martedì, giugno 09, 2026

Corleone, 25mo canonizzazione S. Bernardo. Presentato un nuovo libro sul Santo. Pubblichiamo la premessa di mons. Gualtiero Isacchi


Si è svolta oggi pomeriggio nella chiesa di San Leonardo a Corleone la pre-sentazione del libro “SAN BERNARDO DA CORLEONE - Esempio di conversione coraggiosa” di Don Giuseppe Ruggirello e p. Giovanni Spagnolo, OFM Capp., pubblicato da Edizioni Do-mus Aurea – Monreale. 

L’evento è stato organizzato in occasione del 25° Anniversario della Canonizzazione (2001–2026). Dopo l’introduzione di Mons. Gualtiero Isacchi, Arcivescovo di Monreale, di P. Salvatore Zagone, Ministro Provinciale dei Cappuccini di Sicilia, e del Prof. Giuseppe Cangemi, Direttore Edizioni Domus Aurea Monreale, sono intervenuti p. Giovanni Spagnolo ("San Bernardo da Corleone: Frate cappuccino, modello compiuto di umanità"), don Giuseppe Ruggirello, direttore della Biblioteca Ludovico II de Torres – Monreale ("San Bernardo da Corleone: esempio di conversione coraggiosa"). Ha moderato don Angelo Bertolino, Vicario foraneo di Corleone. 

Bernardo utilizzava la propria forza e abilità non per sopraffare, ma per difendere gli oppressi, le donne insidiate e i lavoratori sfruttati”

S.E. Mons. Gualtiero Isacchi

Arcivescovo di Monreale

In occasione del venticinquesimo anniversario della ca niazione di San Bernardo da Cortese, avvenuta a Roma il 10 giugno 2001 da parte di San Giovanni Paolo II, ho voluto che la nostra Arcidiocesi di Monreale potesse offrire ai fedeli una pubblicazione agevole, curata da don Giuseppe Ruggirello e

p. Giovanni Spagnolo ofm capp., già autore di una documentata biografia del santo frate cappuccino.

San Bernardo, al secolo Filippo Latino, nacque nel 1605 nella "animosa civitas" di Corleone, in un contesto familiare così ricco di fede da essere soprannominato "casa di santi". Filippo non fu un giovane indifferente o rassegnato. Le fonti lo descrivono come un "giovane impegnato" che viveva attivamente la realtà della sua città. Egli utilizzava la propria forza e abilità non per sopraffare, ma per difendere gli oppressi, le donne insidiate e i lavoratori sfruttati. Questo senso spiccato della giustizia e della verità risponde alla ricerca di autenticità e impegno civile che spesso caratterizza la sensibilità giovanile moderna.

Come sappiamo, la sua giovinezza, segnata dalla celebre "caldizza" nel maneggiare la spada per difendere i più deboli, trovò il punto di svolta nel duello con Vito Canino. Quel tragico evento non fu la fine di un percorso, ma l'inizio di una lunga crisi esistenziale che portò Filippo a deporre la lama per abbracciare il saio dei Cappuccini, diventando per tutti "l'asino della Religione" per la sua straordinaria umiltà.

Questo evento richiama alla mente di tutti quella dello spadaccino Lodovico, il futuro fra Cristoforo dei Promessi Sposi, prima della conversione. A conferma di questo legame, lo stesso Alessandro Manzoni cita la peste siciliana del 1624-1625, vissuta da Filippo, come quella poi immortalata nel suo romanzo. Inoltre, le fonti citano esplicitamente i tentativi letterari di identificare storicamente Filippo Latino proprio con il personaggio di Lodovico/fra Cristoforo.

San Giovanni Paolo Il nell’omelia di canonizzazione ha parlato di Bernardo come un uomo "immerso in Dio", capace di trasmettere la verità dell'amore trinitario attraverso un "colloquio ininterrotto" con il Signore. La sua preghiera, che trovava nell'Eucaristia il suo centro propulsore, era un "banchetto divino" che non conosceva interruzioni. Non era un rifugio dal che non conosceva interruzioni. Non era un rifugio dal mondo, ma la "linfa vitale" che gli permetteva di tornare tra la gente con una straordinaria capacità di ascolto e consolazione, rendendolo un punto di riferimento per chiunque cercasse consiglio o pace.

Come ha ben evidenziato il mio predecessore, mons. Cataldo Naro, nella sua preghiera al santo corleonese, per noi oggi Bernardo resta un "maestro di libertà interiore" e un esempio di "coraggioso perdono". Egli ci insegna che non dobbiamo opporre "astio all'astio" o "offesa all'offesa", ma rispondere all'odio con la mitezza e al male con il bene.

Un legame profondo unisce Bernardo alla nostra Diocesi, non solo per le sue radici corleonesi, ma anche per la storia del suo miracoloso Crocifisso. Questa sacra immagine, che Bernardo tenne carissima e con cui operò prodigi come la risurrezione di un morto a Castronuovo, per ubbidienza fu lasciata alla famiglia Duns di Monreale - come ricorda mons. Fiorenza nel testo qui riportato nell'appendice documentaria -, prima di essere definitivamente donata alla chiesa dei Cappuccini della nostra città. Davanti a questo volto "placido" del Salvatore, Bernardo imparò che la Croce non è un legno di morte, ma l'albero della vita e della grazia.

Quest'opera non è soltanto un omaggio a un figlio umile e illustre della nostra terra, ma rappresenta un ulteriore tassello della collana dedicata alle figure di santità, che hanno fecondato con la loro testimonianza la terra di Sicilia e la nostra Chiesa diocesana.

È questo il messaggio che oggi, a 25 anni dalla canonizzazione, affidiamo alle pagine di questo libro: la riscoperta di una santità che è ascolto, umiltà e carità generosa. Possa l'esempio di San Bernardo guidare la nostra comunità, e in particolare i giovani, a essere sempre aperti all'azione dello Spirito, per dire un "sì" pieno e gioioso al Signore.

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