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| Un corridoio di un ospedale siciliano La nuova rete bocciata dal ministero |
Il documento della giunta Schifani restituito con pesanti rilievi. Dai posti letto ai reparti da accorpare: ecco le contestazioni al piano
di gioacchino amato e giusi spica
Il governo Meloni boccia per la seconda volta in pochi giorni la giunta Schifani ma stavolta, dopo lo stop alla legge sui ristori per le imprese colpite dal ciclone Harry, lo fa rimandando al mittente il decreto che ridisegna la rete ospedaliera giudicato come pieno di «numerosi disallineamenti e incongruenze». Una bocciatura ancora più pesante perché arriva già nella fase istruttoria dal dipartimento Programmazione del ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci. In una lettera di due pagine i funzionari chiariscono che la documentazione trasmessa dalla Regione non consente «di procedere a una corretta e compiuta istruttoria per la valutazione da parte del Tavolo». Da qui l'intimazione che, malgrado il burocratese, assume toni particolarmente perentori: «Nell'invitare fermamente la Regione — conclude il documento firmato dal direttore generale, Walter Bergamaschi — a consegnare una
documentazione analitica completa, corretta ed effettivamente rappresentativa della delibera di revisione della rete, si resta in attesa di quanto richiesto con la massima urgenza. Si fa presente che, qualora la documentazione trasmessa non fosse ancora conforme alle indicazioni già fornite e ribadite nella presente, dovremo procedere comunque a sottoporre al tavolo di monitoraggio il documento di rete, seppur incompleto».Toni che fanno ipotizzare precedenti richieste informali del ministero lasciate senza risposta dall'assessorato e che, così come è stato trasmesso, il decreto sarebbe sicuramente bocciato anche al tavolo di monitoraggio. Una tegola che piomba su un nervo scoperto per il governo Schifani, una Sanità travolta dalle inchieste con Fratelli d'Italia che aveva approvato il decreto in Commissione lo scorso settembre con una serie di rilievi trasmessi direttamente al ministro Schillaci. Un decreto disegnato dall'assessora Daniela Faraoni ma soprattutto dall'allora dirigente della Programmazione, Salvatore Iacolino, spostato al Policlinico di Messina poco prima di essere travolto dall'inchiesta per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. In più la bocciatura ministeriale arriva mentre dentro Forza Italia gli avversari criticano il presidente Renato Schifani per la sua idea di lasciare l'assessorato alla Sanità a FdI nel tanto atteso rimpasto di giunta, scelta considerata «l'ammissione di un fallimento».
Se non è un fallimento, però, l'elenco di criticità tracciato dal ministero coinvolge le basi stesse del servizio di assistenza sanitaria disegnato dalla giunta Schifani. I rilievi iniziano dai posti letto, per i funzionari vengono cancellati 84 posti tecnicamente ancora da attivare e per altri 135 di psichiatria non si indica in quali strutture verranno aperti. Ci sono poi una serie di posti letto di alcune specialità in ospedali che non hanno nessun reparto specializzato come gastroenterologia al San Giovanni Di Dio di Agrigento, neuroriabilitazione per il Piemonte di Messina e pneumologia per il San Raffaele Giglio di Cefalù.
Poi si passa a una serie di «scostamenti» che riguardano gli accorpamenti di strutture ospedaliere, comprese quelle decise a Palermo dalla ex dirigente dell'Asp Faraoni che alla fine viene bocciata due volte. E soprattutto le colonne del sistema assistenziale: la rete Ima per l'infarto miocardico acuto, la rete per i politraumi, i servizi Dea, i dipartimenti di emergenza e accettazione, i punti nascita e i vitali servizi Stam e Sten, che altro non sono che i servizi di trasporto assistito materno e di emergenza neonatale che servono per raggiungerli in tempo.
I funzionari chiedono, così «una chiara articolazione della rete dell'emergenza-urgenza e l'assetto organizzativo delle reti specialistiche, con particolare riferimento alla rete oncologica e la pianificazione della rete dei punti nascita». In più se per rispondere ai rilievi si dovesse non solo integrare la documentazione ma modificare il decreto, si dovrà tornare in Commissione all'Ars e in giunta per l'approvazione.
«Lo denunciavamo da mesi — tuona il responsabile sanità della Cgil Sicilia, Renato Costa — questo piano non ha alcuna visione, questo governo non ha idea di cosa deve essere una rete di assistenza. Mette a rischio la salute dei pazienti e il lavoro di centinaia di medici e infermieri».
la Repubblica Palermo, 31 marzo 2026

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