sabato, ottobre 08, 2011

Castelbuono, i carabinieri arrestano un uomo per furto di carburante dagli automezzi Ato

Mario Macaluso
I Carabinieri della Stazione di Castelbuono hanno tratto in arresto una persona del luogo ritenuta responsabile di furto aggravato. Nel corso di un servizio di controllo del territorio, la pattuglia dell’Arma, transitando nei pressi del locale autoparco della Società Ecologia ed Ambiente, notavano un’autovettura parcheggiata in una stradina laterale. Insospettiti, gli investigatori entravano nel parcheggio dove si trovavano parcheggiati gli auto-compattatori per la raccolta dei rifiuti urbani. Così si poteva notare che un cancello d’accesso all’area era stato forzato e proseguendo, si rinvenivano due taniche in plastica vuote nei pressi di uno dei mezzi. Continuando nel sopralluogo, infine, i Carabinieri rinvenivano ulteriori due taniche già piene di gasolio, per complessivi litri 60 circa, vicino al serbatoio di un altro automezzo, ed un tubo verosimilmente utilizzato per il travaso del carburante. Iniziavano così subito le ricerche dell’autore del furto, il quale alla vista dei Carabinieri, furbescamente riusciva ad allontanarsi dal posto. L’abile predatore, fermato, dopo vari accertamenti, veniva identificato e successivamente raggiunto nei pressi della sua abitazione in via Cefalù. È stato così tratto in arresto Mario Macaluso, 55enne, muratore, per furto aggravato di gasolio. L’arrestato giudicato con rito direttissimo, dopo avere patteggiato una condanna ad anni uno e mesi sei di reclusione ed € 400,00 di multa, è stato rimesso in libertà.
Palermo, 08 ottobre 2011

La denuncia di Libera: ''Ipoteca delle banche su metà dei beni sequestrati ai mafiosi''

Gian Carlo Caselli
«Mafie al Nord, dall’infiltrazione al radicamento». Su iniziativa di Libera se ne discute - da ieri sino a stasera - fra magistrati, amministratori pubblici, economisti e volontariato. Ne riassume il senso Gian Carlo Caselli, procuratore capo di Torino: «Nelle tre regioni del Nord Ovest ci sono state operazioni importanti contro le mafie. A titolo personale mi sembra di poter cogliere che da parte di alcuni settori politici e imprenditoriali si sia espressa la tendenza a sottovalutare e a rimuovere il fenomeno, anziché porsi il problema degli antidoti. Spero che questi due giorni di riflessione comune aiutino ad andar oltre. Il protocollo appena firmato fra Unioncamere Piemonte e Libera va in quella direzione e servirà a mettere in Rete informazioni utili all’osservatorio sulla criminalità organizzata». LEGGI TUTTO

Il Festival della Legalità di palermo. "Ragazzi, la verità sia sempre al di sopra di tutto!"

Il Festival della Legalità a Villa Filippina
Esiste ancora il giornalismo d'inchiesta? E' ancora possibile nell'epoca di internet quando le nostre poste elettroniche sono intasate di comunicati stampa e con un pendrive si porta via un'ordinanza? Semplici, efficaci e attualissime domande poste da Claudio Reale, capo redattore di "S", ai colleghi giornalisti invitati, nell'ambito della quarta edizione del Festival della legalità che si è tenuto a Palermo presso la suggestiva Villa Filippina, a discutere di giornalismo. Il primo a rispondere alle sollecitazioni di Reale è stato il nostro direttore Giorgio Bongiovanni che si è rivolto in modo particolare ai 400 ragazzi delle scuole superiori e inferiori che sotto un sole ancora caldo hanno ascoltato con pazienza il dibattito: "Se volete diventare giornalisti o comunque entrare nel mondo della comunicazione, cercate di evitare i compromessi. Nel mondo del giornalismo succede un po' come nel mondo della mafia. Ti fanno un "favore", ma poi lo devi restituire. Vi consiglio quindi di non scendere a patti, di sviluppare il vostro talento e di cercare sempre la verità anche se va contro e al di sopra di voi stessi. Vedrete allora che la Vita, o Dio per chi è credente, vi aprirà il cammino per arrivare dove voi volete". LEGGI TUTTO

Totò Riina: "Mio figlio deve andare via da Corleone!"

Totò Riina
di Lirio Abbate
Affidarlo a un avvocato affinché si faccia 'un avvenire' in Toscana, lontano dalla Sicilia. E' il progetto del boss per il figlio appena scarcerato. Ma gli investigatori si chiedono cosa nasconda
Per Totò Riina suo figlio "Salvuccio" di 34 anni, dopo il carcere non avrebbe dovuto mettere piede a Corleone. Né in Sicilia. Il capo di Cosa nostra - che è sempre prodigo di messaggi sibillini - ha programmato da tempo un futuro diverso per il suo giovane rampollo, che in cella ha trascorso complessivamente otto anni per mafia. Salvuccio la scorsa settimana è tornato in libertà ostentando il sorriso sulle labbra. Una posa d'altri tempi, che imita i grandi boss scarcerati negli anni Settanta. Quando il penitenziario era considerato un'università del crimine e la liberazione una laurea per avanzare di grado. Secondo quanto ha appreso "l'Espresso", Totò Riina vorrebbe che il suo unico figlio maschio in libertà dimenticasse Corleone: confida che il suo avvenire si svolga in Toscana, lontano dal borgo arroccato sulle montagne che segnano il confine della provincia di Palermo. Questa volontà del "capo dei capi" è stata registrata dagli investigatori durante il colloquio avvenuto nel luglio dello scorso anno fra lo "zio Totò" e suo figlio Giovanni, 35 anni e un ergastolo da scontare. Entrambi pensano al destino di Salvuccio fuori dalla prigione. "Gli voglio consigliare, se potesse andare dalle parti di Firenze, perché al paese (Corleone, ndr.) non glielo fanno stare". Anche nel rigore del carcere duro, il vecchio padrino sapeva prevedere che a Corleone non avrebbe tirato aria buona per il giovane Riina. E così è stato. Il sindaco e una parte degli abitanti lo hanno indicato come persona "indesiderata". E lo stesso clima si respira a Padova, dove il giudice di sorveglianza lo aveva inviato a lavorare in una onlus che si occupa del recupero di tossicodipendenti. Ma quella di Corleone è una scelta obbligata: Salvuccio deve scontare un residuo di un provvedimento di prevenzione emesso nel 2002 dal tribunale di Palermo. Le parole di Totò Riina però vanno sempre lette con attenzione per cercare di filtrare veleni e "tragedie", termine con cui i mafiosi indicano manovre e depistaggi. Quel figlio è l'unico erede che può ancora avere un futuro e vuole che ciò avvenga a Firenze. Per questa operazione lo affida ad un legale che secondo il padrino potrebbe trovargli un lavoro vicino al capoluogo toscano. "Perché sotto la guida di questo avvocato, potrebbe farsi un avvenire". Giovanni Riina ribatte al padre: "Non ti preoccupare, Salvo non è stupido". Solo le preoccupazioni di un padre? Chi conosce il boss e il suo linguaggio, pensa invece che "queste parole forse nascondono qualcosa legato a Cosa nostra". Quando nel confronto racconta le accuse che in passato gli hanno rivolto i pm, Riina senior usa un tono lamentoso, nel tentativo di impietosire gli inquirenti: "Dicono che ho mandato il figlio a Corleone a comandare, perché deve fare il capo mafia e deve prendere il posto del padre... un bambino, un ragazzo a 23 anni, un geometra...". E ora gli investigatori si chiedono cosa nasconda quell'indicazione toscana. Perché, come disse il pentito Gaspare Mutolo, "Riina a guardarlo sembra avere la faccia da angioletto, ma inganna, perché quel volto apparentemente innocente, nasconde un diavolo".
L'Espresso, 7 ottobre 2011

venerdì, ottobre 07, 2011

Cidma (ovvero) Centro Inutilizzabile di Documentazione sulla Mafia e sul movimento Antimafia

Corleone, la sede del Cidma
A Corleone, il Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia e il movimento Antimafia (Cidma) è uno dei tanti paradossi della lotta culturale a Cosa nostra: potenzialmente interessantissimo, sopravvive imbalsamato per colpa dei veti politici, e solo grazie alla buona volontà di chi ci lavora.
“Falcone e Borsellino non li ho conosciuti. Quando sono morti avevo 15 anni. Avevo sentito parlare di loro, ma nella spensieratezza – o nella pigrizia – della mia gioventù non mi ero mai presa la briga di andare a vedere chi fossero. Oggi questo è uno dei miei rimpianti. E forse, tra le altre cose, una delle ragioni per cui lavoro qui”. Marilena è una guida molto generosa. Accompagnandoci a visitare il Centro Internazionale di Documentazione sulle Mafie e Movimento Antimafia di Corleone non si risparmia. ” A volte mi dicono che mi arrabbio, mentre spiego ai visitatori le foto e i documenti che sono presenti al centro. Ma in qualche modo io c’entro con questo mondo, perché il mio bisnonno è stato una vittima della mafia, anche se questo non viene riconosciuto. Era una guardia campestre ed è stato ucciso da Luciano Liggio, quando questi era solo un ladro di galline. LEGGI TUTTO

