Questo libro non ha certamente un taglio agiografico nel senso tradizionale. Dino Paternostro, molto conosciuto nel Corleonese, ed anche altrove, è un giornalista che con la realtà ha un approccio diverso dallo storico o dal biografo. Per lui scrivere del Beato Bernardo è come parlare di Bernardino Verro o Placido Rizzotto. Si accosta al personaggio più innamorato della realtà corleonese che non di quanto il Beato Bernardo (alla vigilia della sua proclamazione a Santo) può rappresentare per chi lo considera un uomo di preghiera e di penitenza, modello anche per la gente del nostro tempo, che numerosa accorre ad ogni manifestazione religiosa promossa dalla chiesa locale in suo onore.
Eppure (ed è qui l’abilità di Paternostro), attraverso le intense pagine che ci danno uno spaccato della storia di Corleone, sempre “animosa civitas” fiera della propria grandezza sociale e politica, è possibile cogliere i tratti salienti di un personaggio che porta nel sangue – nel male, ma anche nel bene – la complessa personalità di cui ogni corleonese va fiero.
Filippo Latino, questo il nome del beato prima di entrare in convento - o, meglio, prima di essere costretto (?) a rifugiarsi dai padri cappuccini per sfuggire ai rigori della legge o alla vendetta dei nemici – nella penna di Dino Paternostro diventa il Corleonese d’ogni tempo, l’innamorato della giustizia che non tollera soprusi, pronto a difendere i deboli (particolarmente bella la pagina che racconta la difesa dei mietitori, che dormono sulla scalinata della Matrice), pronto a pagare di persona l’errore commesso.
Il tradizionale lettore di biografie di santi troverà materiale per entrare nella personalità di questo uomo di Dio, perché può cogliere un disegno globale della Provvidenza che, attraverso Bernardo, costruisce la storia di una comunità e di quanti, in un modo o in un altro, hanno avuto la possibilità di incontrare un valoroso difensore dei poveri e dei più deboli, o un cristiano che si è completamente messo a disposizione dei poveri e dei deboli per servirli in un profondo spirito di preghiera e di penitenza.
Dino Paternostro subisce per primo il fascino che avvolge Bernardo, uomo di Dio, umile frate che, dovunque viene mandato dai suoi superiori, trascina folle di fedeli, strumento docile nelle mani di Dio, che attraverso di lui arriva al cuore degli uomini, anche potenti, che lo cercano per un consiglio.
Anche per gli uomini del nostro tempo Bernardo può essere un modello da seguire, proprio perché c’è bisogno oggi di personaggi che diano testimonianza di una forza interiore, che va al di là dell’arroganza e della prepotenza, che sembra invadere ogni settore della vita comunitaria.
Bernardo è stato prima di tutto uomo forte contro se stesso, contro le proprie debolezze ha usato in pieno gli strumenti che il Vangelo mette a disposizione di tutti ed è riuscito vincitore. Non solo quando ha usato, e con molta abilità, la spada contro le ingiustizie, ma soprattutto quando è rientrato in se stesso e, riconoscendosi peccatore, ha realmente influito sul comportamento e sulla salvezza di molti. Anche del nostro tempo.
Vincenzo Noto
Vicario curia arcivescovile di Monreale - 2001


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