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| Mons. Isacchi a pranzo con giovani e meno giovani |
Lo ammetto: non ero particolarmente coinvolta dall’idea di partecipare ad un incontro col vescovo di Monreale, ma l’insistenza di Antonella mi ha alla fine messa in moto. Sono arrivata a Poggio san Francesco in ritardo, giusto in tempo per sentirlo parlare per pochi minuti. In clergy man, senza porpore, con una croce al petto non infilzata da pietre preziose. E, assieme al folto gruppo di giovani e meno giovani presenti, ho avuto modo di sentirgli dire:
- che la Chiesa non è un’entità che deve dire cosa i giovani debbano fare o non fare in certi ambiti (chiaro riferimento alla morale sessuale, che pare essere quasi l’unico interesse che ossessiona invece certa chiesa);
- che “l’obbedienza non è più una virtù”,
celebre frase di don Milani, contenuta nella sua “Lettera ai cappellani militari”, scritta nel 1965 ai cappellani militari, per l’appunto, che avevano definito l’obiezione di coscienza ”un insulto alla Patria”. Un capolavoro pedagogico e civile, come tutti i libri scritti da don Milani, che gli costò un processo per apologia di reato, dal quale scaturì la sua “lettera ai giudici”. Non sembri cosa da poco che un vescovo citi don Milani e ne sminuzzi, in pochi minuti, alcuni contenuti, se si pensa che, per esempio, del suo “Esperienze pastorali”, per decreto del Santo Uffizio, fu proibita la pubblicazione e la diffusione fino al 2014.- che non può esistere una legalità SENZA GIUSTIZIA. Dalle nostre parti, a proposito di mafia e antimafia, si straparla sempre di legalità, si fanno sempre progetti sulla legalità, la parola “legalità” compare sempre sui cartelloni colorati fatti dagli studenti di ogni ordine ed età, da non poterne più, ma sempre senza mai precisare A COSA questa legalità debba fare riferimento. Invece qua il vescovo dice che “non può esistere legalità senza giustizia”. E aggiunge (apologia di reato???) che anzi è doveroso NON rispettare una legge ingiusta;
- che una legge (morale o civile che sia) si distingue in giusta o ingiusta in base ad un solo assunto: è giusta se va a favore dei più deboli, dei più poveri, se contrasta l’emarginazione, se favorisce l’inclusione. E’ ingiusta se va in senso opposto. Che in questo sta la differenza fra il bene o il male, e dev’essere il solo discrimine nelle nostre azioni;
- che sarebbe bello riuscire ad organizzare anche in Sicilia una marcia per la pace (e il mio pensiero va alla marcia Perugia-Assisi, ideata da Aldo Capitini nel 1961, a cui partecipano migliaia e migliaia di persone da tutto il mondo, e che ho percorso bellissimamente per la prima volta mesi fa assieme a mio figlio;
Sinceramente, in pochi minuti, mi sono sentita entusiasmare da queste parole. Specialmente in uno spaccato di mondo qual è il nostro, fatto di potenti sempre più potenti, di ricchi sempre più ricchi, che occupano le sfere più alte della politica mondiale e la manovrano come tutti vediamo, aizzando guerre fintamente “liberatorie” che vedono sempre più crescere la loro potenza e la loro ricchezza stratosferica. E che vedono varie nazioni, fra cui la nostra, sottostare ai potenti in uno stato di vassallaggio totale. Galvanizzata come mi sentivo, e data la totale accessibilità e comunicabilità del vescovo, non mi è stato affatto difficile avvicinarlo.
Con grande disponibilità, mi ha dato modo di dirgli varie cose, che qua tralascio ma che, se me le ripasso a mente, ancora mi chiedo come ho fatto a dirgliele, e senza la minima impressione di doverlo in qualche modo trattenere. Intanto ci si sedeva a lunghi tavoli, e ognuno poteva servirsi ad un buffet. A lui, invece, era stato portato un vassoio con le pietanze dentro. Gentilmente e sorridendo, ha detto “ma come, io non voglio particolarità e invece…”. Dopo di che si è seduto ad un tavolo comune, conversando con tutti, e veramente notavo che anche da parte degli altri commensali non ci fosse alcuna timidezza “reverenziale” nei suoi confronti. Qualcuno ha raccontato di particolari esperienze. Per esempio Anna, che gli ha raccontato del Centro Amazzone, che si occupa di donne colpite da tumore al seno che hanno trovato in questo luogo non solo un posto dove fare prevenzione ecc. ma anche un modo per stare assieme, fare teatro, non essere sopraffatte dalla depressione ecc.