Assegnato a tre donne il Nobel per la Pace

Tawakkul Karman, Ellen Johnson-Sirleaf, Leymah Gbowee
Ellen Johnson Sirleaf, presidentessa della Liberia, la sua concittadina Leymah Gbowee, avvocato impegnato per i diritti femminili premiate insieme all'attivista yemenita Tawakkul Karman "per la loro lotta non violenta a favore del processo di costruzione della pace". Quest'ultima dedica la vittoria alla primavera araba
OSLO - Il premio Nobel per la pace 2011 è andato a tre donne: Ellen Johnson-Sirleaf, presidentessa della Liberia, Leymah Gbowee, avvocatessa liberiana e all'attivista yemenita Tawakkul Karman, "per la loro lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto a partecipare al processo di pace". La commissione norvegese si è augurata che l'assegnazione del premio alle tre esponenti femminili "aiuti a porre fine all'oppressione delle donne, che ancora esiste in molti Paesi, e a realizzare "il grande potenziale" che le donne possono rappresentare per la pace e la democrazia. LEGGI TUTTO

Riina jr torna a Corleone da “persona non gradita”

Riina Salvuccio
Dopo aver scontato una pena di otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa, sabato è uscito dal carcere di Voghera e, da Nord a Sud, sono iniziate le prime polemiche. Giuseppe Salvatore Riina, detto ‘Salvuccio’, 34 anni, terzogenito del capomafia Totò Riina, è tornato nella sua Corleone (Palermo), nell’abitazione della madre Ninetta Bagarella, e il sindaco ha già fatto sapere di ritenerlo ”persona non gradita”. Il figlio del boss avrebbe voluto raggiungere Padova e lavorare in un’associazone onlus, ma i giudici gli hanno imposto l’obbligo di dimora e di rientro a casa entro le 21 da scontare proprio a Corleone. Adesso, commenta Salvuccio Riina intervistato dal Corriere della Sera, ”dopo 8 anni e 10 mesi sono un uomo libero. Un uomo che ha studiato, si è diplomato, studia all’università e vuole vivere la sua vita da cittadino di questo Stato riprendendo a lavorare, come è diritto di chi ha pagato il suo conto, come vorrei ricordare a quanti richiamano sempre le regole e le norme della Costituzione”. Chi ha pagato, evidenzia Riina junior dopo le dichiarazioni del sindaco di Corleone e del governatore del Veneto, che ha già detto di non volere il figlio del boss a Padova, ”ha diritto o no in questo paese di rifarsi una vita, anzi a riprendersi quanto, a torto o a ragione, gli hanno tolto?”. La Costituzione, prosegue, ”prevede non il recupero, ma il reinserimento degli ex detenuti. E’ stata Francesca Casarotto, il mio avvocato, a stabilire contatti con i dirigenti della onlus di Padova. Non debbo andarci perchè i leghisti e il governatore Zaia non vogliono? Beh, ditemi dove andare. Io nemmeno a Corleone volevo tornare”. Insomma, ”ci sarà la libertà di vivere e lavorare da qualche parte. Non mi vogliono qui, non mi vogliono lì, al Sud, al Nord…Non è questo lo spirito della Costituzione, bisognerebbe ricordare a sindaci e governatori”.
Fonte Asca (pubblicato da Narcomafie, ottobre 2011)

Gesù di Nazaret e la Costituzione come programma politico-morale

La firma della Costituzione della Repubblica Italiana
di Diego Novelli Non sono credente. Non sono ateo. Sono un laico, agnostico, senza certezze assolute. Il dubbio non mi tormenta, mi accompagna. Diffido dei super-uomini, di coloro che hanno sempre e comunque la verità in tasca, che pontificano su tutto e su tutti, che di fronte ad ogni quesito alzano la mano destra e con tono sicumerico dicono: «Le soluzioni sono tre», mostrando il pollice, l’indice e il medio. Che barba! Non credo, quindi che Cristo sia figlio di un Dio, padre del Cielo e della Terra. Ma credo (anzi, sono profondamente convinto) che Gesù di Nazareth, figlio di Giuseppe e Maria, sia il più importante personaggio della storia di questi ultimi duemila anni, perché è stato un vero rivoluzionario, in senso più ampio (come si legge sul dizionario del Devoto-Oli), nel linguaggio comune, a proposito dei mutamenti radicali nel modo di pensare, di vivere, in contrasto con la tradizione del suo tempo.
Qualche lettore si chiederà le ragioni di questa mia improvvisa esternazione. Tranquilli, non sono stato folgorato sulla strada di Damasco. Essendo un appassionato lettore (sottolineo “lettore”, che non ha la presunzione di considerarsi un professionista della storia, ma un semplice giornalista-cronista, curioso sì, ma non pettegolo) mi è capitato in queste settimane di tormentate vicende politiche con al centro la questione dell’uomo guida, del leaderismo, di rileggere alcune pagine sui protagonisti dei duemila anni che ci stanno alle spalle. Ebbene la personalità che spicca al di sopra di tutte le altre, l’uomo che in uno spazio relativamente breve (lo hanno fatto fuori quando aveva solo 33 anni) ha rivoluzionato (nel senso di cambiamento) non solo il suo tempo con la parola e con l’azione (si pensi ai mercanti cacciati dal tempio e li si accosti a certi prelati intriganti del Vaticano) è proprio lui, Gesù di Nazareth, i cui fondamentali (in gergo calcistico) erano tre: l’alto concetto della giustizia, dell’uguaglianza, della carità intesa come solidarietà con il prossimo. Gli scribi erano la stantia voce della tradizione. Quella dell’uomo, chiamato Gesù, è stata la voce del rinnovamento.
I valori e i principi da lui predicati duemila anni fa sono più che mai validi oggi e li ritroviamo, tra l’altro nella Costituzione della nostra Repubblica, dove si intrecciano tre fonti di pensiero: cristiano, liberale e socialista. È di qui che si deve ripartire se si vuole uscire dal pantano in cui tutti ci troviamo inzuppati. Basta (sì, basta!) con i giochetti, le schermaglie, le mezze frasi subito corrette o addirittura smentite. Ad esempio, Di Pietro improvvisamente ha posato l’archibugio che per mesi ha imbracciato per porsi ora chiaramente come leader moderato, che propone un programma di governo alternativo. Ci risiamo, già Romano Prodi nel 1996 chiuse, in una vecchia fabbrica di Bologna, un trust di cervelli perché stilasse un programma elettorale. Partorirono un libro (copertina gialla) di oltre 250 pagine che pochi intimi hanno avuto il fiato per leggerlo tutto. Perché, allora come oggi, chi si vuole porre come alternativa al disastro berlusconiano non assume chiaramente come programma politico-morale la Costituzione? Chiariamo subito che non si tratta di un tabù intoccabile. Anzi. C’è un apposito articolo nella Carta che fissa le modalità per cambiarla: dal primo all’ultimo articolo. Ma il programma di un governo di alternativa al peggio che stiamo vivendo, non può non incardinarsi sulla prima parte della Costituzione, che fissa i principi fondamentali, nonché i diritti e i doveri dei cittadini.
Ma, si dice, nel centrosinistra non c’è un vero leader. Per fare che? Per imbonire il prossimo, come ha fatto Berlusconi o come ancora si esercita a fare Umberto Bossi, ricorrendo al turpiloquio, ai gesti volgari, per accattivarsi la popolarità dei gonzi maleducati? Occorrono parole chiare, ferme, coerenti, con le quali indicare soluzioni ai problemi difficili, drammatici, che ci stanno di fronte. Occorre prima di tutto svolgere una grande permanente campagna d’informazione, per coinvolgere i cittadini onde poterli corresponsabilizzare. Più che l’uomo solo al comando sono necessari tanti uomini che parlino possibilmente la stessa lingua, sia pure con autonomia, libertà, ma soprattutto sappiano ascoltare, con umiltà. Con tutta la mia ammirazione storica per quell’uomo finito su una croce su di una collina di Gerusalemme duemila anni fa, oggi non serve un nuovo Gesù di Nazareth, anche alla luce del disastro provocato da quel Cavaliere che si autodefinì “l’unto del Signore”.
Fonte: Narcomafie, ottobre 2011

Venerdì 7 ottobre convegno sulla sanità. Partecipano Cracolici, Lumia, Provenzano

Sanità: DOMANI iniziativa "DemoS" con Cracolici, M. Russo, Lumia "Sanità, cambiare senza paura": è il titolo dell'iniziativa organizzata dall'associazione DemoS (Democratici Siciliani) che si terrà domani, venerdì 7 ottobre alle 17,00 nell'Astoria Palace di via Montepellegrino, a Palermo. Sarà l'occasione per sviluppare un dibattito a 360 gradi sulla sanità siciliana con Antonello CRACOLICI, Massimo RUSSO, Giuseppe LUMIA ed Enzo PROVENZANO.
Palermo, giovedì 6 ottobre 2011

Attacco all'euro, attacco all'Europa

di Agostino Spataro
La crisi c’è ed è grave. Nessuno può negarla. Le cause sono molteplici e di natura complessa, interne e internazionali. In questo secondo dopoguerra, si sono verificate crisi, anche gravi. Tuttavia, mai era successo, come oggi accade, che a decretarle, a pilotarle e a pretendere di risolverle debbano essere tre agenzie private straniere (quasi tutte Usa) i cui soci hanno da difendere corposi interessi societari, per altro concorrenti con altri dei paesi sottoposti al vaglio delle loro analisi. Su questo punto non mi dilungo e rimando ai due articoli (allegati) scritti dal giornalista indipendente Alberto Puliafito (che ho travato sul web) che ci danno un’idea circa la proprietà delle famose “società di rating”, dei loro compiti e comportamenti (non sempre lineari), dei loro rapporti con il “dio-mercato”, con le varie consorterie finanziarie, con i singoli Stati e forze politiche più o meno influenti. Non c’è bisogno di essere esperti d’alta finanza per cogliere il valore destabilizzante di questi ben dosati e tempestivi verdetti emanati dalle “agenzie di rating”, a carico di questo o quell’altro Stato. LEGGI TUTTO

Palermo, accoltella un'amica perchè le aveva "soffiato" il ragazzo. I carabinieri l'arrestano

BOTTE JAGWANTEE
Una violenta lite tra donne connazionali, ieri mattina, ha rischiato di finire in tragedia. Le protagoniste di questa vicenda sono tutte originarie delle isole Mauritius ma residenti da alcuni anni a Palermo. I fatti si sono svolti intorno alle 07,00, in un’abitazione di via Cassarino prossima al quartiere “ZISA”. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori del Nucleo Radiomobile del intervenuti tempestivamente sul posto a seguito di attivazione dell’operatore “112 Pronto Intervento” della Centrale Operativa Comando Provinciale di Palermo, quando la 35enne BOTTE Jagwantee, si sarebbe recata presso l’abitazione delle due amiche, la 26enne R. r., e la zia di quest’ultima la 43enne T.b., con l’intento di avere un chiarimento, dopo aver scoperto l’esistenza di una relazione tra il suo fidanzato e l’amica r. R., nonché connazionale. La discussione animatasi evidentemente è degenerata, tanto che la BOTTE Jagwantee ha afferrato un coltello da cucina colpendo con alcuni fendenti la giovane amica che rimaneva ferita gravemente al fianco sinistro. A farne le spese era anche la 43enne b. T. la quale, intervenuta per difendere la nipote, veniva anch’essa colpita dai fendenti al volto. Prima dell’arrivo delle “gazzelle” del Nucleo Radiomobile, la BOTTE riusciva a disfarsi del coltello che non veniva recuperato. Le due vittime, subito soccorse sono state entrambe accompagnate presso il pronto soccorso di Villa Sofia, per le cure, r. R., i sanitari hanno riscontrato profonde ferite al fianco sinistro, quindi ricoverata in osservazione, mentre T.b., affetta da ferita da taglio altezza labbro superiore giudicata guaribile in giorni 8 (otto) s.c.. La BOTTE, immediatamente intercettata da una pattuglia è stata tradotta in Caserma, pertanto tratta in arresto con l’accusa di “tentato omicidio”. Su disposizione della competente Autorità Giudiziaria è stata associata presso la locale casa circondariale “Pagliarelli”.
Palermo, 6 ottobre 2011

giovedì, ottobre 06, 2011

Palermo, i carabinieri scoprono furti di energia elettrica

Continua incessante l’azione di contrasto dei Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo ed di quest’ultimo caso dove ha visto in azione i Carabinieri della Stazione Partanna Mondello che hanno eseguito una serie di controlli unitamente al personale tecnico specializzato della società E.N.E.L., che ha consentito di trarre in arresto le sottonotate persone resesi responsabili del reato di “furto aggravato”, identificate in: F. m., nato a San Cipirrello, classe 1962, pregiudicato e A. g., nato a Palermo classe 1977, incensurato, entrambi residenti a Palermo, Via Emilio Salgari. I militari dell’Arma nel corso di un controllo effettuato presso il condominio di questa via Emilio Salgari, hanno accertato che i predetti avevano allacciato abusivamente gli impianti delle proprie abitazioni collegate alla rete elettrica cittadina. Nel corso delle operazioni, i tecnici della società ENEL, hanno accertato che nel vano scala si verificava la presenza di un allaccio abusivo diretto alla rete elettrica ENEL collegato con gli impianti elettrici delle abitazioni di F. m. e di A. g.. Avuta la presenza degli arrestati venivano effettuate ispezioni nelle rispettive abitazioni verificando la presenza dei seguenti elettrodomestici collegati all’impianto elettrico e funzionanti: lavatrice, frigorifero, televisore, elementi di illuminazione, caldaia, climatizzatori. A seguito della verifica ed al fine di mettere in sicurezza l’impianto gli allacci abusivi venivano rimossi. Gli arrestati trattenuti presso le camere di sicurezza in Caserma sono tradotti presso il Tribunale per essere sottoposti a giudizio direttissimo conclusosi con le convalide degli arresti. Per F.m. il Giudice ha disposto inoltre la misura dell’obbligo di firma, pertanto entrambi rimessi in libertà.
Di seguito si forniscono i dati relativi agli arresti e le denunce eseguite dai Carabinieri dall’inizio dell’anno fino alla data odierna, relativi al reato di furto di energia elettrica e truffa:
- nr. 61 persone tratte in arresto, di cui 55 uomini e 6 donne;
- nr. 95 persone denunciate in stato di libertà di cui 53 uomini e 42 donne.
Tra questi varie categorie: casalinghe, impiegati, disoccupati, commercianti, ambulanti, ristoratori, giostrai, pregiudicati e persone sottoposte agli arresti domiciliari nonché nullafacenti.
Palermo, 06 ottobre 2011

Corleone, 11° edizione del Rally "Conca d'Oro": si correrà il 28-29 ottobre

Mikkelsen con la sua Skoda
Al comando c’è il norvegese Mikkelsen con la Skoda ufficiale. Il Rally Conca d’Oro assegnerà il Trofeo Rally Terra 2011. Aperte le iscrizioni alla gara che si correrà il 28 e 29 ottobre – Oltre al giovane norvegese ancora in lizza le Peugeot 207 di Batistini, Trentin ed Aghini – Da assegnare anche il titolo del Gruppo N tra Ricci ed il finlandese Arminen – Verifiche, partenza ed arrivo a Corleone
Corleone (Palermo), 3 ottobre – Sarà il il classicissimo Rally Conca d’Oro, giunto alla 31a edizione ed unica gara su sterrato di tutto il Sud, ad assegnare il titolo italiano dedicato ai rallisti “terraioli”. Il prossimo 28 e 29 ottobre, infatti, sugli sterrati del corleonese si concluderà il Trofeo Rally Terra, che dopo la quinta delle sei gare in programma vede al comando la Skoda Fabia S2000 “ufficiale” dei norvegesi Andreas Mikkelsen e Ola Floene, tallonata dalle Peugeot 207 S2000 degli italiani Batistini, Trentin, vincitore del Conca d’Oro 2010, ed Andrea Aghini. Il coefficiente di validità 1,5 consente ancora alla pattuglia tricolore di puntare al titolo. Mikkelsen ha vinto sabato in Friuli la penultima prova del TRT e questo week-end sarà impegnato nel Rally of Scotland, valido per l’IRC, campionato nel quale si trova al sesto posto con la Fabia del Team Skoda UK. LEGGI TUTTO

mercoledì, ottobre 05, 2011

Corleone, oggi Serena Sorrentino (Cgil) incontra i soci della coop "Lavoro e non Solo" e i volontari che operano sui terreni confiscati alla mafia

Serena Sorrentino, segretaria nazionale Cgil
Giovedì 6 ottobre, alle ore 17.00, Serena Sorrentino, Segretaria Nazionale della Cgil, sarà a Corleone per incontrare i volontari e i soci lavoratori della Coop “Lavoro e non solo” che gestiscono i terreni confiscati alla mafia. Quella di Corleone è una tappa significativa dell’impegno della Cgil per la legalità economica (è in corso la campagna nazionale, lanciata lo scorso luglio da Susanna Camusso, Segretaria Generale CGIL ) atta a sostenere l’antimafia sociale, e la corretta gestione dei beni confiscati alle mafie. Serena Sorrentino sarà accompagnata da Dino Paternostro, Segretario della Camera del lavoro “Placido Rizzotto” di Corleone e responsabile del Dipartimento Legalità della Cgil di Palermo. Saranno presenti a Corleone anche il Segretario della Camera del lavoro di Palermo Maurizio Calà, il Segretario Generale della Flai-Cgil Sicilia Totò Tripi, il Segretario Generale della FLAI-CGIL Palermo Nuccio Ribaudo, Saverio Piccione, segretario generale dello Spi-Cgil Sicilia, Pino Gagliano, segretario generale dello Spi-Cgil Palermo, e Ferruccio Donato, Segretario Regionale della Cgil.

Sicilia. L'assessore alla salute Massimo Russo: "E' stato rispettato il piano dei punti nascita, non bisogna fare demagogia"

L'assessore regionale alla salute Massimo Russo
(ASCA) - Palermo, 5 ott - L'assessore regionale siciliano per la Salute, Massimo Russo, ha illustrato in Commissione Sanita' all'Ars il decreto sulla riorganizzazione del ''percorso nascita'' che prevede la riconversione di 23 punti nascita entro il 30 giugno del 2012. ''Il decreto - sottolinea Russo - rispetta puntualmente le indicazioni del Piano Sanitario regionale, approvato da questa Commissione e tiene conto dell'accordo raggiunto in Conferenza Stato Regioni che addirittura prevede la chiusura dei punti nascita con meno di 1000 parti all'anno. In questi giorni ho sentito tante dichiarazioni demagogiche, critiche e anche attacchi personali: magari fa parte della dialettica politica ma voglio porre una domanda: intendiamo rispettare le regole e gli accordi nazionali, spiegando con pazienza ai cittadini il perche' dei provvedimenti oppure certa politica, ritenendo di essere onnipotente, vuole farne a meno?''.
L'assessore ha ricordato che la Sicilia, in passato, ha fatto registrare indici di mortalita' superiori alla media nazionale e ha ribadito che il provvedimento mira a garantire alle pazienti e agli stessi operatori sanitari le condizioni di massima sicurezza potenziando i servizi di trasporto per le emergenze neonatali (Sten) e per il trasporto materno-assistito (Stam), sviluppando l'attivita' dei consultori, implementando le metodologie del parto indolore e riducendo i parti cesarei. Russo ha anche sottolineato come la riconversione dei punti nascita preveda che sia mantenuta l'assistenza nei presidi ospedalieri con un ginecologo (h 12) e un'ostetrica (h 24) che valuteranno le condizioni delle pazienti e l'eventuale necessita' di un trasferimento con un'ambulanza dedicata. ''Per venire incontro alle esigenze dei territori - ha aggiunto Russo - in linea con il Piano sanitario, abbiamo oggettivato i criteri adottati per le cinque deroghe (Corleone, Nicosia, Bronte, Mussomeli e Santo Stefano di Quisquina): la difficolta' di garantire, entro un'ora, il trasferimento delle pazienti verso strutture di secondo livello, l'ampiezza dell'area territoriale di riferimento e una media, nel quinquennio, di almeno 150 parti all'anno''. L'assessore Russo ha parlato anche della situazione nelle isole, ricordando che a Lipari si e' registrata negli ultimi anni una percentuale molto elevata di bambini con pesanti deficit dovuti al parto. ''A Lampedusa che e' una grande isola - ha spiegato - non e' previsto il punto nascita ma solo un poliambulatorio eppure anche le mamme dell'isola, oltre alle tante donne immigrate, hanno partorito regolarmente e con la massima assistenza''. Russo ha poi fatto riferimento agli interventi di Giuseppe Ettore, segretario regionale Aogoi e di Paolo Scollo, vicepresidente nazionale Sigo, che oggi sono stati ascoltati dalla Commissione sanita' per fornire gli opportuni approfondimenti. ''Gli esperti del settore hanno detto che le comunita' scientifiche difendono il decreto che per la prima volta e' frutto del lavoro di tavoli tecnici a cui hanno partecipato i massimi esperti della materia e che sintetizza le esigenze di sicurezza delle mamme e dei loro bambini con le esigenze degli operatori sanitari''. L'assessore ha comunque accolto la richiesta formulata dal presidente della Commissione Sanita', Giuseppe Laccoto, di ritardare di qualche settimana la pubblicazione del decreto per un approfondimento che consentira' di valutare l'opportunita' di mantenere o meno le deroghe previste.
Asca, 5.10.2011

Sicilia, taglio di 27 punti nascita. Sospeso il decreto dell'assessore Russo

Sospeso il decreto per un meseLa commissione Sanità dell'Ars ha posto all'assessore Russo l'obiezione sulla valutazione di merito. "In questo periodo si potrà dibattere sulle eventuali e auspicabili deroghe agli effetti del decreto, valutabili caso per caso" PALERMO - Sospesa per un mese la pubblicazione del decreto che dovrebbe tagliare 27 punti nascita in Sicilia. Lo ha deciso la Commissione Sanita' dell'Ars. Soddisfazione viene espressa dal deputato regionale del Pdl, Pippo Limoli. "Un plauso al buon senso", dice. Poi aggiunge: "È stata accolta la mia obiezione sulla procedura, in quanto il decreto in oggetto non poteva essere emanato se prima non veniva sottoposto al parere della commissione di merito. Questo passaggio procedurale, oggi, e' stato finalmente consumato, dopo avere audito le relazioni dei professori Giuseppe Ettore e Paolo Scollo, in rappresentanza del comitato tecnico scientifico". "La sospensione di trenta giorni, accettata e condivisa dall'assessore Russo, diviene propedeutica - aggiunge - alle giuste e ulteriori valutazioni sul decreto. Dunque - conclude Limoli, che si fa portavoce della linea dell'intero gruppo Pdl all'Ars - in questo periodo si potra' anche dibattere sulle eventuali e auspicabili deroghe agli effetti del decreto, valutabili caso per caso secondo le peculiarita' territoriali". Soddisfazione anche da parte del deputato regionale Salvino Caputo. "E' un primo risultato - dice - a difesa dei cittadini e del territorio e in questo mese lavoreremo per garantire i livelli di sicurezza del territorio e la salute dei cittadini".
(05 ottobre 2011)

Corleone, condannati a 23 anni e 6 mesi di carcere Rosario e Leoluca Oliveri per l'omicidio di Giuseppe Palazzo


Rosario Oliveri, l'omicida
Sono stati condannati a 23 anni e sei mesi ciascuno di reclusione Rosario Oliveri di anni 35 ed il padre Leoluca di 73 per omicidio volontario e premeditato in concorso di Giuseppe Palazzo, il lavoratore forestale di Corleone, ucciso in contrada Rubina il 7 luglio del 2008. Giuseppe Palazzo allora aveva 38 anni. La sentenza è stata emessa ieri sera nell’aula bunker del carcere di Pagliarelli dalla I° Sezione della Corte d’Assise del Tribunale di Palermo, presieduta dal giudice Alfredo Montalto. Pubblico Ministero il dottor Giacomo Urbano, della Procura di Termini Imerese, che aveva chiesto l’ergastolo per Rosario Oliveri e 26 anni per il padre Leoluca, che ieri hanno assistito attoniti alla lettura della sentenza.. I due imputati sono stati condannati anche a risarcire i familiari di Giuseppe Palazzo e il comune di Corleone, accordando loro una provvisionale di 150 mila euro ciascuno, oltre alle spese di costituzione. Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Gallina e Minolfo. I familiari della vittima ed il comune di Corleone si sono costituiti parte civile con gli avvocati Antonio Di Lorenzo, Onofrio Barbaria ed Adriana Di Giorgio. Il delitto, maturato per motivi banali di confine, ebbe luogo il 7 luglio 2008 con modalità drammatiche: Rosario Oliveri, dopo aver colpito con due colpi di fucile - uno alla mano ed il secondo mortale al petto - Giuseppe Palazzo, lo caricò con l’aiuto del padre Leoluca e del cognato di Giuseppe Palazzo, Carmelo Cortimiglia (teste oculare), sul cassone del suo fuoristrada per trasportarlo all’ospedale di Corleone. Qui il Palazzo giunse cadavere, mentre Rosario Oliveri entrò ancora con l’arma fumante all’interno del nosocomio e fu arrestato dalla Polizia. «Valuteremo con la Procura di Termini l’eventuale appello – ha dichiarato l’avvocato Antonio Di Lorenzo – per la pena inflitta a Oliveri Rosario, che è stato l’autore materiale del delitto e che ha avuto 23 anni e sei mesi, come il padre Leoluca, che nulla ha fatto per evitare l’omicidio».

