ADELFIO ELIO CARDINALE
Quarantaquattro anni addietro. «Alle ore 8,20 circa dell'undici agosto 1982, alla centrale operativa della Questura di Palermo, perveniva comunicazione telefonica con cui veniva segnalata una sparatoria all’interno del locale ospedale Policlinico… Nel viale antistante l'ingresso dell'Istituto di medicina legale, riverso sull'asfalto e vicino all'autovettura Peugeot targata PA 521970, di proprietà dell'ucciso, giaceva il cadavere del prof. Giaccone Paolo… stimato docente la cui attività nel settore sanitario lo aveva portato a conseguire numerosi riconoscimenti…».
Nel 1982 furono compiuti numerosi omicidi per mano mafiosa, alcuni contro uomini delle Istituzioni tra i quali – oltre Giaccone – Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e le relative scorte. Tanti nomi come lapidi della memoria. Palermo è la capitale della memoria, la Via crucis delle vittime di mafia.
Erano i tempi nei quali il sindaco limiano di Palermo affermava che il fenomeno mafioso era meno esteso di quanto si immaginava. Una menzogna etico-politica. Infatti, sul Giornale di Sicilia, in prima pagina, sotto la notizia dell'omicidio Giaccone, apparve un articolo emblematico di quel periodo squallido e feroce: «Solitudine di Dalla Chiesa», scritto dal direttore Fausto De Luca, che evidenziava la mancata concessione al Generale - nominato Prefetto di Palermo - dei famosi poteri di coordinamento. Concludendo che Dalla Chiesa si sentiva praticamente solo. Isolamento che lo portò a morte per mano assassina.
Paolo Giaccone - per la sua riconosciuta competenza, precisione e inattaccabile onestà - fu per decenni consulente della magistratura, delle istituzioni, dei corpi dello Stato. Le sue perizie e autopsie su illustri personaggi rappresentano uno spaccato dei delitti della criminalità organizzata di quel decennio: Piersanti Mattarella, Michele Reina, il colonnello Russo e il capitano Emanuele Basile, Gaetano Costa, Cesare Terranova, Lenin Mancuso, Mario Francese.
Il suo omicidio è collegato alla strage di Natale del dicembre 1981, nelle vie di Bagheria, con quattro persone uccise, tra cui un innocente pensionato, Onofrio Valvola. La perizia permise di collegare un'impronta a Giuseppe Marchese, uno dei sicari della cosca di Corso dei Mille. Giaccone ricevette molte pressioni e minacce per modificare la perizia, rifiutando inviti da ambienti vicini alla mafia, anche con una violenta telefonata di un sedicente avvocato. Per questo deciso e ostinato rifiuto il Professore morì per rispondere alla propria coscienza, alla sua serietà e all'impegno. Giaccone rimane una severa voce civile, che diventa eroe per l’intemerata coerenza con la quale affrontò una morte preannunciata, per riaffermare l'etica del lavoro che forse - ricordando il grande poeta Biagio Marin - è un’esigenza morale di alcuni uomini, più uomini degli altri. Ma egli era animato, oltre che da un virile coraggio, anche da infinita speranza nel futuro dell'Italia e della Sicilia migliori.
Breve sintesi biografica per i più giovani. Giaccone era nato a Palermo nel 1929. L'istruzione cattolica lo permeò per tutta la vita, unita a sentimenti di solidarietà civile e a convinzioni democratiche. Si iscrisse nel 1947 a Medicina frequentando - sin dal terzo anno - l'Istituto di Medicina Legale, diretto dal prof. Ideale del Carpio. Nel 1953 si laureò con il massimo dei voti e la lode, con una tesi in ematologia forense. Dopo la laurea iniziò la sua carriera nell'ambito della Medicina legale accademica, con progressione meritoria: incaricato di Antropologia criminale, titolare di Medicina legale a Giurisprudenza, professore di ruolo di Medicina legale nella Facoltà medica del nostro ateneo. Con il prof. Del Carpio fu ideatore e fondatore del centro Avis, donando per ben 56 volte il suo sangue. In tema di donazione di organi e sangue egli incitava a trasformare un transitorio atto di pietà in «cultura della donazione», cioè costume diffuso e costante, tale da divenire cosciente civismo. Nel quadro della nostra Costituzione, che disegna un'antropologia che non conosce l'indifferenza.
Palermo ha onorato e ricordato in maniera degna Paolo Giaccone. Il Policlinico e due strade sono state a lui intestate, oltre un murale antimafia con la sua immagine. Nel 2012 è stata insignito alla memoria, della medaglia d'oro, «Al merito della Sanità pubblica». Un monumento in suo onore è stato eretto nel luogo dove fu ucciso e l'Ordine dei Medici ha istituito la «Medaglia d'oro Giaccone» da assegnare ogni anno a un medico esemplare.
La memoria non è uno sguardo al passato, ma senso del presente di ogni valore. Ma la memoria non basta. Non dimentichiamo un principio fondamentale: l'esempio come bussola civile, per non tornare indietro fra regressioni e baratro. Per questo è necessario coinvolgere giovani, scuole, studenti. Bisogna isolare la mafia. La battaglia non può essere solo repressiva ma culturale, per diffondere il convincimento della legalità.
Il Procuratore Generale Lia Sava, parlando dell'etica delle professioni, ha affermato che ogni professione è una forma di partecipazione alla costruzione della società, una sorta di patto sociale, custode di un futuro che stiamo delineando. Giaccone testimoniò con la morte la fede nell’onestà e nella giustizia.
GdS, 11 agosto 2026

Nessun commento:
Posta un commento