martedì, agosto 11, 2026

Stati disarmati e neutralizzati: la chance dell'Europa


don Francesco Romano
don Cosimo Scordato   

«Per arrivare alla completa eliminazione della guerra occorrerebbe un altro passo audace: che un gruppo di Stati, i più coraggiosi e i più civili, fossero disposti a rinunziare a tutte le guerre, a qualunque guerra, senza eccezioni o riserve e, contemporaneamente, dichiarassero di volere essere riconosciuti come stati disarmati e neutralizzati, quali ne fossero gli eventi internazionali». 

Ci piace prendere avvìo da questa affermazione di don Luigi Sturzo del 1928 nel suo La comunità internazionale e il diritto di guerra perché ci sembra di una attualità sconcertante. A fronte di un atteggiamento, presunto realistico, che accetta il ricorso alla difesa col potenziamento delle armi, sentiamo che è giunto il momento nel quale l’Europa, in tutta la sua compagine, prenda posizione uscendo dalla logica del nemico e del conflitto armato maturando una vera svolta storica nello scenario geopolitico e ricordo dello stesso passato bellico europeo.

Pensiamo che l’Europa debba finalmente darsi una identità storica che non sia schiacciata su quella dell’imperialismo e delle superpotenze e che vada oltre la semplice unità monetaria e commerciale e l’efficienza dei suoi assestati organismi di controllo e di sviluppo. Portando a ulteriore maturazione il processo di democratizzazione, l’Europa, da un lato, dovrebbe porre freno alla corsa agli armamenti che sta impegnando diversi Stati europei (non senza qualche mira di predominio da parte di qualcuno di essi), dall’altro lato, è chiamata a fare il suo “passo audace” secondo la preziosa indicazione di Sturzo. Tutti gli Stati europei dovrebbero farsi riconoscere unitamente “come Stati disarmati e neutralizzati” e ciò al cospetto del mondo. Si tratta di una via altra, totalmente diversa rispetto al passato e che rompe i legami con la presunta necessità che da esso si trascina, e aperta a un futuro finalmente libero dalle guerre. 

Rispetto alla roboante minaccia di chi vuole mostrarsi il più forte in armi, l’Europa dovrà mostrare la sovranità delle sue radici più profonde che alimentano la validità della parola, del dialogo, del confronto, della trattativa… in una parola della Politica. Una “pace disarmata e disarmante” come l’ha voluta qualificare, fin dal primo giorno del suo pontificato, papa Leone in continuità con l’insegnamento incalzante dei grandi papi soprattutto del dopo Concilio. Ciò non solo in nome della beatitudine evangelica “Beati gli operatori di pace” e delle intese ecumeniche e interreligiose siglate con i supremi rappresentanti dell’Islam sunnita e sciita; ma anche in nome dell’immenso numero delle vittime che hanno insanguinato tutti i fronti: giovani depredati dei sogni, madri privati di figli, mogli rese vedove, bambini senza genitori, per non ricordare le devastazioni dei territori, le paure, le angosce, le situazioni di deprivazione totale. Non pensiamo che l’Europa debba salire in cattedra ma non può rinunziare alla testimonianza sanguinante che ha maturato con la devastazione delle due guerre mondiali; è il momento in cui l’Europa disegna la sua strada e in questo modo apre profeticamente uno spiraglio di radicale novità rispetto alla perversione dell’inganno bellicista e dell’autodistruzione mondiale. 

Che ingenuità! La preferiamo alla tracotanza e alla cecità delle armi che colpendo sempre più a distanza, eviteranno cinicamente di ascoltare le grida del dolore e della disperazione; armi, però, che sono ormai talmente pericolose che non risparmieranno neppure chi le manovra. Ma nessuna alternativa è possibile? Certamente sì. Cominciamo a parlare della necessità di una nuova Onu veramente dei popoli e senza diritto di veto; parliamo pure di un solo esercito dell’Onu che abbia solo il compito di interposizione nel momento in cui qualche Stato ne aggredisca un altro. Al nucleo già esistente dei Caschi Blu va dato un ulteriore contributo proprio dagli Stati europei; attualmente abbiamo solo poche rappresentanze e con ruolo più simbolico che operativo; da adesso coltiviamo l’idea di un unico esercito costituito da rappresentanti di tutti gli Stati con particolare contributo da parte degli Stati Europei. 

Perché definire idealistica una cosa che, se ci pensiamo bene, è semplicemente evidente ed è il desiderio di quasi tutti gli uomini di buona volontà? Abbiamo detto “quasi tutti” perché qualche produttore e commerciante d’armi potrebbe non essere interessato agli uomini che noi sogniamo … viventi e contenti.

don Francesco Romano 

don Cosimo Scordato    

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