venerdì, agosto 28, 2026

Palermo. Certificati di morte “veloci”. «Tangenti pure a due medici»


Davide Ferrara

Quanto costa morire? Una certificazione necroscopica vale dai 15 ai 170 euro, pagati da tutte le agenzie funebri della città e della provincia. Somme che venivano intascate direttamente da due medici legali dell’Asp 6, Gioacchino Passalacqua, 67 anni, e Benedetto Fogazza di 69, che firmavano e rilasciavano le certificazioni (false) senza aver mai eseguito la visita obbligatoria che attestasse il reale decesso della salma. 

Le indagini del pm Renza Cescon, condotte dalla squadra mobile, diretta da Antonino Sfameni, sono a una svolta, con le richieste di arresto e di altre misure cautelari partite dalla Procura e con gli interrogatori preventivi fissati la prossima settimana, così come previsto dalle nuove norme garantiste su alcuni tipi di reati, fra cui la corruzione.

L’inchiesta, giunta alla terza tranche e che per la prima volta vede medici a rischio di arresto, era partita proprio da un errore: un documento che avrebbe dovuto certificare la morte di una persona, ma che in realtà era in vita. Un campanello d’allarme, che ha messo gli investigatori sulle tracce del secondo livello del business dei decessi, che porterebbe dritto al personale dell’azienda sanitaria provinciale: solo nei mesi di agosto e settembre 2024 Passalacqua e Fogazza avrebbero intascato 3000 euro a testa: 1500 al mese.

Le prime due inchieste condotte dalla squadra mobile sugli addetti alle camere mortuarie del Policlinico e dell’ospedale Cervello avevano svelato «i regalini» che tutte le agenzie funebri erano solite fare - alcuni dei titolari e degli impiegati avevano raccontato ai magistrati che «o si faceva così o niente» - per accelerare le pratiche burocratiche, l’esecuzione di elettrocardiogrammi o per favorire l’uscita e il rilascio dei defunti prima delle 24 ore previste dalla legge. I poliziotti trovarono anche fogli e pizzini nascosti nei cassetti e in un caso decine di appunti scritti pure su un calendario, che fungevano da rudimentali libri mastri. Altrimenti «da qui non esce nulla» dicevano gli addetti delle camere mortuarie ai dipendenti delle pompe funebri. Per rilasciare prima le salme, però, erano necessari anche i certificati necroscopici: per legge la visita andrebbe eseguita 15 ore dopo il decesso. Tempi che, secondo la Procura, le agenzie funebri volevano accorciare, saltando di netto l’iter burocratico. 

Per 29 sono scattati a vario titolo le richieste di arresto e di obbligo di firma per corruzione: oltre ai medici Fogazza e Passalacqua, ci sono Salvatore Ales, 57 anni, Michele Algozzino, 45, Giampaolo Arrigo, 44, Giuseppe Calafiore, 63, Salvatore Calafiore, 65, Francesco Castagna, 46, Francesco Chifari, 49, Francesco Ciulla, 60, Ion Cuzic, 61, Fedele Ambrogio, 61, Maverick Di Sangro, 28, Salvatore Mannino, 36, Emanuele Marrella, 61, Matteo Mondello, 55, Salvatore Paternostro, 40, Vito Paternostro, 50, Alessandro Pumo, 30, Ignazio Randazzo, 42, Antonino Rizzuto, 46, Luigi Scimò, 59, Francesco Trapani, 34, Francesco Vassallo, 68, Francesco Velletri, di 79 anni, Salvatore Vicari, 34, Vito Vinciguerra, 58, Fedele Vitale, 54 anni. Molti dei nomi ricorrono nelle precedenti inchieste: gli interrogatori di garanzia sono stati fissati davanti al Gip Emanuela Carrabbotta il 3 e il 4 settembre. Questo terzo filone squarcerebbe il velo sull’ultimo tassello di una incredibile e efficiente macchina burocratica che si muove in parallelo: dietro compenso tutto andava più veloce, anche i certificati dell’ospedale (di cui si occupavano gli infermieri delle camere mortuarie) e i certificati di morte redatti e rilasciati dall’Asp. Il costo dell’efficienza sarebbe caricato inevitabilmente sul prezzo totale del funerale che le famiglie devono pagare. Le agenzie funebri erano vittime o complici? Nei precedenti interrogatori quasi tutti i titolari hanno risposto, denunciando a loro volta come questi pagamenti fossero «imposti».

GdS, 28 agosto 2026

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