di Gaetano Perricone
Come ho scritto più volte negli anni passati, non ho visto Sanremo. Non perché sia anziano anzi boomer, comunista demodé, meno che mai radical chic. Semplicemente perché mi annoio da morire, più di dieci minuti non sono mai riuscito a reggere questo ambaradan di canzoni, canzonette, amenità e minchiate varie di abilissima distrazione di noi popolo, diventato tra l'altro una maratona televisiva che in confronto Mentana è sintetico.
Però, per curiosità di vecchio giornalista e per saperne parlare, la canzone vincente la mattina del day after di Sanremo la sento sempre e così ho fatto stamattina: ho sentito "Per sempre sì" dall'"official video" di YouTube di Sal da Vinci prima ancora di guardare sull'ANSA e sui vari siti le notizie sulla morte dell'Ayatollah.
E mi è sovvenuta una piccola riflessione. Per curiosa coincidenza, uno di quei giochi del Destino che ormai conosco bene, quattordici anni fa, l’1 marzo 2012, ci lasciava un artista di dimensione planetaria, “uomo dell’Etna” come lui stesso amava spesso definirsi per il suo profondo legame con il nostro vulcano, alla cui pendici, nella deliziosa Milo, ebbe casa. Fu una enorme perdita per la musica e la cultura italiana. Chissà come avrebbe interpretato, con la sua umanità e genialità, questo terribile momento della nostra storia e delle nostre vite.
Voglio ricordare Lucio Dalla, che ringrazio sempre e che ci manca assai, con la locandina del bellissimo docu-film di Mario Sesti sulla sua vita, “Senza Lucio”, che ebbi l’onore di presentare alcuni anni fa nella sede del Parco dell’Etna. Accanto a lui metto la foto Wikipedia, dal Comune di Napoli, di mister Sal Da Vinci, 56enne "artista" italo-americano nativo di "Nuova York" come diceva Ruggero Orlando, faccia ed espressione nazional-popolare e voce ascoltabile da cantante di piano bar o da jukebox - razza estinta - ad alto volume, decisamente neomelodica, tanto ma tanto italo-americana. E poi i temi della canzone: senza volere trovare spunti politici per forza, "Per sempre sì" contiene tutti quelli graditi e portati avanti dal potere oggi dominante in Italia, casa, famiglia, matrimonio e amore eterno, un po' di religione, sorrisi e abbracci, tutto va bene madama la marchesa. Mi è sembrata davvero, lo dico con annotazione da cronista e ascoltatore attento e senza nessun sarcasmo, lo specchio perfetto del "MIGA" (Make Italia Great Again) pensiero melon-salvin-tajaniano, con sguardo adorante al trumpismo, del 2026.
Per chiudere questo pensiero da non fan di Sanremo, boomer, comunista come mi ha definito venerdì ad Acireale un amabile collega ma non radical-chic, metto qui sotto, insieme e prima del link al quasi inno nazionale di Sal from Nuova York e non per proporre paragoni improponibili, in omaggio a Lucio Dalla quello alla sua meravigliosa "4 marzo 1943", che nel 1971 si classificò a terzo posto. Io avevo 15 anni e quelle edizioni televisive in bianco e nero di Sanremo mi affascinavano: oggi canto ancora spesso quella canzone.
Sono passati 55 anni, quanta acqua, quante canzoni, quanta Italia sono passate sotto e sopra i ponti. Buona domenica, amiche e amici cari e buone canzoni e cantate, alla faccia dell'Ayatollah defunto, di Donaldo, di Beniamino e di tutti pari, come dicono a Catania.
L’Ora, edizione straordinaria, 1/3/26
LUCIO DALLA: 4 MARZO 1943
https://www.youtube.com/watch?si=hOb-g1g6pi0g80BR&v=VcRyacvGH-8&feature=youtu.be
SAL DA VINCI:
https://youtu.be/4Q4Ga2Pb5MY?si=iDHJvjHesDdWmaLW

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