Stamattina abbiamo incontrato anche gli alunni delle classi V A e V C della scuola primaria (I.C. G. Vasi) di Corleone. Ma come sono belli, intelligenti e appassionati i nostri ragazzi! Merito anche delle loro maestre (le due quinte che abbiamo incontrato stamattina sono guidate dalle maestre Cannella, Sagona, D’Anna, Pollara, Mortillaro e Lo Cascio) e delle loro famiglie, che fanno di tutto per educarli ai valori della legalità democratica, capace di legare il giusto col vero e col buono.
Tutti valori compresi nella nostra Costituzione democratica e repubblicana, voluta dalle madri e dai padri costituenti, che ne hanno scritto gli articoli col cuore e con la mente. Una Costituzione nata dalla lotta antifascista delle nostre formazioni partigiane, che nel 1943-45 combatterono contro i nazi-fascisti per ridare onore, dignità e libertà al nostro Paese. In una di queste formazioni partigiane delle Brigate Garibaldi c’era anche il nostro Placido Rizzotto.
Era a Roma chiamato a fare la guerra voluta dal fascismo, ma dopo l’8 settembre, insieme a migliaia e migliaia di giovani italiani, scelse di lasciare la divisa militare per salire sulle montagne a combattere per la libertà. Di questo abbiamo parlato con i ragazzi. E della lotta che Rizzotto intraprese poi a Corleone per liberare il paese e la Sicilia dalla mafia e dai gabelloti mafiosi che li opprimevano.Ma questi i nostri ragazzi lo sapevano bene. L’avevano scritto nelle loro poesie, l’avevano disegnato con i pennarelli colorati e i post-it. insieme abbiamo approfondito gli argomenti.
Quante domande hanno fatto alunne e alunni! Dalle piccole curiosità (quando è nato Placido? Quanti fratelli e quante sorelle aveva? Ci sono ancora suoi familiari vivi?), agli argomenti più complessi (perché la mafia ha ucciso Rizzotto? Perché i contadini lottavano per la terra? Perché i mafiosi hanno ucciso il piccolo Giuseppe Letizia? Come sono stati i funerali di Stato?).
Domani le loro poesie le leggeranno, insieme alle altre, davanti al busto di Rizzotto in piazza Garibaldi, dopo che avremo portato dei fiori sulla sua tomba. È il loro modo di onorare Placido, morto a 34 anni, per mano mafiosa, perché non volle piegarsi alle ingiustizie e alla violenza dei padroni e dei mafiosi. È il profilo di un eroe, ma a lui - uomo semplice e buono - non sarebbe piaciuto essere definito così. Lui era un corleonese onesto, che insieme ad altri lavoratori sognava una Corleone e una Sicilia migliore, più bella, più solidale, più giusta. E si batteva per trasformare il suo sogno in realtà. (dp)


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