sabato, marzo 14, 2026

Palermo, la morte di Contrada, il super poliziotto dei misteri

Il super poliziotto Bruno Contrada in aula durante uno dei processi in cui è stato imputato

Scompare a 94 anni uno dei protagonisti dei Servizi a cavallo tra gli anni '80
 e '90. Tra condanne, risarcimenti e prescrizioni

DI SALVO PALAZZOLO


PALERMO - Bruno Contrada è stato il simbolo dell'ingiustizia», dice senza mezzi termini l'avvocato Stefano Giordano. «La sua storia andrebbe raccontata a chi ha dubbi sul referendum», incalza l'ex luogotenente di Berlusconi in Sicilia, Gianfranco Miccichè. Il fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore, ribatte con decisione: «Piuttosto, meritava di morire in carcere, si è portato nella tomba tanti segreti di Stato». 

Un'ora dopo la morte di Bruno Contrada, 94enne superpoliziotto di Palermo e numero tre del Sisde fra gli anni '80 e '90, si solleva già un profluvio di dichiarazioni contrastanti.

Perché nel 2007 Contrada era stato condannato definitivamente a 10 anni per collusioni con la mafia, ma poi nel 2015 aveva ottenuto una gran bella rivincita: la Corte europea dei diritti dell'uomo aveva dichiarato «ineseguibile e improduttiva di effetti penali» la sentenza italiana, perché il reato contestato (il concorso esterno in associazione mafiosa) «era chiaro e prevedibile solo a partire dal 1994». E Contrada era stato arrestato con questa accusa alla fine del 1992. Così, nel 2020, scattò un risarcimento per ingiusta detenzione, deciso dalla corte d'appello di Palermo: 667 mila euro. Ma la Cassazione annullò, rinviando alla valutazione di altri giudici. E la decisione fu pesantissima per Bruno Contrada. 

Non sarà stato concorso esterno, ma era favoreggiamento alla mafia, dissero i giudici della prima sezione della Corte d'appello di Palermo, nel 2021: Bruno Contrada «ha oggettivamente contribuito a rafforzare Cosa nostra — scrisse il collegio presieduto da Adriana Piras — ponendo in grave pericolo l'ordine pubblico ed arrecando un grave danno alla credibilità stessa dello Stato, per la cui difesa altri fedeli servitori, divenuti scomodi ostacoli da eliminare, hanno perso la vita». Nonostante il reato riconosciuto, un risarcimento spettò comunque a Contrada: perché dopo la sentenza definitiva di condanna, quella emessa 14 anni prima, il reato di favoreggiamento era prescritto. Così, nonostante le gravi condotte confermate dai giudici, l'ex numero tre del Sisde potè incassare 285 mila euro per "ingiusta detenzione" (103 mila per i 440 giorni di carcere e 181 mila per i 1540 giorni di detenzione domiciliare). Ma sono rimaste le valutazioni pesanti della Corte d'appello di Palermo, secondo cui Contrada sarebbe stato «a disposizione dell'associazione mafiosa per un lunghissimo periodo, dal 1979 al 1988».

Contrada non ha mai smesso di difendersi. Durante le ultime udienze in corte d'appello, sbandierò il suo certificato penale (nullo) davanti al sostituto procuratore generale Carlo Marzella. Per questo gesto, fu rimproverato dalla presidente Piras. In questi ultimi anni, Contrada è tornato a parlare di «una lunga stagione di sofferenze». Ora, il legale che vinse la battaglia in Europa, Stefano Giordano, insiste: «La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia tre volte per il caso Contrada». Il fratello di Paolo Borsellino replica: «Contrada è responsabile di aver occultato tanti misteri». Era sì tornato incensurato, ma i giudici italiani hanno confermato i pesanti sospetti sul suo conto.

La Repubblica, 14/3/2026

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