domenica, marzo 01, 2026

Figuraccia di Meloni Trump non l'avverte, Crosetto resta a Dubai




Giorgia Meloni ha tenuto due vertici a palazzo Chigi. Attacco a una base in Kuwait con anche militari italiani 

Giulia Merlo

Mentre il Medio Oriente brucia, si consuma la giornata più lunga del governo Meloni. I fuochi di guerra si sono accesi alle sette del mattino di ieri, quando le prime colonne di fumo nero si sono alzate nel cielo di Teheran: missili statunitensi e israeliani lanciati contro la capitale dell'Iran. Di tutto questo l'Italia, l' alleata di ferro degli Stati Uniti di Donald Trump, non era stata preallertata. È il vicepremier Matteo Salvini a rivelare la notizia: «A quanto mi risulta siamo stati avvertiti ad attacco cominciato», ha commentato con una nota polemica che ha tradito le ulteriori ragioni della grande concitazione nel governo. «Sono stato chiamato dal ministro degli Esteri di Israele che mi annunciava che era partito l'attacco, in accordo con gli Usa, perché considerano viva la minaccia nucleare e missilistica iraniana contro Israele, da qui la ragione dell'attacco», ha poi spiegato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, confermando il buio informativo in cui si è mosso l'esecutivo.

Solo dopo l'inizio dell'attacco dunque la macchina del governo italiano ha potuto mettersi in moto, con una prima riunione d'urgenza convocata a palazzo Chigi dalla premier Giorgia Meloni, che ha riunito i vice Antonio Tajani e Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto, i vertici dell'intelligence e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

D'urgenza, ma in videoconferenza, perché incredibilmente Crosetto non era in Italia ma bloccato a Dubai. Il ministro era arrivato lì venerdì con un volo civile per andare a prendere la propria famiglia in vacanza e poi fare rientro ieri con loro, viene poi spiegato in serata, ed è stato colto dalla rappresaglia iraniana che ha bombardato anche la capitale degli Emirati Arabi. Bloccato a Dubai ma «perfettamente operativo», « sta monitorando la situazione e fa call con Palazzo Chigi e con i vertici della Difesa», viene fatto sapere dal ministero. Magra consolazione. Quasi impossibile non leggere il paradosso in questa casualità, interpretata dall'opposizione come l'ennesima riprova della marginalità italiana anche nei rapporti con gli alleati: « Mai come ora l'Italia si trova in posizione di totale marginalità internazionale, tanto che nel giorno in cui viene scatenata una guerra il paese si ritrova con il suo ministro della Difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai e impossibilitato a tornare in Italia. È la prova provata che non contiamo nulla», è il commento dei parlamentari M5S delle commissioni Difesa di Camera e Senato.

In serata Meloni ha nuovamente riunito il "gabinetto di guerra" per fare il punto dopo le prime dodici ore di attacco, sempre con il ministro Crosetto e anche Matteo Salvini collegati in videoconferenza.

La prudenza

Il mantra è stato quello della prudenza, e soltanto Salvini nelle prime ore dopo l'attacco ha fatto trapelare lo scetticismo italiano: «Se c'è da parte degli Stati Uniti la certezza che il regime islamista iraniano si stia avvicinando alla bomba atomica, hanno ritenuto di intervenire».

Questo è stato anche il tenore della nota di Palazzo Chigi, che ha parlato di situazione sotto monitoraggio, invito a tutti i connazionali alla «massima prudenza» e il rinnovamento della «vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici». La linea italiana, infatti, è quella di chiedere la de-escalation del conflitto, sostenendo «ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni». Nessun accenno, invece, è stato fatto sulle ragioni dell'attacco israelo-statunitense. Palazzo Chigi anche su questo ha scelto la linea defilata, almeno per ora: a differenza del precedente raid in Venezuela, nessun endorsement né legittimazione all'azione militare, pur proveniente dall'alleato Trump. 

Su questo ha calcato la mano la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sì chiesto al governo di adoperarsi per «riprendere gli sforzi diplomatici e scongiurare un allargamento della guerra», ma ha soprattutto sottolineato come «Trump apre di nuovo la strada a una pericolosa escalation al di fuori del diritto internazionale».

Italiani in pericolo

La giornata di Palazzo Chigi e della Farnesina ha avuto anche al centro il monitoraggio della situazione degli italiani nei territori colpiti. Tajani ha confermato l'attacco a una base americana in Kuwait dove sono presenti anche 320 uomini dell'Aeronautica ma ha spiegato che i militari «erano tutti nel bunker quando c'è stato l'attacco, è stata danneggiata la pista dell'aeroporto ma non ci sono stati danni ai nostri uomini» e «i nostri militari sono tutti al sicuro», riferendosi anche a quelli nelle basi in Libano, Giordania e a Gerico. «La situazione al momento è non di allarme grave per i nostri concittadini, in modo particolare per i militari, però certamente è una situazione difficile, complicata, non sarà una guerra lampo», ha concluso.

Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha parlato di situazione «grave e preoccupante», anche per la sorte degli italiani presenti nel paese, non solo in ambasciata, ma «anche qualche centinaio di italiani sparsi in Iran». Al momento, ci sarebbero circa 500 italiani nel paese e si sta lavorando per spostarli in Azerbaigian.

Intanto, la comunità iraniana a Milano che sostiene il ritorno dello scià Reza Chiro Pahlavi ha festeggiato l'attacco. Oltre duecento persone si sono ritrovate vicino al centro culturale Imam Alì per manifestare contro il regime iraniano, hanno sventolato la bandiera della Persia, gridando « Javid Sha h » ("Lunga vita allo scià") con cartelli inneggianti allo scià e topi impiccati che simboleggiano Ali Khamenei.

Giulia Merlo

domani, 1 marzo 2026

Nessun commento: