giovedì, agosto 27, 2026

Si avvicina il ritorno a scuola: l'arte di educare è come un concerto


Il lavoro di formazione degli insegnanti

Un violino è formato da 78 pezzi di legno: per suonare devono essere messi insieme nella maniera giusta. Occorre che docenti, alunni e genitori realizzino un percorso armonico


Don Francesco Romano e Don Cosimo Scordato


Come al solito, a settembre, inizia il nuovo anno scolastico.  Ci piace offrire il breve testo di un romanzo, che, in qualche modo,sollecita a trasformare il lavoro permanente di formazione in un'opera d'arte da realizzare insieme. “Appunta bene, per fare un violino ci vogliono ben settantotto pezzi di legno, anche se sembra strano … Ci vuole amore! Come in tutte le cose importanti. Il suono del violino è un po' come la vita. E’ un suono meraviglioso,ascoltarlo è bellissimo e nessuno quando lo fa pensa che dietro ci sia un duro lavoro e tanti pezzi di legno messi insieme… I pezzi di legno da soli non suonano, ma messi insieme alla maniera giusta per il giusto obiettivo formano un violino e diffonde il suo bel suono… Eh sì, Sì la vita è come il suono di un violino”. In questo modo il padre liutaio spiega alla figlia, interessata affettuosamente al suo lavoro, la straordinaria bellezza della costruzione di un violino. Non a caso il titolo del romanzo di Marilina Graziano è Come il suono di un violino (Polizzi editore, Palermo 2009, pp. 45-48 passim). L’autrice, teologa, counselor, insegnante, molto attiva e stimata in ambito palermitano, è prematuramente scomparsa e ha scritto il libro con la vicinanza del figlio Fabio, anche in omaggio a suo padre Antonio, affermato e stimato liutaio palermitano. 

Fare riferimento alla molteplicità di pezzi di legno diversi e alla lentezza della messa in opera ci sembra il modo migliore di pensare alla gioiosa fatica di quel processo di formazione che la scuola porta avanti. L’offerta formativa, infatti, si alimenta non solo delle competenze specifiche dei singoli docenti ma anche di quel lavoro di assemblamento che dovrebbe alimentare il senso della complessità che sa mettere a frutto strumenti di apprendimento, metodi di ricerca, linee di approfondimento e di creatività. Si tratta di una impresa nella quale un pò tutta la comunità è impegnata: gli studenti in primo luogo, accompagnati dagli insegnanti che, dopo anni di qualificazione, possono mettere a disposizione le loro competenze e i genitori che sostengono affettivamente questo percorso senza invadere l’autonomia didattica dei docenti. Ma l'obiettivo di questa costruzione non è la fatica, che pure va messa in conto, piuttosto è l’apprendimento che allarga gli orizzonti, crea nuove curiosità e apre al mondo della vita. In questo modo ciascuno può entrare nel mondo offrendo nuovi ‘motivi’ sia intesi come motivazioni sia, ancor più, intesi nel senso musicale di ‘motivi’ di una bella musica da integrare nel concerto più ampio della società. 

Lo sappiamo che questo approccio è molto impegnativo rispetto ai problemi che annualmente affliggono il mondo scolastico (edilizia scolastica, numero degli studenti, attribuzione di cattedre…); ma non ci dispiace tornare ad una visione ampia, positiva, creativa, armonica del percorso formativo.  Al fine di opporre resistenza a quella banalità in cui si rischia di risucchiare le migliori risorse e gli impegni generosi delle persone, pensare la vita e la scuola come il suono di un violino ci sembra la modalità più rispettosa della fatica quotidiana. Se ci pensiamo, alla fine quello che interessa è sia l'autorealizzazione armonica della vita di ogni persona sia la costruzione di una convivenza sociale che sia pensata come un'opera d'arte. Gli artisti, infatti, non si collocano nella società come un gruppo a parte, estemporaneo, estraneo, piuttosto sono la testimonianza viva che la Bellezza è possibile in tutte le sue forme; pertanto ogni studente deve essere aiutato a scoprire l’ambito nel quale può esprimere la sua arte (o mestiere). 

Il richiamo di Marilina Graziano alla bella metafora del suono del violino ha il compito di alleggerire la ripresa di ogni attività per viverla in sin-tonia con se stessi e con gli altri; ciò a partire daltono della voce, dalla sonorità delle parole, dalla compostezza dei gesti in vista di quella armonia che resta il vero antidoto a ogni cacofonia assordante delle armi, delle minacce e delle posture inquinanti.

Don Francesco Romano – don Cosimo Scordato

GdS, 27 agosto 2026

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