domenica, marzo 01, 2026

Europa Federale, Lumia: “Una scelta necessaria”. Appello per una fase costituente con tutte le forze democratiche

Giuseppe Lumia

di Stefania Valbonesi

Giuseppe Lumia, già senatore, già presidente della commissione parlamentare antimafia, affronta un tema che sembrerebbe al di fuori del perimetro della maggioranza dei cittadini, impegnati a fare i conti con l’inflazione strisciante, i salari insufficienti, il lavoro precario, la casa sempre più irraggiungibile, una sanità a rotoli, un sistema di formazione e scolastico in enormi difficoltà. Il tema sollecitato è: l’Europa Federale. Ovvero, quell’Europa di cui abbiamo tanto bisogno ma che non è mai stata realizzata, ad onta di dichiarazioni generiche e buoni propositi. Quella insomma che andrebbe verso gli Stati Uniti d’Europa.  In questo momento storico così rischioso e drammatico, potrebbe essere il potente valore regolativo in grado di ribaltare il degrado del contesto innanzitutto delle insopportabili diseguaglianze di reddito, di genere, generazionali, di sapere e territoriali e trasformando davvero il pilastro sociale europeo in un dato imprescindibile, capace di influenzare positivamente le esistenze dei cittadini e così consentire alle democrazie di uscire dalla crisi e avere quel consenso popolare necessario per affrontare positivamente le sfide drammatiche che abbiamo di fronte all’interno e all’esterno dell’Europa. 

Onorevole, si coglie nella società italiana un certo disamore per l’Europa, sentimento che si traduce in una sorta di stanchezza, pessimismo, quando non di critica aperta anche da parte delle forze progressiste. Che opinione si è fatto in merito?

“Ci sono due approcci critici all’attuale Unione Europea. Quella che possiamo definire più “regressiva” e quella più “progressiva”. Quella regressiva ha un giudizio negativo sull’Europa pensando ad un ritorno allo “Stato nazione” di cui tuttavia già conosciamo i disastri causati con ben due guerre mondiali. Sappiamo anche che tra gli stessi leader nazionalisti alla Orban  non c’è possibilità di cooperazione perché tra loro vale il principio retrivo “morte tua, vita mia”. Sappiamo infine che un ritorno al sovranismo nazionalista è solo rovinoso perché relegherebbe qualsiasi Paese che compisse tale scelta alla marginalità a cui è concesso la “libertà” di stabilire, da piccola colonia, da chi farsi dominare: o dalla vicina Russia o dagli stessi Stati Uniti o dalla sorniona Cina. L’altra critica, quella progressiva, la trovo molto convincente in quanto richiede un Europa più avanzata e moderna capace di dotarsi di un modello di governance Federale per acquistare quella autonomia virtuosa e robusta e così poter giocare un ruolo decisivo nei nuovi scenari globali nel promuovere concretamente ed efficacemente la pace, la giustizia e la salvaguardia dei più deboli e dell’ambiente”.

Cosa direbbe quindi agli sfiduciati e ai pessimisti , che non credono che l’Europa possa rimettersi in sella, attuando quel mutamento di governance che i tempi richiedono?

“A quanti i hanno un atteggiamento rassegnato, pessimista e sfiduciato sul cambio di passo che l’Europa è chiamata a fare, voglio ricordare due momenti fondativi della storia dell’Europa unita dopo le lunghe e secolari guerre interne con l’apice toccato con il disastro causato nella seconda guerra mondiale:  il primo, avviene durante il 1941 e si realizza nell’isola di Ventotene. A scanso di equivoci ricordo che allora era un isolotto al quanto scarno, freddo, isolato, dove i reclusi antifascisti vivevano malissimo mentre il nazifascismo era nel pieno dei suoi violenti successi.  In quell’isolotto sperduto e in condizioni non certo favorevoli, invece di interrogarsi sulle loro difficili condizioni e perdere fiducia sul loro impegno antifascista, seppero aguzzare l’ingegno e gettare le basi di una visione nuova con delle idee progettuali avanzatissime: nacque in questo modo il famoso “Manifesto di Ventotene” sull’Europa Federale. L’altro momento topico che mi preme segnalare sgorga un anno dopo, nel  1942, quando Londra era ancora sotto i devastanti bombardamenti tedeschi e mentre  le priorità erano oggettivamente e drammaticamente quelle primarie per potere rimanere in vita e non soccombere all’avanzata nazista. Eppure in quella tragica fase della seconda guerra mondiale, un intellettuale liberale, William Beveridge, scrisse un altrettanto inedito Rapporto, Report of the Inter-Departmental Committee on Social Insurance and Allied Services, in seguito più conosciuto come “Rapporto Beveridge”,  che fornì la base ideale e progettuale per il lancio dello stato sociale britannico che il Partito Laburista mise in atto quando prese il potere, in seguito alla vittoria nelle elezioni generali del 1945. Voglio sottolineare che l’idea geniale del Welfare State non nasce nel 1944, quando era ovvio che bisognava stabilire come riorganizzare le nuove democrazie alla luce della ormai certa sconfitta nazi-fascista ma piuttosto nel 1942, mentre Londra era bombardata, mentre quindi la priorità era la sua sopravvivenza e la vittoria era sicuramente agognata ma per niente certa e scontata. “Nell’ora più buia”, quindi, nel 1941 nacque la visione della governance Federale della nuova Europa, e nel 1942 nacque l’identità originale della nuova Europa sociale”.

Venendo all’oggi?

“Ad ora, siamo tuttora di fronte a una eclatante contraddizione. Due famosi leader italiani,  hanno stilato due Rapporti sui limiti strutturali dell’attuale Unione Europea. Due rapporti autorevolissimi e condivisibili, mi riferisco a quelli di Draghi e Letta. Perché nonostante abbiano raccolto ampie e diverse politicamente adesioni non si riesce a dargli seguito? Dov’è la difficoltà? A più voci si ribadisce continuamente che il tempo è scaduto ed è necessario muoversi rapidamente. Ma se non si cambia l’attuale governance dell’Unione Europea, sarà impossibile agire come stabilito dal Rapporto Draghi e da quello Letta. Ecco la contraddizione che paralizza il percorso unitario: si può definire qualsiasi bellissimo e condivisibile contenuto innovativo, su qualsiasi tema, dalla pace al welfare ai diritti civili, alle politiche industriali, energetiche e tecnologiche, di difesa comune alla lotta alle mafie e alle dipendenze e via dicendo, ma niente di quanto stabilito si potrà mai realizzare, perché la governance europea è caratterizzata dal modello “Confederale”.

Cosa significa in concreto?

“In concreto, significa che il vero potere nell’Unione Europea è nelle mani delle leadership di governo dei ventisette Paesi, secondo una logica, appunto, prettamente confederale. Non è nelle mani del Parlamento europeo, né in quelle della Von der Leyen e della Commissione Europea. In altre parole: il potere europeo è nella sovranità sostanziale dei singoli capi di governo, che compongono il Consiglio europeo. Sono loro che dettano l’Agenda Europea e decidono realmente il da farsi aggrappandosi spesso al diritto di veto a alla miope valutazione dei parziali interessi nazionali. Il Parlamento europeo ha un certo potere, ma ancora molto limitato; la Commissione europea ha un suo potere, ma altrettanto limitatissimo. Il problema della governance lenta, burocratica, incapace di decidere e di dare valore alla partecipazione dei cittadini e dei corpi intermedi sta tutto nel prevalere del modello Confederale: il potere principale, ripeto, è nelle mani dei leader di governo eletti su base nazionale e attenti alle dinamiche interne ai propri Paesi. Ecco perché il sistema Confederale, non è in grado di risolvere nessuno dei grandi problemi europei e mondiali. L’Europa è sempre più assente da tutti i tavoli decisionali sulle varie aree di crisi mondiale. Spesso vorrebbe fare, ma con la governance Confederale non può fare”.

E’ forse per questo che le Destre non vogliono più uscire dall’Europa?

“Le Destre ultimamente hanno cambiato strategia, compreso le Destre italiane. Anche Giorgia Meloni, all’inizio, era piuttosto euroscettica. Solo di recente hanno modificato la propria posizione perché hanno capito che bisogna stare nell’Unione Europea, per tenerla così bloccata e frenata e per impedire che si possa finalmente evolvere in senso Federale. Per quanto mi riguarda, la prima scelta politica che va fatta, nel rapporto con la società, è fare chiarezza sul fatto che non è la Sinistra democratica che vuole mantenere in vita l’attuale meccanismo che governa l’Unione Europea. Sono i leader delle destre sovraniste che vogliono lasciarla debole, farraginosa e inconcludente nel suo carattere Confederale.  Sono invece le forze democratiche e di sinistra che sono più attente alla necessità di cambiare l’UE in senso Federale. Questo deve diventare l’elemento politico di partenza per stabilire la progettualità sulle riforme europee da condividere con la società. Dobbiamo far comprendere bene che la critica all’Unione europea così com’è, fatta dalle Destre sovraniste è regressiva (ritorno all’indietro, al tempo passato) oppure mantenerla nell’attuale stato; quella delle forze Democratiche e di Sinistra è una critica progressiva, mira al cambiamento ed è orientata verso il futuro. Questo ritengo che sia  lo snodo politico principale””.

