sabato, agosto 08, 2026

“TRA TERRA E CIELO”, IL RICORDO DI FILIPPO INTILI, Sindacalista, ucciso a Caccamo dalla mafia il 7 agosto 1952

Padre Giovanni Calcara

Padre Giovanni Calcara, o.p. 

Usiamo questa immagine di papa Leone, per iniziare la nostra riflessione che ci vede riuniti, per ricordare il martirio e la testimonianza di Filippo Intili, lavoratore infaticabile, padre di famiglia, sindacalista ucciso 74 anni anni fa, proprio perché credeva che terra e cielo, potessero essere visti in un comune destino, perché nessuno potesse essere fonte di maledizione per l’altro. 

Infatti credeva fermamente, che dalla “terra germoglierà la giustizia” e dal cielo “scenderà la pioggia (cfrSalmo 84) come benedizione per l’uomo e il suo lavoro.

Ancora oggi il sangue da lui versato, la sua vita spezzata, i suoi sogni infranti non possono rimanere il ricordo di una tragedia e di una ingiustizia che al solo pensiero, della bestialità con cui è stata commessa, ci fa ancora indignare e sconcertare. Lui ha incominciato a lavorare per scavare un solco, bagnato dal suo sudore e dal suo sangue; a noi tutti è affidato il compito di continuare a lavorare su questo solco, perché il tempo e la polvero non lo coprano, ma diventi fonte e germoglio di una vita nuova, diversa, bella, onesta, giusta per noi tutti e per tutti i piccoli e gli oppressi della terra.

Questa terra che invece genera guerre, violenze, negazione dei più elementari diritti quali la cura della salute, l’acqua, l’istruzione, la casa e un lavoro onesto e ben retribuito che dia sicurezza ai lavoratori e alle loro famiglie.

La pace autentica, come insegna papa Leone, “non si fonda sulle armi, l’illusione che possa affermarsi dalla deterrenza militare, dall’accumulo di armamenti e dalla logica della forza”. Per questo egli parla “di una pace non armata, una pace che rifiuta la logica del nemico, che non si costruisce contro qualcuno, ma insieme a qualcuno, attraverso il dialogo, la diplomazia, il rispetto del diritto internazionale e la tutela della dignità di ogni persona”. Una pace “disarmata e disarmante” che, per essere perseguita occorre “educarsi alla non violenza, al perdono e all’ascolto” dell’altro, chiunque esso sia.

La strada della “non violenza” che ha cercato di vivere Filippo Intile che cercava nello Stato e nelle forze dell’ordine l’osservanza e il rispetto di quei diritti della nuova legge Gullo sulla mezzadria e la divisione del raccolto tra proprietari e contadini. Ha pagato con la sua vita, il suo grido di giustizia e di verità, ma il silenzio omertoso di decenni non poteva cancellare il suo ricordo che, oggi risuona e deve inquietare le nostre coscienze.

Il ricordo allora diventa profezia e impegno, occorre quindi saper e dover cogliere dal martirio di Filippo Intili, alla luce della realtà in cui viviamo, tutte quelle considerazioni che ci possano permettere di dare volto e voce a tutte quelle istanze con cui vivere il nostro impegno nella realtà in cui siamo chiamati a dare la nostra opera credibile di testimonianza.

Tematiche tutte, quali: la dignità del lavoro, la giustizia sociale, la centralità della persona richiamate da papa Leone nella recente Enciclica Magnifica humanitas, pubblicata il 15 maggio scorso. Così infatti richiama il Papa: “questo tempo attraversato da profonde trasformazioni economiche e tecnologiche, ci indica l’esclusione digitale come nuovo volto dell’ingiustizia sociale. Il divario tra chi controlla le grandi piattaforme tecnologiche e la stragrande maggioranza della popolazione si è ampliato in modo drammatico e governare questa rivoluzione mantenendo il controllo umano, è oggi una responsabilità collettiva inprenscidibile”. Solo allora potrà diventare “uno strumento al servizio della persona, della qualità del lavoro e della coesione sociale.

Il testimone che oggi ci consegna Filippo Intiliè per tutti noi: uomini e donne di buona volontà, credenti e non credenti, che cerchiamo di costruire una nuova civiltà dell’amore in cui la giustizia, la libertà, la pace abiteranno per sempre. Perché senza storia la verità non cammina, senza verità la storia non vede.

Padre Giovanni Calcara, o.p.

Nessun commento: