lunedì, agosto 31, 2026

Le dittature cancellano i diritti dei cittadini e pure la vita


Don Francesco Romano / Don Cosimo Scordato

Abbiamo appreso, in questi giorni, che Kim Jong-un, il dittatore della Corea del Nord, si è impegnato a inviare a Putin, oltre ai precedenti, altri cinquantamila soldati nord-coreani da utilizzare nella guerra tra Russia e Ucraina. Cosa pensarne? 

Presupponiamo che la Russia stia avendo difficoltà a reclutare militari per la decantata “operazione speciale” e che la morte di centinaia di migliaia di persone, inviate al fronte ormai da cinque anni, abbia cominciato a scuotere l’opinione pubblica. Migliaia di giovani, coinvolti in esercitazioni che non dovevano essere pericolose, non sono più tornati e questo avrà resa incalzante la richiesta dei genitori ad avere i corpi dei propri cari almeno per poterli seppellire. Il ricorso a militari stranieri è certamente un sintomo della debolezza del governo russo. Ciò non toglie che, neppure sul fronte ucraino, ci sia una situazione meno drammatica. Presupponiamo, inoltre, che la Russia dia qualcosa in contraccambio alla disponibilità del dittatore nordcoreano; in questo caso i soldati si configurano come vera merce di scambio per qualche favore (economico, militare o di altro genere) che la Nord Corea attende o ha già avuto da Putin.

 

Ma ci chiediamo: chi ha il diritto di disporre della vita di una persona esponendola anche al rischio della morte? Secondo noi nessuno può disporre della vita altrui e, se ciò avviene, è un vero crimine contro la dignità della persona umana, che consideriamo come il presupposto di qualsiasi regolamentazione della vita sociale. Pertanto chiamiamo ‘dittatura’ qualsiasi sistema politico che, in vario modo, tende a disporre della vita dei propri cittadini, seppure con modalità diverse. Al vertice poniamo il dittatore puro, che concentra in sé tutti i poteri, dispone della forza dell’esercito e può interferire con gli altri poteri sia legislativo che esecutivo. Egli tiene soggiogati i cittadini, li minaccia, ne dispone a suo piacimento e non ci si può opporre alle sue decisioni pena l’esser tagliati fuori anche fisicamente. Stiamo facendo riferimento alla dittatura perché, secondo l’analisi di qualche autore (G. Agamben), in essa l’autorità viene esercitata, all’interno di un paradigma nel quale il sovrano può decidere anche la morte dei sudditi senza che egli possa essere accusato o processato perché, essendo egli sopra e oltre la legge, la attua sospendendola. 

Ebbene lo stesso autore rileva che anche le cosiddette democrazie potrebbero essere dittature velate nella misura in cui regolamentano le vicende che hanno a che fare col corpo umano (salute, prevenzione, sospensione di diritti come nel caso del Covid…), e soprattutto nel momento in cui dispongono del corpo umano come avviene nel caso delle guerre. Purtroppo è una costante storica che migliaia di persone siano state sacrificate a una causa riconducibile alla volontà del sovrano; e, anche al presente, migliaia di giovani, magari invogliati da lauti guadagni (se sopravviveranno!), vengono votati alla morte con i crismi della causa giusta decisa dal sovrano o dal governo di turno.

A questo punto fa bene la comunità a vigilare su quella che l’autore chiama “situazione di eccezione”, ovvero, situazione nella quale vengono sospesi i rapporti normali della convivenza. Da questo punto di vista, fa bene Agamben a rilevare che tutti i sistemi politici somigliano alla dittatura nella misura in cui fanno appello a una situazione di eccezione che giustifica, per esempio, interventi bellici lasciando fuori dal giudizio i governi interessati. Di fronte a questo stato di cose, lucidamente analizzato da Agamben nell’opera Homo sacer, dobbiamo sentirci interpellati a lavorare anche qui alla ‘prevenzione’ rispetto al ricorrente “stato di eccezione”, che fa emergere le latenze autoritarie e liberticide di ogni governo. Il vero contrappeso a tutto ciò è la costruzione di una politica radicalmente nuova. Rispetto alle degenerazioni del passato nel quale tutto è stato consentito, attraverso l’utilizzo di continui stati di eccezione, la politica deve ripartire dal diritto di ogni cittadino di non essere disponibile a essere cosificato dagli altri e utilizzato a fini bellici. Dopo le precedenti riflessioni ci viene naturale la proposta che quando il genitore va a ‘rivelare’ (bellissimo termine) il figlio al Comune dichiara che di suo figlio non deve disporne nessuno, neppure il padre o la madre. 

A tal proposito facciamo bene a ricordare che nel Medio Evo, di fronte al dittatore/tiranno, la morale cristiana prevedeva la sua deposizione anche nella forma estrema della insurrezione e del suo abbattimento. Senza ricorrere a questi stati di emergenza, per noi è meglio lavorare a non … rendere possibile l’emergere della cresta di nessun dittatore!

GdS, 29/8/2026

Nessun commento: