Jamil e Karim El Sadi
A Palermo confronto pubblico verso il referendum del 22 e 23 marzo: “Non va cambiata la Costituzione, ma applicarla”
“Io vedo una svolta autoritaria che va fermata”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini intervenuto ieri sera, ai Cantieri Culturali alla Zisa, durante l’evento promosso dal Comitato “Società civile per il No” al Referendum sulla giustizia. Moderato da Marta Capaccioni(Our Voice) e Andrea La Torre(Collettivo Attivamente) - arricchito dalle letture di Julieta Jimena Agustina -, l'incontro ha riunito voci diverse – dal sindacato alla magistratura, dal mondo dell’associazionismo alla società civile – unite da un obiettivo comune: difendere l’autonomia della magistratura e il primato della Costituzione. “Credo che non ci sia un problema solo di destra o sinistra, qui emerge un tema: non cambiare la nostra Costituzione. Questo perché siamo di fronte ad un tentativo esplicito di manomettere la Costituzione. Non c'entra nulla la riforma della giustizia, qui si vuole mettere in discussione un punto fondamentale della nostra Costituzione, che è l'autonomia e l'indipendenza della magistratura”.
Landini ha ribadito che “è confermata la volontà di questo governo di cambiare la Costituzione legata all'autonomia differenziata, al premieranno, ad una serie di decreti sulla sicurezza che hanno una logica pericolosa. Con questo voto è importante affermare la volontà di voler applicare la Costituzione, per affrontare quelle ingiustizie che esistono e che oggi determinano la necessità di una vera riforma sulla giustizia. Non c'entra nulla la separazione delle carriere ma c'entra fare le assunzioni che non vengono fatte, fare i giusti processi, mettersi nella condizione che le persone abbiano il lavoro e non siano precarie”.
“Ma chi l’ha voluto questo referendum? – ha aggiunto il segretario - L’ha imposto il governo perché ha impedito al Parlamento di svolgere la propria funzione. Le forze che oggi sono al governo sono quelle che non parteciparono alla scrittura della nostra Costituzione. Siccome questo referendum non ha quorum, ciò che farà la differenza è quante persone il 22 e 23 marzo si prenderanno il tempo per andare a votare. Il valore di quel voto è per dire una cosa molto precisa: abbiamo bisogno di realizzare i principi della Costituzione, non di cambiarla”.
Il leader della Cgil ha collegato la battaglia referendaria a un quadro più ampio: “Negli ultimi vent’anni ci sono stati tre governi che hanno provato a cambiare la Costituzione. Per la Cgil possono cambiare i governi ma non può mai cambiare la Costituzione. Ognuno di noi deve parlare e convincere altre persone perché sono convinto che la metà delle persone di questo Paese o non sa se c’è il referendum o non sa cosa votare. Si stanno agitando tanto perché la gente si sta rendendo conto della quantità di balle che questo governo sta raccontando. Hanno voluto questo referendum per migliorare il loro comando, non per migliorare la vita delle persone. Una vera democrazia si fonda su poteri che tra loro si equivalgono e si rispettano”.
E ha annunciato: “Dopo il referendum sulla giustizia lanceremo una campagna di raccolta di firme per mettere al centro della discussione politica la costituzione di un vero servizio sanitario nazionale e poi il tema degli appalti. La logica degli appalti e subappalti favorisce i banditi, quelli che lucrano sul lavoro nero e sullo sfruttamento, e in questi anni si sta allargando la parte dell’economia controllata dalla criminalità organizzata”.
Giovanni Bachelet, presidente nazionale del Comitato della società civile per il No, ha sottolineato che “è importante dire questo ‘no’ anche per fare vedere che non è una questione fra i magistrati e la politica, è una questione che riguarda i diritti di tutti i cittadini. È una questione che riguarda non tanto il governo e le prossime elezioni, ma la Costituzione, quindi i diritti di tutti. Quando la magistratura viene indebolita è la sicurezza pubblica che ne soffre”.
“La carriera dei magistrati è unica dall’Unità d’Italia e ci sono stati molti tentativi di separarle ma non è mai successo perché il Parlamento non lo voleva – ha aggiunto -. Questa volta è capitato solo perché è stato blindato dal governo. Anche a destra non vogliono questa riforma. La separazione delle carriere è una cortina fumogena perché ci sono due sentenze che dicono che si può fare con una legge ordinaria. È un dito nell’occhio alla magistratura che ha rotto le scatole. Questa campagna di diffamazione contro i magistrati è intollerabile e pericolosa. Abbiamo fatto un comitato cittadino perché questa riforma riguarda i nostri diritti. Io a gente così non lascerei in mano le chiavi della cassaforte dell’autonomia della magistratura”.