Una volta enucleati i contenuti, che secondo lei sono stati magistralmente espressi nei due Rapporti citati, qual è l’ostacolo?

“L’ostacolo, come già affermato, è l’attuale governance,  che ripeto è  sostanzialmente Confederale e con pochi sprazzi federai come il recente Pnrr. La proposta che i progressisti devono avanzare è quella di avviare una vera e propria “fase costituente” per dare un assetto complessivo e coerente con l’assetto istituzionale Federale. È una sfida positiva che deve essere portata avanti adesso, che abbiamo un vantaggio strategico da rinvenire nell’effetto Trump. Appena un anno fa i  sovranisti e le destre estreme, senza la vittoria di Trump, avrebbero potuto paradossalmente avere più possibilità di conquistare la maggioranza prima nei singoli Paesi e poi a livello europeo. Oggi, con il governo Trump e le sue scelte interne e globali che danneggiano anche gli interessi europei, con i dazi oltre che con la strategia contro l’unità europea, le forze politiche europeiste hanno un vantaggio strategico che devono sapere sfruttare. Non bisogna più tergiversare nello status quo. Adesso vanno sfidati i sovranisti e le destre avanzando la proposta di avvio di un processo costituente dell’Europa Federale. Gli stessi sondaggi dicono che, in questo momento, se si andasse a un referendum, Europa Federale o Confederale, vincerebbero i Federali. In Italia con percentuali corpose, addirittura andando a contendere la base delle Destre, che, messe di fronte a questa dicotomia, Confederale o Federale, una parte di un certo rilievo voterebbero per l’opzione Federale. Fra i giovani, la percentuale è ancora più elevata”,

Ciò che lei prospetta è il passaggio epocale di cui molti parlano?

“Prendo in prestito le parole di Papa Francesco, che, oltre ad avere avvertito della presenza di una terza guerra mondiale “a pezzi”, aveva anche parlato di un cambiamento non solo genericamente epocale ma addirittura più radicalmente d’epoca. E’ questo il tempo allora fecondo per avanzare una proposta Federale che ha il carattere di una sorta di utopia-necessaria; ovvero di un’idea ricca di sani e appassionanti valori e al tempo carica delle stringenti e concrete esigenze economiche, sociali e politiche. Se ai tempi di Ventotene l’Europa Federale poteva apparire un’utopia, oggi è facile comprendere che sia una vera e propria necessità. Se facciamo l’errore di rimanere imbrigliati agli anni fa, a una difesa statica dell’Unione Europea di fronte all’attacco sovranista e delle destre, si rischia ancora una volta di perdere l’appuntamento con la storia e di non comprendere che le forze politiche che hanno a cuore i valori fondanti delle democrazie europee e del cammino unitario intrapreso nel dopoguerra hanno un vantaggio competitivo straordinario. La società un po’ a tutti i livelli si sta rendendo conto che il combinato disposto del trumpismo, che rompe in modo autoritario e autoreferenziale l’ordine mondiale e del modello confederale dell’Unione Europea, che paralizza l’itinerario comune dell’Europa mettendola sotto scacco sui i vari fronti strategici è un cocktail letale per il nostro mondo occidentale e per il futuro europeo. Il sovranismo e le destre rendono l’Europa inadeguata a dare qualsiasi risposta a qualsiasi sfida interna e globale, da quella autoritaria di Trump, al neototalitarismo di Putin, all’egemonismo cinese di Xi”.

Insomma, pare di capire che un’Europa debole stia bene a buona parte del resto del mondo …

“L’Europa rischia di diventare esclusivamente quel grande mercato  di 500milioni di consumatori che devono “dipendere” da strategie geopolitiche ed economie esterne. Un rischio sicuramente da scongiurare e allo stesso tempo un vantaggio sociale per le forze Democratiche e di Sinistra anche rispetto a pezzi di società che si sono affidati ultimamente alle Destre sovraniste, e che su un modello Federale serio, che dia respiro e forza all’Europa, potrebbero seguirle. Politicamente, il blocco Federale potrebbe contare sul mondo progressista democratico, su quello liberal-democratico e su quello popolare-democratico. Si tratta delle forze politiche che hanno giocato un ruolo preminente in Europa nella sconfitta del nazi-fascismo e nel governo del cammino dell’unità europea che adesso ha un bisogno vitale della soluzione Federale. Del resto, è con queste forze che si deve anche oggi puntare per aprire la nuova fase costituente. L’importante nel forgiare le alleanze è comunque essere chiari nelle idee di cambiamento da promuovere in Europa, che hanno i loro perni principali nella governance Federale e nella rigenerazione del Welfare”.

www.thedotcultura.it, 1 marzo 2026


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