Cosmo Di Carlo
Giornale di Sicilia, 5 ottobre 2011

martedì, ottobre 04, 2011

Ciccio, il gufo più anziano dell'isola, è volato altrove: era l'idolo dei bambini

Il gufo reale di Ficuzza
Il gufo reale simbolo del centro regionale per il recupero della fauna selvatica aveva 27 anni
PALERMO - Ciccio, il gufo reale più conosciuto e amato dai bambini siciliani, simbolo del Centro Regionale per il Recupero della Fauna Selvatica - Lega Italiana Protezione Uccelli di Ficuzza, si è spento ieri all'età di 27 anni: un vero record di longevità. Il gufo reale - specie estinta in Sicilia negli anni Cinquanta - è un grande rapace notturno, ha un'apertura alare che varia da 138 a 200 centimetri e misura da 58 a 75 centimetri di lunghezza. Si nutre principalmente di piccoli mammiferi ma può uccidere prede di maggiori dimensioni. Il responsabile del centro, Giovanni Giardina, racconta la storia di Ciccio, beniamino dei più piccoli, incapace di volare a causa di un trauma causato da un atto di bracconaggio. «Nel 1996, anno di istituzione del Centro di recupero nella riserva naturale di Bosco Ficuzza, era stato donato già adulto dalla Lipu di Parma. Nel tempo è diventato un'attrazione per adulti e bambini che ogni anno a migliaia visitano questa struttura, nata dalla collaborazione tra l'Azienda Foreste Demaniali e il Corpo Forestale della Regione Siciliana e la Lipu, referente italiano di Bird Life International. Ciccio era un animale straordinario: sarà difficile sostituirlo nel cuore di chi lo ha conosciuto». Insieme ad aquile, poiane, gheppi e falchi, presso il Centro è ospitato Anacleto, uno splendido giovane esemplare di Gufo Reale, sequestrato sei mesi fa a Palermo in uno scantinato, fin dalla nascita prigioniero in una piccola gabbia. La struttura di Ficuzza accoglie, nutre e cura, riabilita e, quando possibile, rimette in libertà gli animali selvatici ricoverati a causa di traumi, avvelenamenti, bracconaggio e altro, grazie al lavoro di volontari esperti e veterinari come Luisa Li Vecchi.
Redazione online
04 ottobre 2011

Il ritorno di Riina Jr. Pippo Cipriani: "Il giovane ha tutto il per cambiare rotta e collaborare"

Pippo Cipriani
«Il giovane Riina – sostiene Pippo Cipriani, sindaco di Corleone dal 1993 al 2002 e protagonista di varie battaglie antimafia – ha tutto il tempo per cambiare rotta e collaborare con la giustizia. Soltanto così può avere comprensione per una vita diversa. Il suo rientro a casa non sarà indolore per Corleone. È giusto che i rappresentanti delle istituzioni si attivino per tutelare la comunità. Ma al contempo non capisco come mai i suoi genitori non sentano il peso di avere condannato i loro congiunti a questa tragedia perenne. Anche loro riflettano».

In sindaci delle Madonie in corteo di protesta

I sindaci delle Madonie in corteo per protesta
Sindaci e cittadinanza ancora in piazza oggi a Petralia Sottana (Palermo), davanti all'ospedale "Madonna dell'Alto, per protestare contro la chiusura del punto nascita e il depotenziamento di altri reparti annunciati dal governo regionale. I sindaci dei nove Comuni del comprensorio, che occupano l'ospedale da quasi una settimana, assieme ad oltre 4 mila cittadini, ai comitati spontanei "pro ospedale" e agli studenti, hanno manifestato contro "la mancata attuazione" del decreto dell'assessore Massimo Russo di riordino della rete ospedaliera, varato a maggio del 2010. "La garanzia del mantenimento dei 79 posti letto, previsti a Petralia Sottana, è venuta meno. Abbiamo assistito -afferma Santo Inguaggiato, sindaco di Petralia Sottana- alla cancellazione del reparto di ortopedia, specialità della quale non è stato mantenuto neanche il servizio. Carenze continue di personale medico, tecnico e paramedico nei vari reparti - aggiunge il sindaco Inguaggiato - hanno avuto pesanti riflessi sulla funzionalità e sulla credibilità del nosocomio di Petralia determinando fughe di pazienti verso altri ospedali e mortificando la professionalità e la dedizione del personale in servizio".

Intercettazioni, Wikipedia protesta, homepage in bianco: "Inaccettabile ddl"

La celebre enciclopedia libera sul web nasconde i contenuti ai suoi lettori. E spiega: "Con le norme del ddl intercettazioni non esisteremo più. Sarebbe un'inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza" ROMA - Wikipedia in bianco contro le intercettazioni. Come anticipato su Repubblica.it 1, l'edizione italiana di Wikipedia ha lanciato intorno alle 20 una clamorosa protesta contro le intercettazioni. Una pagina bianca e poi un lungo comunicato per protestare contro il nuovo progetto di legge governativo. "In queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero". Inizia così il comunicato diffuso 3 sulla homepage del sito, i cui contenuti sono stati resi irraggiungibile agli utenti. LEGGI TUTTO
GUARDA L'HOME PAGE DI WIKIPEDIA

Mogavero: "Berlusconi deve dimettersi". Il vescovo di Mazara chiede un passo indietro

Mons. Domenico Mogavero
"Sarebbe la prima volta che fa qualcosa per il bene del Paese", dice in un'intervista a Famiglia cristiana. "Bagnasco non può dirlo, ma singoli vescovi come cittadini italiani sì". E sui laici cattolici: "Non brillano per audacia" ROMA - Silvio Berlusconi "deve dimettersi punto e basta. Sarebbe la prima volta che fa qualcosa che giova al paese". Parole senza se e senza ma pronunciate da monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, intervistato dalla versione online di Famiglia Cristiana. Per il presule - che già in passato aveva preso posizioni nette nei confronti del governo - il cardinal Angelo Bagnasco e la Cei "non hanno titolo per chiedere a un presidente del consiglio di fare un passo indietro. Ma i singoli vescovi come cittadini italiani lo possono fare e io sono un cittadino italiano". LEGGI TUTTO

Palermo, la Provincia finanzia sei progetti per la viabilità per 9 milioni di euro

Palazzo Comitini, sede della Provincia
PALERMO - Sei progetti previsti nel Piano provinciale per la riqualifica della viabilità secondaria per oltre 9 milioni di euro sono stati finanziati dalla Giunta della provincia regionale di Palermo, presieduta da Giovanni Avanti, su proposta dell'assessore alla Viabilità e Trasporti Gigi Tomasino. I fondi per 6.363.489 euro sono quelli del programma operativo Fesr 2007/2013 della Regione e sono stati attribuiti alla provincia come risorse premiali per la virtuosità dell'Ente. Il resto della somma, circa 2.700.000 euro, sarà coperta con i ribassi d'asta delle gare d'appalto. L'amministrazione di palazzo Comitini, dunque, si avvia a completare la seconda annualità del Piano, con i progetti che interessano in ordine di priorità: la Sp 31 "della Margana" nei pressi della SS 121 Palermo - Agrigento e nel territorio tra Castronovo di Sicilia, Palazzo Adriano e Prizzi, per il consolidamento e la ripresa della sede viaria; la strada intercomunale dello svincolo Irosa a Trinità verso Madonnuzza sulle Madonie, per uno stralcio del secondo lotto dei lavori del progetto complessivo; le opere viarie sulla Sp n. 47 "di Giammartino", tra S. Giuseppe Jato e Camporeale; la sistemazione della strada regionale "di Ponticelli" tra i comuni di Carini e Cinisi; il consolidamento di alcuni tratti in frana e la sistemazione del piano viabile sulla Sp n.26 "di Godrano"; l'ammodernamento della sede viaria della Sp n.106 "del Cancelliere" nei pressi di Camporeale.

Nel Corleonese stretta contro i furti. I carabinieri denunciano 8 persone durante il week-end

Stretta contro il fenomeno dei furti e di tutti gli altri reati contro il patrimonio da parte dei Carabinieri della Compagnia di Corleone che hanno intensificato negli ultimi giorni i servizi di controllo del territorio a fine di prevenire e reprimere questi reati. LEGGI TUTTO

Corleone, il servizio del TG1 sul ritorno di Riina Jr.

