e sentimentale che avrebbe segnato per sempre la sua vita.
L'addio forzato: la leva nell'Italia unita
Siamo negli anni successivi all'Unità d'Italia, quando la Sicilia scopre il peso della leva obbligatoria, un obbligo che sotto i Borboni non era mai stato imposto, per antico privilegio accordato ai sudditi siciliani. Per Nino arriva la chiamata:
deve partire. Il viaggio lo porta lontano dalla sua terra e dalla sua amata Luchina, con cui è fidanzato da anni. Napoli, poi Livorno e infine le Marche. Il distacco è straziante: Nino ha la morte nel cuore, consapevole che in quei cinque lunghi anni di servizio militare poteva succedere di tutto. Luchina piange e si dispera, ma la legge non ammette eccezioni.
Il tradimento all'ombra delle lettere
Nino, da militare esemplare, non dimentica la sua promessa. Scrive quasi ogni giorno lettere appassionate alla sua Luchina. Nino affida il compito di consegnare quelle missive a suo fratello minore
Gaetano. Ma proprio quella vicinanza forzata, nata per tenere vivo un amore a distanza, diventa la scintilla di un nuovo sentimento.
A furia di portare lettere e frequentare la casa della ragazza, tra Gaetano e Luchina nasce un legame stretto. Passano i mesi e Luchina, dimentica il fidanzato lontano, rompe l'impegno con Nino per fidanzarsi ufficialmente con l'ormai ex cognato
Gaetano.
Il ritorno inatteso e la serenata di sdegno
Tuttavia, il destino gioca un tiro mancino. Grazie al suo comportamento eccellente sotto le armi, Nino ottiene il congedo illimitato: dopo soli 18 mesi torna a casa. Nessuno, nel frattempo, aveva rovato il coraggio di avvertirlo del tradimento del fratello e della fidanzata.
Al ritorno a Corleone del suo vecchio amore, Luchina compie l'ennesimo voltafaccia: lascia Gaetano e torna con Nino. Gaetano, però, non ci sta.
Non è un delinquente e non cerca una vendetta di sangue, ma il suo orgoglio è ferito. Sul finire dell'estate del 1875, decide di esprimere il suo dolore pubblicamente: organizza una serenata di sdegno, così come si usavano allora nella cultura contadina, sotto la casa di Luchina.
Canta canzoni popolari, ma i testi sono pesanti: accusa la ragazza di essere perfida e malvagia.
Il tragico epilogo nelle campagne
Lo scandalo è forte. I parenti di Luchina, già provati dal comportamento a dir poco volubile della ragazza, rimangono profondamente sdegnati dal gesto di Gaetano. Pochi giorni dopo, la tensione esplode: Gaetano si incontra in aperta campagna con Francesco, il fratello di Luchina.
Le dinamiche di ciò che accadde restano oscure: volano insulti, poi minacce, poi si passa alle mani.
Infine, il suono sordo delle schioppettate: Gaetano cade a terra, ucciso in mezzo ai campi. Al processo, pur ammettendo l'eccesso, venne riconosciuta all'assassino, la legittima difesa, portando a una condanna lieve.
Vino Liggio, distrutto dal dolore, s ritrova a dover seppellire il fratello minore, vittima di un intreccio amoroso nato proprio per causa sua.
Davanti a tanto fango e tanto sangue, Nino prende l'unica decisione possibile per ritrovare la pace: lascia definitivamente Luchina. Chiude con quel passato turbolento e decide di rifarsi una vita con sua cugina, una buona massaia, una donna integra che non aveva mai tradito nessuno.
Una scelta di stabilità dopo una tempesta che aveva distrutto una famiglia e spezzato una giovane vita.
PalermoToday, 31 maggio 2026

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