Bachelet ha rivendicato la forza della mobilitazione dal basso: “La nostra capacità, che ci riunisce qui, è la cosa che non hanno gli altri. Noi siamo persone reali che parlano a persone reali. E questo ci ha portato a uno scatto di più di dieci punti fino al pareggio. Non illudiamoci e continuiamo a lavorare, non contro per i magistrati e contro i politici, ma perché non ci sia una giustizia debole con i forti e forte con i deboli, e che sia una giustizia uguale per tutti come volevano i nostri padri costituenti”.
È stata poi la volta della giudice civile del Tribunale di Palermo Rachele Monfredi che è entrata nel merito tecnico della riforma: “Il vero obiettivo di questa riforma è il giudice. Lo strumento è lo smantellamento del Csm, garanzia dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge”. Secondo Monfredi, “c’è l’idea di ridurre la democrazia al momento elettorale, dimenticando che le democrazie si reggono su un articolato sistema di controlli, senza i quali muoiono. Tra questi vi è il controllo giudiziario, anch’esso esercitato nel nome del popolo italiano ed è volto a garantire l’unico primato possibile, che è quello della legge, al quale nessuno può sottrarsi perché è uguale per tutti. Qui non si tratta di un’opposizione tra magistratura e politica, ma di garantire il primato della legge”.
“È una riforma che riflette l’allergia del potere al controllo di legalità, e non è solo il potere politico ma il potere in generale – ha detto -. Questa riforma è la spallata finale a una serie di cambiamenti lenti e progressivi che hanno già inciso profondamente nella nostra società e anche sull’azione della magistratura. Questa volta però, toccando la Costituzione, salta la pietra d’angolo se vince il Sì”.
Anche Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’ANPI, ha denunciato il metodo seguito: “L’opposizione non ha avuto la possibilità di modificare in alcun modo la proposta di legge avanzata dal governo. È veramente sconcertante il balletto sul senso di questa riforma. Una riforma che per il guardasigilli Nordio è ‘della giustizia’ mentre per la premier Meloni no. Ed effettivamente non lo è, perché non riguarda il miglioramento del lavoro concreto dei magistrati. È una riforma del Csm il cui obiettivo è mettere a bada una presunta ‘intollerabile invadenza’ della magistratura sulla politica”.
A concludere l’iniziativa l’intervento dell’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, specializzata in diritti umani. “Stiamo presentando in varie città d’Italia il documentario su Giulio Regeni – ha detto -. Spesso il pubblico ci chiede come sia stato possibile arrivare a un processo per il suo omicidio, nonostante tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni – e da ultimo anche l’Unione Europea – e nonostante i cosiddetti poteri forti, cioè tutti coloro che hanno interesse a mantenere i rapporti tra Italia ed Egitto il più possibile fluidi. Eppure, si è arrivati a un processo grazie alla separazione dei poteri che esiste in Italia, cosa che non accade in Egitto o in altri regimi. In Egitto il procuratore generale è un generale: per questo non c’è mai stata una reale collaborazione da parte loro nel procedimento”. Per questo anche lei ha invitato a votare No al referendum.
In vista del voto del 22 e 23 marzo, la mobilitazione prosegue. Il 7 marzo a Palermo è prevista una giornata di mobilitazione nazionale per il “No alla legge Nordio”: concentramento alle 16 davanti al Tribunale in piazza Vittorio Emanuele con un flash mob in difesa della Costituzione, poi corteo fino a piazza Verdi per la manifestazione conclusiva. Un’iniziativa che, come spiegato dal Comitato, punta ad aumentare partecipazione e consapevolezza sui rischi che la riforma rappresenta per il Paese e per la democrazia.
La sfida, come ha detto Landini, non è tra partiti ma tra due visioni dello Stato: cambiare la Carta o applicarla. “Dobbiamo denunciare la gravità democratica della situazione che stiamo vivendo praticando la democrazia, rimettendo al centro i valori della Costituzione e dando parola alle persone. Per questo sono fiducioso per questo referendum”.
AntimafiaDuemila, 28/2/2026


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