GUARDA il servizio sul TG1 delle 20:00 del giorno 03/10/2011 sul ritorno a Corleone di Riina Jr.

lunedì, ottobre 03, 2011

«Riina jr? Non importa se sarà trasferito al nord o al sud, ma cosa farà adesso»

Le associazioni fanno sapere come quello del figlio del capo dei capi sia problema dell'intero Paese Riina jr PALERMO - Il problema non riguarda il nord o il sud, ma l'Italia intera. È questa la risposta che in coro danno i presidi di Libera - associazioni, nomi e numeri contro le mafie - di Corleone e di Padova a proposito dell'accoglienza ad un personaggio del calibro di Giuseppe Salvatore Riina, ieri uscito dal carcere dopo aver scontato una pena a otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa.
Lui, figlio di Totò detto «Binnu u tratturi» (Bernardo, il trattore) per l'efferatezza con cui falciava le sue vittime, aveva fatto sapere che si sarebbe trasferito a Padova e sarebbe andato a lavorare presso una Onlus, ma appena fuori il carcere di Voghera è stato invece condotto a Corleone, suo paese natale. Il sindaco Iannazzo ha fatto subito sapere che la presenza del figlio del boss non era gradita perché ritenuta pericolosa per la comunità.
Nella discussione anche i ragazzi del presidio di Libera Corleone che fanno sapere «il problema non sta su dove va a finire Riina jr, se al nord o al sud, perché questo riguarda l'intero paese, ma cosa farà adesso. Non aiuta nessuno questo scontro tra nord e sud, piuttosto collaboreremo con il coordinamento di Libera Padova e ci stiamo già interrogando sul da farsi, ma sia ben chiaro che il problema riguarda l'Italia intera e non solo il Veneto o la Sicilia». Da Padova interviene Don Giorgio De Checchi: «Ci siamo posti la questione da subito perché siamo preoccupati per l'economia del nostro territorio e per le infiltrazioni mafiose nel tessuto delle aziende che con la crisi trovano varchi più facilmente accessibili, con la presenza di Giuseppe Riina non ci sentiamo tranquilli, ma per noi il problema non si esaurisce sul luogo dove andrà a vivere, ma ci chiediamo invece se questi otto anni di carcere, quasi nove, siano stati importanti per riabilitare Riina jr se si è redento da un comportamento antisociale e se è in grado adesso libero di cercare una collocazione 'pulita' nella società. Sarebbe stupido pensare che se rimane al sud il problema non riguarda il nord o viceversa, è un problema sociale che va affrontato come tale».
http://www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it/
Alessia Rotolo

Acque Potabili Siciliane non è più il gestore degli acquedotti della provincia di Palermo. Le reti idriche torneranno ad essere gestite dai Comuni?

Giorno 22 settembre 2011, alle ore 10.30 in terza convocazione, si è riunita la conferenza dei sindaci dell’ATO idrico 1 Palermo per discutere la decisione depositata dal collegio arbitrale che ha deliberato in merito alla ormai nota questione di APS (Acque Potabili Siciliane) ed alla gestione del servizio idrico integrato nella provincia di Palermo. All’apertura della seduta erano presenti 45 sindaci per un totale di 786 millesimi circa, il Presidente della provincia Avanti, il prof. Stagno D’Alcontres, legale nominato dall’ATO per seguire tutto il contraddittorio nel collegio arbitrale, oltre, naturalmente, ai membri della segreteria tecnica dell’ATO 1 Pa.  LEGGI TUTTO

Un pentito: Riina Jr progettava di uccidere l'ex ministro Alfano

Giuseppe Salvatore Riina
Lo ha rivelato ad aprile il collaboratore Luigi Rizza. L'attentato per punire l'inasprimento del 41 bis MILANO - Il figlio di Totò Riina Giuseppe Salvatore, avrebbe progettato un attentato nei confronti dell'ex ministro della Giustizia Angelino Alfano, attuale segretario del Pdl. Lo ha rivelato il collaboratore di giustizia Luigi Rizza. Il figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, scarcerato domenica tra le polemiche.
IL MESSAGGIO - Sulla circostanza - secondo quanto si è appreso - stanno indagando gli inquirenti di Catania ai quali Rizza avrebbe riferito dell'esistenza di un messaggio, per uccidere Alfano a causa dell'inasprimento del 41 bis, che gli sarebbe stato consegnato in carcere, a Padova, nel 2009, dal figlio di Riina, Giuseppe Salvatore, e da Umberto Bellocco. Le dichiarazioni di Rizza risalirebbero all'aprile scorso. LEGGI TUTTO

Intervista al terzogenito del "capo dei capi": "Dopo otto anni ho pagato il conto ed ho diritto di rifarmi una vita"



Salvuccio Riina in via Scorsone
«Non mi vogliono qui, non mi vogliono lì, al Sud, al Nord... Questo non c'è nella Costituzione»
CORLEONE (Palermo) - Intanto, sembra di parlare con il suo avvocato. Per la precisione del linguaggio, per il garbo, per l'attenzione a sfumature e congiuntivi. Lontano mille miglia dall'idioma paterno impastato di un siculo-italiano alla Camilleri. Niente da vedere con l'aria del contadino dimesso offerta da Totò Riina per il terzogenito del padrino, Salvuccio, 34 anni, appena uscito dal carcere di Voghera. LEGGI TUTTO

TMNews - Dino Paternostro, segretario della Camera Lavoro di Corleone: "Riina junior non venga qui"

TMNews - Camera Lavoro di Corleone: Riina junior non venga qui -VideoDoc

Riina jr esce dal carcere e torna a Corleone: "Felice ma confuso"

Salvuccio Riina
Da ieri il figlio dei boss del boss è un uomo libero ma contrariamente a quanto supposto nei giorni scorsi Giuseppe non si trova a Padova, dove era atteso per un lavoro in una Onlus, ma in Sicilia
CORLEONE. Il profumo della libertà lo sta respirando a Corleone dove è giunto dopo avere scontato un residuo di pena di tre anni e un mese di carcere in seguito ad una condanna a otto anni e dieci mesi di reclusione. Un ritorno a casa che Giuseppe Salvatore Riina, 34 anni, figlio minore del capo mafia Totò, non si aspettava pensando che sarebbe andato, dopo la detenzione, a lavorare in una Onlus a tutela delle famiglie contro la droga che si trova a Padova. Un cambio di programma che Riina jr commenta sostenendo di sentirsi "confuso ma felice". A Corleone, il magistrato gli ha imposto l'obbligo di dimora e di rientro in casa entro le 21. Stamane è stato in commissariato. "Ho avuto la conferma che Riina jr è in paese - dice il sindaco del comune nel Palermitano - Antonio Iannazzo - e queste sono le limitazioni alle quali deve sottoporsi". La svolta improvvisa è arrivata nel primo pomeriggio di ieri quando, prima di lasciare il carcere di Voghera, a Riina è stato 'sospeso' il provvedimento di sorveglianza che gli avrebbe permesso, come previsto dal magistrato di Pavia, di arrivare in Veneto e notificato invece la norma di prevenzione emessa nel 2002 dal tribunale di Palermo. Un provvedimento, quest'ultimo, che, come indica l'avvocato, 'cancella' quello relativo alla sorveglianza. Il legale ha annunciato la presentazione di un ricorso in Cassazione contro la prevenzione poiché sarebbero trascorsi più di due dall'emissione di quest'ultima notifica alla sua applicazione. Dura la reazione del sindaco Iannazzo: "Credo che la presenza a Corleone di Giuseppe Salvatore Riina sia pericolosa per la comunità". "Non abbiamo d'altronde registrato da parte sua - aggiunge Iannazzo - alcuna dichiarazione di dissociarsi da Cosa Nostra o di essersi pentito delle azioni per le quali è stato condannato. Pertanto non è Corleone il luogo dove lui possa sperimentare un'ipotetica volontà di cambiamento". "Certamente del suo arrivo - osserva - i suoi familiari con la madre in testa sono molto contenti. Ma sicuramente vi sono tanti altri miei concittadini che non hanno gradito questa suo rientro. La sua permanenza qui però, a quanto ho sentito, dovrebbe essere temporanea. Possibilmente Riina junior dovrebbe ripartire per Padova per lavorare nella Onlus". Ed è stata proprio la sua possibile presenza nel Veneto a scatenare nei giorni scorsi le proteste della Lega con l'annuncio anche della presentazione di una interrogazione parlamentare. Reazioni di cui oggi si è fatto portavoce il governatore Luca Zaia: "La nostra regione ha già dato il suo tributo sui delinquenti importati da fuori e non intende darne ancora i veneti sono stanchi di sentirsi trattare periferia dell'impero". E d'altra parte il curriculum criminale del rampollo di casa Riina non è incoraggiante. "Un vero capo mafia". Fu questa una delle motivazioni della sentenza della Cassazione che riportò l'8 gennaio 2009 il giovane "Salvuccio", come è chiamato dai suoi familiari, dietro le sbarre. In quella data doveva scontare la pena residua di tre anni e un mese. Il figlio del boss Totò era già infatti finito in cella per la prima volta nel giugno 2002 perché accusato di associazione mafiosa ed estorsione. La Corte d'appello di Palermo gli aveva inflitto appunto una pena a otto anni e dieci mesi. Nel febbraio 2008 la Cassazione aveva disposto la sua scarcerazione per scadenza dei termini. Il giovane era allora detenuto a Sulmona e sottoposto al 41 bis. Ma dopo la conferma della condanna Riina jr ritornò fino ad oggi ad indossare gli abiti di detenuto. Ma ora secondo l'ex sindaco Pippo Cipriani che durante il suo mandato dal 1993 al 2001 ha condotto tante battaglie contro i boss: "Il giovane Riina ha tutto il tempo per cambiare rotta e collaborare con la giustizia soltanto così può avere comprensione per una vita diversa".
GdS, 2.10.2011
STORIA DI UN BOSS NATO

