La procura dei minori ferma un giovane: ha provato a depistare
DI SALVO PALAZZOLO
Era una serata di festa, per il Carnevale. C'era tantissima gente attorno ai carri allegorici, in un paese del Corleonese. Una ragazzina di tredici anni si è allontanata un attimo dalle amiche per cercare il fratello e si è ritrovata in balia di un diciassettenne, che l'ha violentata e picchiata, all'interno di un vicolo buio. Poi, l'aggressore ha pure provato a depistare: ha preso la vittima sottobraccio e l'ha riaccompagnata verso le amiche. «L'ho trovata qua vicino, confusa», ha detto con tono sicuro. «L'ho vista con un ragazzo, che le aveva fatto bere qualcosa da una bottiglietta», ha proseguito. Ma, intanto, la ragazzina stringeva il pugno chiuso attorno al pollice, è il segnale d'aiuto per chi è rimasto vittima di violenza. Lui continuava a tenerla sottobraccio, lei è scoppiata in lacrime cadendo per terra: «Mi hanno stuprato», ha sussurrato. Le amiche l'hanno subito soccorsa, portandola in ospedale e avvertendo i carabinieri.
Ora, il giovane – intanto divenuto diciottenne – è stato arrestato con accuse pesanti. La procura per i minorenni diretta da Claudia Caramanna gli contesta i reati di violenza sessuale continuata e aggravata, ma anche di lesioni personali aggravate. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Corleone e dei colleghi del Ris di Messina hanno stretto il cerchio in modo inequivocabile attorno al giovane che adesso si trova recluso nell'Istituto penale minorile del Malaspina.
C'è un video che riprende l'aggressore e la sua vittima mentre vanno verso il vicolo dove si è consumata la violenza: gli investigatori hanno estratto una sequenza di immagini dalla telecamera di un negozio. L'aggressore indossava una tuta blu da meccanico. Riscontri ancora più importanti sono arrivati dai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche: addosso alla vittima sono state trovate tracce biologiche chiaramente riconducibili al giovane finito in manette. Ad accusarlo c'è soprattutto il racconto della vittima che ha trovato la forza di aprirsi in una delicatissima audizione condotta dalla procuratrice Claudia Caramanna e dalla sostituta Paoletta Caltabellotta. Per la ragazzina, non è stato davvero facile ripercorrere il trauma di quella sera. Ma poco a poco sono riemersi tanti dettagli che adesso pesano come macigni nel capo d'incolpazione contro un giovane di buona famiglia, uno studente sino ad oggi irreprensibile.
In questa storia a pesare non sono soltanto gli abusi e le violenze, ma anche la lucidità con cui il giovane indagato ha provato a mettere in atto un piano di depistaggio. Addirittura accusando subito un altro giovane («Ho visto che la ragazza baciava lui») e poi nei giorni seguenti avvicinando una testimone chiave dell'inchiesta, dicendole che era preoccupato per la ragazzina («Ma io non c'entro niente con questa storia»). Una brutta storia. Non soltanto per il referto del pronto soccorso, che un'ora dopo lo stupro, ha raccontato un quadro di violenze inaudite contro una tredicenne. Una brutta storia soprattutto perché in una sera affollata, piena di gente festosa in strada, una ragazzina si è ritrovata all'improvviso sola e in preda a uno stupratore. Com'è possibile che nessuno abbia visto e che nessuno abbia fermato l'ennesima violenza contro le donne? È la domanda che si ripropone insistente dopo ogni caso.
La Repubblica Palermo, 29 marzo 2026

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