Sara Awad e Youssef Hassan Holgado
Un nuovo ostacolo, quasi impossibile da superare, si è aggiunto alle già tante difficoltà che affrontano gli studenti di Gaza vincitori di borse di studio per l'anno accademico 2025/2026 presso le università italiane.
Per molti di loro, la speranza di raggiungere finalmente un luogo sicuro sembrava vicina. Poi è arrivata l'amara sorpresa. Cioè una richiesta mai fatta agli oltre 200 studenti arrivati finora: ottenere una certificazione di lingua italiana. L'obbligo è arriva così senza preavviso, nel mezzo dei preparativi per una nuova evacuazione. Nessuno, tra coloro che stavano collaborando al processo di evacuazione, è stato preparato a questo cambiamento. Anche le università non erano pronte. Per questo motivo gli Atenei da settimane hanno avviato interlocuzioni con la Farnesina e le autorità competenti per permettere ai borsisti gazawi di continuare il loro percorso.
L'Italia è stata uno dei paesi più attivi nel sostenere l'evacuazione degli studenti dalla Striscia. Dall'ottobre 2025 sono state realizzate sette missioni di evacuazione, che hanno permesso a 230 gazawi di raggiungere un luogo sicuro. Tutti loro stanno cercando di ricostruire la propria vita, proseguire gli studi e riprendersi dal trauma della guerra. E a nessuno di loro è stato fatto un colloquio in italiano prima di partire. «Ho ricevuto una chiamata dall'ambasciata italiana nel novembre del 2025 ma era in inglese. Non parlavo l'italiano, lo sto studiando qui all'università di Bari», dice Fares Alfarra iscritto nell'università pugliese.
Nelle circolari per gli anni accademici 2025/2026 e 2026/2027 rivolte agli studenti internazionali viene richiesta la lingua B2 in italiano, tranne per alcune categorie di persone che sono esonerate (ma non sono menzionati i gazawi). In ogni caso, stando ai documenti, spetta alle università verificare il requisito prima di accettare le candidature. Finora gli atenei non hanno sollevato obiezioni, anzi. Inoltre, chi viene da Gaza rientra nella categoria di profughi di guerra – non paragonabile a studenti Erasmus – proprio come gli ucraini accolti nelle università italiane e ai quali non è stata richiesta la lingua italiana. Alle nostre richieste di commento la Farnesina ha risposto: «Non sono in vigore restrizioni sotto il profilo dei requisiti linguistici per gli studenti palestinesi. Restano invece applicabili i requisiti previsti dalla circolare Maeci/Mur, che richiede il livello B2 per l'accesso ai corsi in lingua italiana e, analogamente, un adeguato livello di conoscenza della lingua inglese per i corsi in inglese». Non spiega però come mai l'applicabilità dei criteri sia cambiata nel tempo e non siano stati informati gli Atenei italiani.
Senza preavviso
I 60 studenti bloccati a Gaza hanno ricevuto nelle ultime due settimane telefonate da parte dell'ambasciata italiana a Gerusalemme. Chiamate condotte in italiano, una lingua che la maggior parte di loro non conosce. Una sorta di test preventivo – effettuato senza consenso e senza preavviso neppure agli stessi atenei – nel pieno di una catastrofe umanitaria che risulta una novità. Sono giovani che da mesi sopravvivono allo sfollamento, ai bombardamenti, al lutto e all'incertezza. La loro quotidianità è fatta di macerie e morte, non è compatibile con l'apprendimento di una lingua.
«Due settimane fa l'ambasciata ha chiamato alcuni studenti a Gaza e a loro è stato anche negato di parlare in inglese», racconta a Domani Federica Calbini, volontaria del progetto Fiori dai cannoni ch e segue l'evacuazione di ragazzi e ragazze intenzionati a iscriversi all'università di Sassari. «L'ateneo aveva già fatto presente la propria disponibilità a colmare le lacune di italiano una volta che gli studenti fossero arrivati qui. Chi è partito con le precedenti evacuazioni ha seguito corsi intensivi e proprio oggi si è tenuto un primo esame: tutti lo hanno superato senza problemi», aggiunge. Emerge anche una disparità di trattamento tra studenti. «Alcuni di quelli rimasti bloccati a Gaza a causa dei requisiti linguistici fanno parte dello stesso decreto di assegnazione delle borse di studio di altri già arrivati in Italia, ai quali non è stato chiesto nulla», conclude Calbini.
La comunicazione
«Siamo profondamente dispiaciuti di informarti che non sarà possibile includere il tuo nome nella prossima evacuazione. Ci dispiace», ha scritto un professore di una università italiana in una email inviata a uno studente a Gaza, che preferisce mantenere l'anonimato.
«Abbiamo contattato il Maeci, che ha sottolineato con forza la necessità di applicare rigorosamente le nuove procedure relative all'ingresso, al soggiorno e all'iscrizione degli studenti internazionali. A seguito della pubblicazione di queste nuove linee guida nazionali, le norme relative alla competenza linguistica per la lingua di insegnamento scelta sono diventate notevolmente più rigide», prosegue il testo della mail. Anche qui si forniscono garanzie sui corsi di lingua. «Abbiamo ufficialmente garantito al ministero che la nostra università adotterà misure concrete per iscriverti a corsi intensivi di lingua italiana e inglese durante l'estate, assicurando che tu sia pienamente preparato per l'inizio delle lezioni a settembre». Ma non c'è stato nulla da fare. Finora la solidarietà delle istituzioni italiane aveva offerto speranza in un momento in cui la speranza veniva distrutta. Ma lasciare Gaza non è solo un'opportunità. È anche una perdita profonda. Significa riaprire molte ferite nei sopravvissuti. Molti dei 230 studenti già arrivati in Italia stanno ricevendo supporto psicologico. Il problema non è apprendere l'italiano. La questione è piuttosto che i borsisti si sono trovati un nuovo ostacolo da superare senza alcun preavviso chiaro. A maggior ragione per chi ha intenzione di scriversi a corsi interamente in inglese. Gli studenti vivono ora in una situazione di grande confusione. Per chi è arrivato nei mesi scorsi il processo era lineare, accessibile e comprensibile. Quasi tutti stanno ancora imparando l'italiano. Ogni giorno frequentano lezioni in un ambiente universitario stabile e al sicuro. Una sessantina di loro, invece, sono in attesa. Ma le bombe e i proiettili israeliani continuano a mietere vittime. Lunedì, a Gaza, è stata uccisa una studentessa. Aveva 18 anni.
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Sara Awad e Youssef Hassan Holgado
Domani.it, 24/6/2026

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