IL SINDACO: NON E’ PERSONA GRADITA

Nell'ex clinica del boss Aiello una sede dell'ospedale Rizzoli

Villa Santa Teresa
Martedì sarà inaugurata il nuovo polo ortopedico del "Rizzoli" a Villa Santa Teresa, la clinica specializzata in radioterapie oncologiche confiscata al boss Michele Aiello. PALERMO - Nasce a Villa Santa Teresa di Bagheria, la struttura sanitaria confiscata alla criminalità organizzata, un nuovo polo ortopedico con 84 posti letto che sarà realizzato in collaborazione con l'Irccs pubblico "Rizzoli" di Bologna. La nuova struttura erogherà prestazioni chirurgiche e riabilitative. Dopo la firma del protocollo d'intesa tra la Regione siciliana e l'Emilia Romagna, martedì, verrà firmata la convenzione tra l'assessorato regionale della Salute e l'Istituto Rizzoli. Alla cerimonia, che si svolgerà a Villa Santa Teresa a partire dalle 12, interverranno i presidenti della Regioni Emilia Romagna e Sicilia, Vasco Errani e Raffaele Lombardo, gli assessori regionali per la Salute delle due Regioni, Carlo Lusenti e Massimo Russo e i vertici dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e della casa di cura "Villa Santa Teresa".
(La Repubblica, 02 ottobre 2011)

sabato, ottobre 01, 2011

Bossi in galera? No, peggio: Napolitano lo spoglia della secessione e del popolo padano. Ed evoca Finocchiaro Aprile e la Sicilia

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Nella partita a poker che vede un solo giocatore, Umberto Bossi, rilanciare a suo piacimento, puntando tutte le fiches sul piatto e gli altri fare finta di niente, sorridere o mugugnare, c’è stato un imprevedibile game over: il Presidente della Repubblica è andato a vedere il bluff ed ha mandato a carte quarantotto l’impavido audace spregiudicato autore di un interminabile rilancio. Giorgio Napolitano ha rivelato, come fosse (e lo è in effetti) una questione inequivocabile, che la Repubblica italiana ha una Costituzione, il cui primo articolo recita che l’Italia è “una e indivisibile”. Su tutto si può disquisire, meno che sull’unità del Paese. E dunque, chi lo fa, risponde delle sue azioni “pesantemente”. Come? C’è un solo precedente, ha ricordato il Capo dello Stato, nel dopoguerra, il ‘43 e il ‘44. Teatro del conflitto, la Sicilia, dove nacque e si espanse nel giro di pochi mesi il separatismo aiutato dalla voglia di molti siciliani di non andare in guerra (nacquero “repubbliche” cittadine bell’Isola) e di vedere finalmente riconosciuta alla propria terra il diritto di decidere il suo destino, fino ad allora negato (da Crispi a Mussolini). Sapete com’è andata a finire con il separatismo, si è domandato Giorgio Napolitano: il suo capo storico, Finocchiaro Aprile, è stato arrestato. Uno Stato debole, appena uscito da un conflitto rovinoso, ha trovato la forza di stabilire i principi fondamentali della nazionale, che poggiano sulla sua intangibilità. Il Giornale di Berlusconi, che tiene fra i denti il machete e lo adopera anche quando due bambini si scambiano qualche spintone, ne ha tratto la convinzione – sul titolo di prima pagina – che Napolitano vuole arrestare Bossi. L’ennesima fregnaccia di quel giornale, che però ha il merito di rendere palese l’antifona.
Bossi è nudo, non in procinto di essere arrestato. E’ stato spogliato, seduta stante, della sua mission – la secessione – con la quale ha ricattato tutti i partiti italiani e le istituzioni fin dalla discesa in campo. Il Presidente della Repubblica, infatti, ha fatto pulizia – almeno quella fra le tante auspicate dalla Chiesa – di una solenne bugia (o sciocchezza, decidete voi), e cioè la possibilità concreta che si possa spacchettare il Paese e che, per esempio, Il Lombardo-Veneto diventi nazione. “Grottesco e fuori dalla realtà”. Ha detto Napolitano, e male interpretato (in malafede) dal Giornale di Berlusconi. Se sono finiti in galera i siciliani per avere organizzato l’indipendentismo ed averlo difeso con un piccolo malandato esercito (che non combatté mai), potrebbe finirci chiunque ripeta gli stessi errori.
Finora Umberto Bossi ha minacciato di mettere in campo i fucili e di chiedere un referendum secessionista, rivolgendosi a quel nove per cento degli italiani che vota la Lega Nord, e non ha copiato perciò Finocchiaro Aprile, ergo, Il Giornale di Berlusconi “violenta” l’episodio e “stupra” la realtà, come fa Bossi peraltro, promettendo l’impossibile. Grazie al Capo dello Stato – che è il capo della magistratura e dell’esercito – ora tutti gli italiani, compreso quel nove per cento che vota Bossi, sanno che il popolo padano non esiste, che la secessione è un atto di guerra contro la Costituzione, perché l’Italia è una ed indivisibile. Mancano i presupposti, messo in campo dal Ministro leghista Calderoli, seppure con sobrietà, perché si richiami il principio di autodeterminazione dei popolo, dato che esso presuppone l’esistenza di un popolo, quello padano, i cui confini sono ignoti e la cui storia (come nazione) è inesistente.
Perché c’è voluto tanto tempo affinché si ponesse la parola fine a questa turlupinatura della secessione? La risposta è semplice: i secessionisti sono stati al governo a lungo dalla loro arrivo nella scena politica. È l’unico Paese al mondo, l’Italia, che manda al governo coloro che non lo combattono per principio. Naturalmente c’è dell’altro: interessi di bottega dei partiti, ipocrisia, superficialità, latitanza del senso dello Stato e di valori primari e costitutivi come l’appartenenza, la solidarietà, la tolleranza. Ora il re è nudo. Toccherebbe a Roberto Maroni, numero due della Lega Nord, nella qualità di ministro dell’Interno, mandare i poliziotti in battaglia contro i fucili minacciati da Bossi per conquistare la secessione. Ridicolo, terribilmente ridicolo.
Fonte: SiciliaInformazione

I verbali (sequestrati) di Totò Riina

Totò Riina
di Attilio Bolzoni e Lirio Abbate per “la Repubblica”
Sequestro “preventivo” (dodici ore dopo la loro pubblicazione sul web) per i verbali dei due interrogatori di Totò Riina (luglio 2009 e luglio 2010) pubblicati (per ampi stralci) questa mattina dal nostro giornale in versione cartacea e, contemporaneamente, in versione integrale, su Repubblica.it nella sezione “RE Le inchieste”. La decisione è stata presa dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta che ha emanato un “decreto di sequestro preventivo” e ha indagato i giornalisti Attilio Bolzoni (Repubblica) e Lirio Abbate (L’Espresso) per violazione del segreto istruttorio in concorso con “pubblici ufficiali da individuare”. Ecco i verbali sequestrati. LEGGI TUTTO

