Nel libro “Giuliano, mito o…”, edito da Rise e Press e promosso dall’A.N.F.I. (Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia) è descritta in tutte l sue sfaccettature la vicenda umana e criminale del bandito Salvatore Giuliano, che segnò nell’immediato dopoguerra un periodo tormentato della storia della Sicilia
PIPPO LA BARBA
I sei coautori del volume: Michele Nigro, Sara Favarò, Leoluca Cascio, Leonardo Gentile, Carmine Mancuso e Luigi Simanella danno tutti un solido contributo alla ricostruzione del contesto storico ed evidenziano l’intreccio tra verità giudiziaria e verità effettuale, tra cronaca e mito, tra istituzioni deviate e disagio sociale.
Michele Nigro ricostruisce la verità giudiziaria così come codificata negli atti ufficiali, con una efficace sintesi che tocca tutte le fasi della vita e del contesto in cui operò Giuliano, dal periodo iniziale del contrabbando proseguendo con le efferate uccisioni di carabinieri e sindacalisti, sino alla strage di Portella della ginestra, che precede l’arresto e l’uccisione, conformemente agli atti ufficiali.
In questo excursus è inserito un episodio testimoniato da un altro coautore, Leonardo Gentile, Maresciallo della Guardia di Finanza oggi in pensione. Gentile indagò, a seguito di una segnalazione del giornalista Andrea Ballerini, sul ritrovamento del cadavere del finanziere Vincenzo Mazzarella, rinvenuto il 30 giugno 1948 in un anfratto vicino Scopello, a Punta Capreria, zona che ricade nell’odierna Riserva dello Zingaro. Grazie all’impegno investigativo di Gentile il delitto di Vincenzo Mazzarella venne addebitato alla banda Giuliano e il finanziere fu insignito della medaglia d’argento al valore militare.
Ma accanto a queste cronache giudiziarie il libro vuole gettare un fascio di luce sulla vicenda umana del bandito e sui risvolti sociali che essa ha avuto.
C’è tutta una letteratura al riguardo, alimentata dalla vulgata popolare e dalla tradizione orale dei cantastorie, ma anche da ricercatori seri, che vorrebbe il bandito sopravvissuto e riparato negli Stati Uniti.
Diversi giornalisti e storici hanno messo in dubbio sin dal rinvenimento del cadavere di Giuliano la versione ufficiale del conflitto fuoco e la stessa identificazione del bandito.
Tra questi uno dei coautori del volume, Luigi Simenella, che dà una testimonianza diretta della “presunta” morte di Salvatore Giuliano.
Sui risvolti mitologici, o, se vogliamo, evocativi del banditismo si sofferma la scrittrice e giornalista Sara Favarò, che spiega come e perché è nato il mito Giuliano.
Secondo la Favarò alcuni tratti rocamboleschi della vita del bandito vanno ben oltre l’aspetto cronachistico e lo stesso disegno politico dell’indipendentismo.
Sulla stessa lunghezza d’onda è l’antropologo Leoluca Cascio, che parla di un banditismo sociale, e collega il fenomeno all’esplodere del ribellismo dei ceti subalterni vittime di soprusi e vessazioni da parte dei padroni. Da qui nasce secondo Cascio l’idea romantica di Giuliano Robin Hood , del bandito che ripara i torti…
Pippo La Barba

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