lunedì, agosto 31, 2026

“VUOI IL MIO POSTO AUTO? PRENDITI PURE IL MIO POSTO NELLA VITA”


MARIA DI CARLO
Decenni fa mi trovavo in Germania, in visita a vari città e paesi, e notavo ovunque una gran quantità di zone pedonali, in cui la gente comodamente passeggiava, si sedeva nei bar, faceva compere, leggeva su una panchina… Notavo anche una quantità sterminata di biciclette, adoperate da tutti, dalle persone anziane fino ai bambini di pochi anni, da signore in ghingheri e da signori in giacca e cravatta. Nelle università distese di biciclette, ancora più che altrove. 

Tutti le usavano. Tutti. Notavo che si faceva (ripeto vari decenni fa) una raccolta ultra differenziata. Automobili e bus si fermavano a debita distanza da strisce pedonali, e stavano là in attesa che io (come chiunque) passassi, anche se magari non dovevo passare proprio, e solo per distrazione  stazionavo all’inizio di strisce pedonali, magari per guardare la cartina stradale.  

Notavo anche una certa quantità, maggiore che altrove, di persone in carrozzella, e mi chiedevo se per caso da quelle parti non ci fosse, per chissà quale motivo, una maggiore concentrazione di persone con handicap deambulatorio. Ma la risposta al quesito che mi  ponevo era ovvia: “semplicemente” da quelle parti le persone con handicap erano molto più agevolate nei loro spostamenti: dalle ampie zone pedonalizzate, da marciapiedi amplissimi, da pulizia, da scivoli non ingombrati… Mi pareva bellissimo, e tante volte ho detto che mi sarebbe piaciuto pagare un viaggio d’istruzione ai nostri amministratori, perché vedessero come può essere trattata una città coi suoi abitanti. Un amico ex assessore all’edilizia a Palermo ci raccontò che, andando in Svezia, il suo omologo svedese gli aveva fatto visitare con orgoglio i gabinetti pubblici. Appunto, si può imparare molto a partire anche da questi.

 

Da diversi anni le zone pedonali hanno attecchito anche a Palermo, decenni dopo che nel resto del mondo, ma meglio tardi che mai. Ricordo perfettamente che un sindaco provò a crearne in un tratto di via Maqueda e per qualche ora al giorno. Ricordo le serrate dei commercianti che non le volevano, del sindaco successivo che revocò del tutto le zone pedonali, cedendo alle loro pressioni, e di un altro (che le aveva inaugurate precedentemente) che le rimise, e per tutti i giorni della settimana e per un orario più esteso, fino a renderle definitive 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno. Ci volle insomma una sorta di atto d’imperio, il coraggio anche di rischiare di inimicarsi la lobby dei commercianti. Commercianti che, col tempo, furono essi stessi a richiederle in altre parti della città, dopo aver visto che le zone pedonali si riempiono di gente, e che il commercio non poteva esserne che avvantaggiato.

 

A Corleone si continua a non vedere l’ombra di un’isola pedonale (tranne eccezionali eccezioni), neanche quella che avevamo vagheggiato nell’allora restaurando Corso Bentivegna, “abbellito” da un murale in cui pochi ripetuti elementi, replicati da elementari stencil, annegano in uno spazio decisamente degno di miglior realizzazione artistica. A Corleone i pochissimi portatori di handicap che provano a rendersi autonomi lo fanno scontrandosi contro una realtà fatta di barriere architettoniche, di strisce pedonali non opportunamente segnate, praticando un “percorso delle elemosine” più che dei diritti, fatto di buche, di scivoli eternamente ingombrati da automobili posteggiate sopra. Da tempo, e in pochissimi (e inascoltati!) chiedono che si pongano dei paletti a difesa del loro diritto a percorrere scivoli e marciapiedi. Incontrando queste pochissime persone concentrate al funerale di Franco, comune amico e anch’esso battagliero “carrozzato”, da comune cittadina, e per fortuna non portatrice di handicap, mi sono chiesta perché il sindaco non prenda provvedimenti a riguardo, perché il comandante di vigili urbani non disponga con chiarezza e durezza che si multi a raffica chi posteggia sugli scivoli. Si “inimicherebbero” alcuni paesani? Può darsi. E allora? E mancu chissu?? Ci vuole veramente tutto ‘sto coraggio per educare (anche con multe, perché no?) dei cittadini spontaneamente refrattari a rispettare le norme, e dare seguito alla realizzazione di opere semplici a difesa di giuste rivendicazioni? Un efficace slogan di una molto passata campagna televisiva diceva “Vuoi il mio posto auto? Prenditi pure il mio posto nella vita”!  

Maria Di Carlo

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