Rivolta sui tagli dei punti nascita. Il Pd a Russo: "Discutiamone"

di GIUSI SPICA e ANDREA PUNZO
Occupato l'ospedale di Petralia Sottana, Cefalù annuncia ricorso: proteste in tutta la Sicilia. L'assessore convocato domani all'Ars
PALERMO - È bufera sul decreto che taglia nell'Isola 23 punti nascita al di sotto dei 500 parti annui, appena vergato dall'assessore alla Salute, Massimo Russo. Dalle Madonie alle isole minori, amministratori locali e cittadini protestano contro la decisione della Regione. Da due giorni l'ospedale Madonna dell'Alto di Petralia Sottana è occupato da un gruppo di nove sindaci e da tanti pazienti dei comuni del comprensorio. Ma anche a Lipari e Cefalù suonano tamburi di guerra. E si apre qualche crepa nella maggioranza che sostiene il governo Lombardo. Il presidente della commissione Sanità dell'Ars, Giuseppe Laccoto del Pd, ha convocato per mercoledì Massimo Russo, che dovrà esporre i criteri alla base del piano e gli effetti che dovrebbe produrre. Le associazioni di ginecologi e ostetrici, invece, difendono il provvedimento: "Una misura indispensabile per garantire la sicurezza di mamme, neonati e medici. Sono solo proteste demagogiche", dice il presidente regionale dell'Aogoi, Giuseppe Ettore.
Il decreto che riduce da 70 a 47 i reparti di Ginecologia e Ostetricia allinea gradualmente la Sicilia agli standard dettati dal ministero della Salute. In questo primo step, gli uffici dell'assessorato hanno previsto solo alcune eccezioni per i presidi che sorgono in zone considerate "disagiate": Corleone, Bronte, Mussomeli, Nicosia e Santo Stefano di Quisquina. Deroga non concessa ad altri presidi che sorgono in zone montuose o isolate. Dove il malumore per un provvedimento ritenuto "discriminatorio" rischia di sfociare in sommossa popolare. A fare la voce grossa sono soprattutto i primi cittadini delle Madonie, che non hanno digerito la chiusura del punto nascita di Petralia. Insieme con una delegazione di cittadini, hanno deciso di occupare la struttura "a oltranza" e annunciano per lunedì una grande manifestazione di piazza: "Resisteremo anche a costo di dover far diventare l'ospedale casa nostra", minaccia il sindaco Santo Inguaggiato. E Giuseppe Intrivici, sindaco di Castellana Sicula, tuona contro la Regione: "Ci opporremo con tutte le nostre forze allo smantellamento, è una decisione ingiusta che penalizza i piccoli comuni di montagna". L'onda della protesta si allarga fino a Cefalù, dove chiuderà i battenti la Ginecologia del San Raffaele Giglio. Anche qui il sindaco, Giuseppe Guercio, promette battaglia: "Le donne incinta saranno costrette ad affrontare i disagi dei lunghi trasferimenti a Palermo o a Termini Imerese". Non ci sta nemmeno il presidente del San Raffaele, Stefano Cirillo: "Impugnerò il decreto. Oltre a svolgere un'importante funzione territoriale, il nostro punto nascite ha un elevato standard di operatività, con la presenza di ginecologi e ostetriche 24 ore su 24". Anche sulle isole minori cresce il malcontento. Capofila della protesta è il sindaco di Lipari, Mariano Bruno: "L'assessore ha disatteso gli impegni presi sei mesi fa in sede istituzionale, contravvenendo a ogni regola democratica. Gli isolani sono pronti a scendere in piazza per difendere il presidio dove sono nati tutti i nostri figli". Al fianco degli amministratori in rivolta si schierano molti politici e sindacalisti. Maurizio Calà, segretario della Cgil Palermo, chiede che venga garantito a tutti il diritto alla salute e dice no al decreto. All'attacco anche il capogruppo del Pd all'Ars, Antonello Cracolici: "È difficile comprendere come mai alcuni comuni montani abbiano usufruito della deroga alla chiusura e la stessa cosa non sia avvenuta per Petralia, dal quale il punto nascita più vicino dista più di un'ora". Critiche bipartisan: per Simona Vicari, senatrice pdl, "è una scelta scellerata privare l'intero territorio delle Madonie dei reparti dell'ospedale di Cefalù e di Petralia Sottana", mentre per il capogruppo del Pid Rudy Maira "l'assessore, attaccato com'è alla poltrona, non vuole prendere atto della bocciatura del Parlamento alla sua dissennata azione amministrativa che provoca solo disagi, disorganizzazione, malasanità e nega il diritto alla salute".

Antonio Ingroia: "Un'intercettazione mi ha salvato la vita"

Antonio Ingroia
di SALVO PALAZZOLO
Il procuratore aggiunto di Palermo spiega la sua contrarietà alla "legge bavaglio": "Se non fosse stato per alcune intercettazioni ambientali e una telecamera piazzata su un casolare non avremmo mai trovato il boss che progettava di uccidermi". Se il progetto venisse approvato, "sarebbero impossibili tante indagini che hanno segnato la storia dell'antimafia"
PALERMO - "L'ho scampata per un pelo", dice Antonio Ingroia: "Non fosse stato per una telecamera piazzata su un casolare di Calatafimi e per alcune intercettazioni ambientali la polizia non avrebbe mai trovato il rifugio di Mimmo Raccuglia, il capomafia che progettava un attentato nei miei confronti". Al procuratore aggiunto di Palermo consta personalmente che un'intercettazione può anche salvare una vita.

È per questa ragione che non le piace il disegno di legge che trasformerà radicalmente il sistema delle intercettazioni?
"Se questo disegno di legge dovesse essere approvato, saremmo di fronte a un pericoloso passo indietro per gli apparati investigativi, che all'improvviso resterebbero disarmati. Anzi, resterebbero sordi e ciechi e ci troveremmo nella condizione di non poter più prevenire i pericolosi programmi di riorganizzazione delle mafie".

Quali indagini diventerebbero impossibili?
"Tante di quelle che hanno segnato la storia dell'antimafia. Le indagini per l'arresto di Mimmo Raccuglia, che ho coordinato io nel 2009, mi riguardano personalmente. Ma non sono il caso più eclatante. Negli anni scorsi, iniziammo a indagare sui canali del riciclaggio internazionale sfruttati dagli imprenditori palermitani Zummo grazie ad alcune parole captate in un'intercettazione che non riguardava apparentemente un caso di mafia".

Le indagini della Procura di Palermo dicono che Cosa nostra si sta riorganizzando. Le intercettazioni riescono davvero a entrare nei segreti dei boss?
"Non bisogna smettere di avere orecchie sul territorio, gli ultimi omicidi commessi a Palermo ci dicono che l'organizzazione mafiosa sta cambiando strategia. E non sappiamo esattamente verso quale direzione. Di certo, è necessario tenere presente l'evoluzione della mafia finanziaria, ma anche le dinamiche della mafia militare. E per farlo, non possiamo che utilizzare al meglio lo strumento delle intercettazioni, altro che ridurlo".

I sostenitori del progetto di riforma sostengono che il disegno di legge sulle intercettazioni non spunterà affatto le armi di chi combatte il crimine.
"Una cosa deve essere chiara: le intercettazioni restano lo strumento principale in difesa della collettività dal crimine di qualsiasi tipo, semplice oppure organizzato. Restano lo strumento principale per difendere la collettività da cricche o clan. Negli ultimi dieci anni le intercettazioni hanno sventato stragi, omicidi, traffici di armi e di qualsiasi altro tipo. Senza le intercettazioni ci sarebbero più delinquenti in giro, e il nostro Paese sarebbe anche peggiore di quello che è".

Referendum anti-Porcellum: oltre un milione di firme. Un successo straordinario...

Duecento scatoloni sono stati consegnati alla Cassazione dai comitati promotori dell'iniziativa contro la legge elettorale. "E' un miracolo popolare". Di Pietro: "Ora incandidabilità per i condannati e abolizione delle Province" ROMA - Palloncini rosa con il disegno di un maialino e duecento scatoloni. Così si sono presentati i comitati promotori che hanno depositato in Cassazione più di un milione e duecento mila firme contro l'attuale legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”. Il comitato promotore brinda al successo. "Si tratta di un miracolo popolare. E' il primo caso in cui la Suprema corte dovrà decidere su una domanda referendaria sostenuta da un milione e duecentomila firme. Abbiamo bisogno dell'impegno di tutti e di uno sforzo soprattutto finanziario. Nessuno di noi pensava fosse possibile, ma è accaduto, ma questo è soltanto l'inizio", dice il costituzionalista Andrea Morrone, presidente del Comitato referendario per i collegi uninominali. La Cassazione a sua volta dovrà dare il via libera sulla regolarità della raccolta entro il 10 dicembre, prima di passare la palla alla Consulta sulla legittimità dei quesiti, per preparare il terreno a un voto che potrebbe tenersi la prossima primavera, salvo scioglimento anticipato delle Camere. A Montecitorio erano presenti i leader di Idv Antonio Di Pietro e di Sel Nichi Vendola, oltre al leader storico degli ulivisti del Pd, Arturo Parisi, che ha sottolineato il lavoro corale delle forze di opposizione e dei cittadini. Di Pietro, che ha annunciato una legge di iniziativa popolare per abolire le province, ha anche evidenziato l'aspetto che sta più a cuore al suo partito: "Incandidabilità per i condannati; chi è sotto processo non può ricoprire ruoli di governo e chi fa il parlamentare deve sospendere la propria attività professionale". Vendola ha osservato che "la democrazia nel nostro Paese non può più essere umiliata come è successo finora".