domenica, marzo 15, 2026

Nove ore di lavoro per 15 euro: La rivolta dei rider. Anche a Palermo ieri i fattorini si sono fermati per qualche ora

L’assemblea dei rider di ieri pomeriggio da Epyc


DI CLAUDIA BRUNETTO

Nidil Cgil: "Siamo sotto la soglia di povertà"

Anche a sessant'anni percorrono da un punto all'altro la città anche per dieci ore al giorno a bordo del loro scooter. L'obiettivo è mettere a segno un numero di consegne sufficiente per mettere in tasca una paga dignitosa. Salari dignitosi, stabilità e diritti concreti. Questo chiedono i rider di Palermo che, ieri, si sono uniti alla mobilitazione nazionale, promossa dalla Cgil: in oltre trenta piazze italiane i lavoratori della consegna a domicilio hanno protestato. In tanti, si sono ritrovati nella sede di "Epyc" dove si trova la "casa dei rider" per un'assemblea pubblica pomeridiana che li ha fatti fermare per alcune ore. C'era anche parte il segretario generale di Nidil Cgil nazionale, Andrea Borghesi.

L'inchiesta della procura di Milano sulle grandi piattaforme Glovo e Deliveroo per lo sfruttamento dei lavoratori, partita i primi di febbraio, ha ripercussioni anche sulla vita degli oltre 1600 lavoratori che ogni giorno, nel capoluogo siciliano, consegnano pasti a domicilio per pochi euro. 

«Si parla di 15 euro netti in nove ore di lavoro, togliendo tutte le spese per la manutenzione e la benzina del mezzo sempre più cara — dice Francesco Brugnone, coordinatore regionale del Nidil Cgil — Non si sfiorano neppure i 2 euro l'ora per arrivare a un mensile di 500 scarsi, siamo oltre l'80% sotto la soglia della povertà. I rider non sono soli, siamo al loro fianco». 

I lavoratori sono disorientati, si sentono sotto scacco e ancora di più adesso temono per il loro futuro. Tanti hanno ricevuto minacce alla vigilia dell'assemblea sindacale per evitare che partecipassero. «Hanno paura che Glovo, a seguito dell'inchiesta possa lasciare l'Italia, ma non è così, si può solo aprire uno spiraglio per loro — dice Brugnone — Deve essere chiaro che i rider non sono lavoratori autonomi, ma subordinati». 

È il risultato che potrebbe saltare fuori dall'inchiesta e che è stato già riconosciuto ai rider di "Just eat" che, appunto, sottoscrivono il contratto della logistica e sono considerati lavoratori dipendenti. Gli altri stringono i denti. Fino a notte fonda stanno appesi alla piattaforma degli ordini, corrono per le strade dissestate della città, con qualsiasi clima, per portare a segno l'ultima consegna e cercare di raggiunge una cifra dignitosa che, alla fine, non si porta mai a casa. 

Lavorano sette giorni su sette e la loro retribuzione non tiene conto di attese e tempi morti. 

«Faccio questo lavoro da sette anni — dice un rider che di anni ne ha 60 — La situazione è andata sempre a peggiorare, tariffe sempre in calo. Oggi se all'anno riesco ad arrivare a 10mila euro è tanto». Un altro di 58 anni, fa questo lavoro da quattro. Prima svolgeva la professione di geometra. «Rischiamo la vita — dice — Incidenti, aggressioni, violenza. Portiamo con noi dei contanti e spesso veniamo rapinati. Un lavoro usurante senza tutele». 

Palermo ha fatto scuola per alcune storiche sentenze, ben prima dell'inchiesta della procura di Milano appena partita. La prima nel 2021: il rider 50enne Marco Tuttolomondo ha vinto il ricorso contro Glovo al tribunale di Palermo che ha riconosciuto, appunto, il rapporto subordinato con la società di delivery. La vicenda, poi, si è chiusa in appello con una conciliazione. A questa ne sono seguite altre. L'ultima, la scorsa estate, quando il tribunale di Milano ha ordinato a Foodinho/Glovo di «convocare con effetto immediato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale per il comparto terziario di Palermo e Trapani e di avviare un confronto immediato sui rischi legati all'attività dei rider, in particolare in relazione alle ondate di calore». 

Adesso, sull'onda dell'inchiesta di Milano, si rilancia. «L'obiettivo è estendere le tutele a tutti i lavoratori della consegna a domicilio — dice Olga Giunta che fa questo lavoro da cinque anni — Un salario stabile, malattie, ferie, permessi, tutti gli istituti che tutelano il lavoratore».

La Repubblica Palermo, 15/3/2026

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