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| Un momento dell’incontro |
DINO PATERNOSTRO
Ho accettato di buon grado l’invito del dirigente scolastico Matteo Croce, che ringrazio, e delle maestre e dei maestri che da tempo, con grande professionalità e passione, fanno educazione alla legalità, collegandola anche alla nostra storia locale. Grazie, quindi, a Mara Misuraca (referente alla legalità), Maria Concetta Mattone, a Viviana Buscemi, Marcello Brocceri, Lucia La Mandina e Silvana Panzica, che quest’anno stanno lavorando al progetto “Antimafi@4.0”, collegando così la scuola di Corleone con il Liceo linguistico e delle scienze umane "Danilo Dolci" di Palermo, situato nel quartiere Brancaccio, entrambe dirette dal dirigente scolastico Matteo Croce.
Emozionante per me entrare nelle classi del plesso di via Pirandello della scuola primaria, che ho frequentato quando (tanti anni fa!) facevo le elementari col maestro Pirrone, con la maestra Sirchia-Sciortino e col maestro Russo.
Abbiamo parlato di libertà, di giustizia, di diritti, di contratti sindacali, di mafia capace di uccidere in maniera feroce sia Placido Rizzotto che il piccolo Giuseppe Letizia.
Tante le domande degli alunni. Con ordine, alzando il braccio, mi hanno chiesto perché i mafiosi hanno ucciso Rizzotto, com’era Corleone negli anni ‘40, quanti omicidi si verificavano, che significa contratto di lavoro, come si sono svolti i funerali di Stato.
Ho provato a rispondere. In particolare, sui funerali di Stato del 24 maggio 2012, alla presenza delle massime autorità dello Stato e del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ho sottolineato che c’erano tanti cittadini di Corleone in Chiesa Madre, lungo corso Bentivegna, con i balconi e le finestre aperti per salutare Placido Rizzotto, per stringersi attorno a questo ragazzo ucciso a 34 anni perché difendeva i diritti dei lavoratori, dei più deboli. E accanto ai corleonesi c’erano delegazioni di cittadini, di sindacalisti, di giovani, di tante regioni d’Italia. Insomma, l’Italia democratica di era stretta attorno a Placido.
Sono soddisfatto, contento, ho fatto una bella esperienza, apprezzando la nostra scuola e i suoi operatori, sempre più “eccellenze” del nostro sistema educativo. È da anni ormai che la storia di Rizzotto, di Letizia, dei mafiosi come Navarra, Liggio, Riina e Provenzano fanno parte del piano dell’offerta formativa della nostra scuola. Si studiano i 7 re di Roma, Annibale e i Barbari, ma anche la storia locale: Verro, Rizzotto, Bentivegna, Vasi, San Leoluca, San Bernardo. Così dev’essere la scuola pubblica.
Venerdì mattina incontreremo anche gli alunni dell’I.C. “G. Vasi” per parlare ancora di Rizzotto, delle lotte contadine e del loro sogno di costruire una Corleone e una Sicilia della libertà e dei diritti.
Martedì prossimo 10 marzo saremo al cimitero per portare un fiore sulla tomba di Rizzotto, poi in piazza Garibaldi davanti al busto di Placido dove i bambini reciteranno le poesie che gli hanno dedicato, ed esporranno i loro disegni, dove sindaco e presidente del consiglio comunale dei ragazzi porteranno il loro saluto. E infine al cinema Martorana, dove - con gli studenti del don Colletto e della sezione di Corleone del don Di Vincenti - assisteremo alla proiezione del film “Placido Rizzotto” del regista Pasquale Scimeca a 25 anni dalla sua uscita nelle sale cinematografiche. Sarà il modo della Cgil per ricordare il 78mo anniversario dell’assassinio di Placido Rizzotto, che nel 1948 era segretario della Camera del lavoro di Corleone. Lo farà in collaborazione col comune, con Legacoop, con Anpi, con l’associazione di amicizia Italia-Cuba, ed altre associazioni. (dp)
Corleone, 4 marzo 2026




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