Col vescovo, a tavola, si è parlato di pap test, di vaccinazione contro il papilloma virus, da farsi sia uomini che donne. Si è parlato di esperienze sociali, di lotta contro la tratta di esseri umani, di esperienze nei quartieri popolari di Palermo, di lotta contro la diffusione del crack… ma si è anche babbiatoe parlato di amenità, e per carità! Se qualcuno si avvicinava per salutarlo, si alzava con cordialità. Come si è alzato per andare a salutare tutti coloro che sedevano ad altri tavoli.
Il vescovo ha interloquito con interesse, ha detto che lui conosce bene tante esperienze del nord ma che non sa ancora tanto di quelle nate nel nostro ambiente, e che gli interessa conoscerle. E che gli piacerebbe anche scambiarci esperienze e racconti vicendevolmente, da cui possono scaturire possibili iniziative comuni. Perché non ci si deve fermare alla dicotomia credente o non-credente, e che si può, che si deve trovare un terreno comune che consenta l’operare assieme. Ecco una delle altre “parole d’ordine” del suo discorso ai giovani e meno-giovani: stare assieme, pensare assieme, operare assieme, non nella propria singolarità, nel chiuso dei social (che possono diventare strumento di apertura come di chiusura totale): VIVERE PLURALMENTE, NON INDIFFERENTEMENTE.
Fra le varie cose, ho avuto modo di parlargli di un’iniziativa che ha da poco intrapreso il sindaco di Capaci, Pietro Puccio.
Il servizio di leva, prima obbligatorio, è stato sospeso (non abolito!) dal 2005 ma, con questi venti di guerra, potrebbe essere re-introdotto nuovamente.
Ogni anno i sindaci inviano al Ministero della Difesa l’elenco dei ragazzi che hanno compiuto 17 anni, elenco che viene introdotto nel più vasto elenco di chi può essere richiamato per fare il servizio militare e, in caso di necessità, per andare in guerra.
Il sindaco Puccio ha introdotto un altro tipo di elenco, a cui possono iscriversi tutti i giovani dai 17 ai 35 anni di età che intendono manifestare la loro NON disponibilità ad essere richiamati per servizi di carattere militare ma soltanto di carattere civile.
Il vescovo è apparso interessato a questa iniziativa ed effettivamente, se volesse richiamare a questo scopo i sindaci della sua diocesi, sarebbe cosa buona e giusta, e credo anche efficace.
A fine di giugno si terrà a Corleone un incontro organizzato dall‘EPA (European Playwork Association), a cui parteciperanno una sessantina di giovani provenienti da 26 nazioni. Ho personalmente partecipato a degli scambi organizzati dall’Epa a Bruxelles e a Berlino, e posso assicurare che le barriere linguistiche scompaiono lievemente sotto i “colpi” dei giochi di cooperazione e della co-creazione (prima ancora della co-operazione).
Non ho la facoltà né l’intenzione di organizzare l’agenda di nessuno ma, pensavo, non sarebbe bello creare un momento d’incontro fra questi giovani e questo vescovo? E anche con altri giovani che hanno gravitato attorno alle iniziative per la pace organizzate dalla diocesi? Si potrebbe creare un momento d’incontro a Monreale, e far vedere con questa scusa ai ragazzi “stranieri” un monumento patrimonio dell’Unesco qual è il duomo. O invitare il vescovo al momento di cucina internazionale in cui i giovani “stranieri”cucineranno piatti propri della loro cultura…
Forse mi sto “allargando” e sto galoppando con la fantasia (e la passione!): ma non potrebbe essere un inizio di quella “marcia per la pace”?
Maria Di Carlo

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