E’ alta l’affluenza alle urne per il referendum costituzionale sulla riforma della magistratura: alle 19 di oggi il dato nazionale supera il 38%, oltre ogni previsione della vigilia. A Bologna ha già votato un cittadino su due, a Milano poco meno. Per avere un termine di paragone, il referendum del 2020 sul taglio dei parlamentari alla stessa ora non superava la soglia del 30 per cento. Le proiezioni portano l’affluenza finale, alla chiusura delle urne domani alle 15, ben oltre il 60 per cento.
Fin qui il dato statistico. Ma in queste ore, nelle sedi dei due comitati e nelle segreterie dei partiti, ci si interroga sul significato che c’è dietro questi numeri inattesi, non previsti neppure dai sondaggi che legavano l’esito della consultazione alla percentuale di votanti: con un’astensione alta, dicevano i modelli, sembrava favorito il No, mentre con un’affluenza vicina o superiore al 50 per cento era in vantaggio il Sì.
Nessuno però aveva previsto che ben due italiani su tre potessero recarsi alle urne, in clamorosa controtendenza rispetto alle ultime tornate elettorali, tutte caratterizzate da una scarsa partecipazione. E quindi risulta assai difficile prevedere l’esito di questa mobilitazione di massa: è il sintomo di un inatteso interesse degli italiani per le carriere dei magistrati? O è il frutto di una campagna elettorale politicizzata e polarizzata sulla figura di Giorgia Meloni e del suo governo, come già accaduto in precedenti consultazioni? E in questo caso, quale dei due “popoli” si sarà mobilitato con maggiore convinzione? I sostenitori del No confidano nella fotografia dell’affluenza che sembra mostrare alcuni picchi nelle città e nelle regioni di centrosinistra, ma restano con il fiato sospeso. Fino a domani pomeriggio. La Repubblica, 22 marzo 2026 |
domenica, marzo 22, 2026
Referendum. Piazze vuote, urne piene
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