Nuccio Anselmo
Messina - Sarà ricordato in tutto il mondo come il clamoroso colpo di Ferragosto. Che ha fatto tornare in mente l’incredibile e rocambolesco furto messo a segno quasi un anno fa al Louvre di Parigi. Una ulteriore ferita per l’anima di Messina.
Tutto è durato pochi minuti e la “banda del museo”, tre o quattro persone, due sono entrate, immortalate dalle telecamere di sorveglianza, vestite di scuro con i caschi in testa a quanto pare perfino coperti da magliette nere per non far individuare le marche, ha messo a segno uno dei furti d’arte più clamorosi e facili nella storia del nostro Paese. Rubando dal museo regionale Accascina quattro capolavori dal valore inestimabile di Antonello da Messina, ovvero uno dei più importanti e conosciuti pittori al mondo, e perdendone pure due per strada. Ma sono opere “invendibili”.
Nelle ore in cui a Messina sfilava la Vara, il grande carro della Madonna dell’Assunta invocata quest’anno anche per i morti del crollo alla Pistunina, con tutte le forze dell’ordine impegnate nel servizio di controllo e una città intera dietro quel vessillo di fede, in quelle stesse ore i ladri a circa 4 chilometri di distanza violando il sistema d’allarme hanno fatto irruzione nel museo. Intorno alle 20.45 il furto, mentre la machina votiva arrivava in via I Settembre. I ladri si sono diretti subito verso l’opera più preziosa del pittore più iconico della città dello Stretto: il Polittico di San Gregorio; poi hanno trafugato una sua piccola tavoletta bifronte raffigurante Madonna e Cristo in pietà. Sono riusciti a smontare il Polittico e a portarne via tre tavole, una principale e due secondarie (la centrale della Madonna e le due laterali superiori nelle cimase, l’Angelo Gabriele e l’Annunziata), abbandonando poi le altre due - con i santi Gregorio e Benedetto -, davanti all’edificio, lungo la ringhiera che costeggia il viale Annunziata. Due delle sbarre che recintano l’area sono leggermente piegate, come per consentire il passaggio, proprio dove sono state trovate le due tavole abbandonate. Che ora si trovano nel caveau del museo. Per compiere l’operazione della tavoletta bifronte i ladri hanno dato dei colpi violentissimi - forse con un piede di porco, lo stesso adoperato per entrare dalla porta di sicurezza che sporge sul viale Annunziata ? - alla teca in vetro blindato che la custodiva, bucandola al centro. Forse l’opera si è pure danneggiata con i colpi violenti.
Ma c’è un giallo tutto da chiarire nella catena degli eventi. Qualcosa evidentemente non ha funzionato. L’allarme è scattato solo intorno alle 21 passate e non dall’interno della struttura museale, che oltretutto sabato pomeriggio era chiusa ai visitatori, nonostante la presenza di quattro custodi in servizio per il turno notturno 19,30-7,30. È scattato esternamente con una telefonata al 112 da parte di un cittadino che ha segnalato la presenza di alcune tavole pittoriche sul viale Annunziata, praticamente appoggiate alla ringhiera esterna del museo. Forse proprio la sua presenza ha disturbato i ladri. La Polizia ha raccolto la segnalazione è ha inviato subito una Volante, i poliziotti hanno poi recuperato le due opere e sono arrivati al museo. Solo allora, con un giro di perlustrazione congiunto con gli agenti, all’interno delle sale, i quattro custodi si sarebbero resi conto del clamoroso furto.
«La Procura di Messina sta procedendo a carico di persone, allo stato, ignote, in ordine al delitto previsto dall’art. 518-bis, comma 2, codice penale, furto pluriaggravato di opere d’arte», ha scritto ieri in una nota il procuratore capo di Messina Antonio D’Amato. Le attività investigative, le segue la pm Maria Di Mulo, sono delegate alla Squadra mobile e ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale. È anche in arrivo in Sicilia da Roma un gruppo di carabinieri per supportare i colleghi.
Tra la mattina e il pomeriggio sono stati sentiti, sul posto e poi in Questura, la direttrice del museo Marisa Mercurio e i quattro custodi che erano in servizio, oltre ad altro personale. Sono state acquisite le immagini degli impianti di videosorveglianza del museo e di quelli posti lungo la strada. Ma non si esclude anche una fuga via mare. Ai raggi x soprattutto i “buchi” del sistema di sicurezza. Se ci sia stato o no un basista interno sarà accertato dalle indagini. C'è un punto sul quale gli investigatori si stanno concentrando. L’allarme sarebbe scattato quando la banda ha forzato l’ingresso e rotto i vetri della teca. Non c’era nessuno dei custodi nella room dei controlli di sicurezza a osservare i monitor in quel momento? E perché non sono intervenuti quando è scattato l’allarme, che sarebbe stato tra l’altro disattivato da qualcuno di loro subito dopo? Forse è stato percepito come un falso allarme? O cosa? Sono tutti interrogativi a cui dare risposta.
GdS, 27/8/2026

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