domenica, agosto 30, 2026

Davide Grassi: «Palermo criminale e collusa. Non so se cambierà mai»


Anna Cane

Palermo - Nel giorno del 35° anniversario della morte di Libero Grassi, il figlio Davide non nasconde la sua preoccupazione per i tanti giovani che «in cambio di denaro sono disposti a commettere reati senza remore e con brutale sfrontatezza». 

Durante la cerimonia di commemorazione del padre, Davide Grassi analizza gli ultimi episodi di estorsioni e intimidazioni, nelle zone di San Lorenzo, Tommaso Natale e Sferracavallo, soprattutto, e gli autori dei reati, che sono tutti giovani, se non giovanissimi.

Cosa sta succedendo a Palermo? Si stanno facendo passi indietro sul fronte della legalità?

«Vedo una città più violenta e più mafiosa. Alla mia età, quasi 70 anni, comincio a chiedermi se riuscirò mai a vedere migliorare Palermo. Quello che stupisce è la sfrontatezza impunita con cui i giovani e i giovanissimi fanno le intimidazioni agli imprenditori e ai commercianti. È come se la violenza fosse più uno scopo che un mezzo. Mi impressiona la giovane età di questi ragazzi, disponibili per un po’ di denaro a commettere reati che influenzano negativamente tutta la loro esistenza. Mi preoccupa anche l’acquiescenza della società». 

In che senso? Ritiene che non si faccia abbastanza?

«Conosco molti commercianti che non arretrano ma tutti i cittadini devono avere lo stesso coraggio. Il fenomeno dell’estorsione 35 anni fa veniva ignorato. Oggi non si può. Bisogna stare in guardia e non girarsi dall’altra parte, nemmeno per paura. Oggi si scoprono cose che da tempo sapevano tutti, come le tubature dell’acqua gestite dalla mafia allo Zen. Mia madre trent’anni fa faceva volontariato nel quartiere e già lo sapeva».

Perché la ferocia delle armi?

«Perché così i bersagli temono le conseguenze e continuano ad avere paura, ma anche perché vengono ingaggiati giovani capaci di abbracciare le armi e sparare con spietatezza e in assenza di empatia e di umanità. Se c’è qualcuno che si organizza per chiedere il pizzo vuol dire che ci sono persone disposte a pagarlo. Possiamo arrestare il capo estortore, che poi in carcere riesce a continuare ad avere il controllo attraverso il cellulare, e ci sono questi giovani senza indugi né freni morali. Rimango perplesso perché gli strumenti, rispetto a 35 anni fa, oggi sono infinitamente più efficaci, a cominciare dalle leggi che proteggono coloro che denunciano. Ci sono associazioni come Addiopizzo che dal 2004 lavora senza sosta per contrastare il racket delle estorsioni mafiose e il pagamento del pizzo. Libera, fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti, sostiene gli imprenditori che trovano il coraggio di denunciare».

Ha la sensazione che il martirio di suo padre sia stato reso vano?

«Il martirio di mio padre è stato coerente con la sua vita e quella della nostra famiglia. La sua ribellione al dominio mafioso era profonda e indiscutibile. Le cose non sarebbero potute andare in maniera diversa».

Il Parco intitolato alla memoria di suo padre non è ancora stato completato. Quali sono gli ultimi aggiornamenti dal Comune?

«Il parco al momento è oggetto di un’importante opera di bonifica e si cercano soluzioni all’erosione. Il ciclone Harry ha complicato tutto e sono aumentati gli interventi da fare. A noi rimane la speranza di vederlo un giorno popolato di bambini. Continuiamo a credere nella promessa». 

GdS, 30/8/26

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