
Pete Hegseth (Nathan Posner/Anadolu via Getty Images)
A tutti verrà fatto uno screening del testosterone. E chi non ne possiede abbastanza, vuoi per età vuoi per deficit congenito, potrà giovarsi di una “terapia sostitutiva”. No, non siamo al casting di un film porno. Siamo al Pentagono, e la botta di testosterone è stata promessa alle truppe degli Stati Uniti d’America allo scopo di «mantenersi ai livelli massimi per capacità di combattimento». Lo ha annunciato l’ex segretario (ministro) della Difesa, oggi segretario della Guerra, Pete Hegseth. Un maschio bianco di estrema destra, fervente cristiano (nell’accezione bellica del termine: ha nostalgia delle Crociate e ove possibile vorrebbe indirne di nuove), tatuaggi da guerriero (un fucile, una croce di Gerusalemme, la scritta “Deus vult” che è il motto generativo di tutti i “Gott mit uns” susseguenti).
Una macchietta, diremmo con buona approssimazione tecnica: nessuno affiderebbe una parte di protagonista a un invasato che ostenta tutti, ma proprio tutti, i tratti caricaturali del suo ruolo. Ma questa macchietta, che parrebbe concepita per ridicolizzare lo stereotipo del militarismo tronfio e ottuso, buona per una sceneggiatura di Mel Brooks o dei Monty Python (suggerisco: Monty Python e il Sacro Graal), è il capo del più potente esercito del mondo.
Ovvero: la faccenda del testosterone è seria. È vera – anche se sembra una parodia, non lo è. Verrà messa in atto per evitare afflosciamenti della virilità guerriera. Darà finalmente applicazione politica alla vecchia ciancia da bar sport sulle “squadre senza attributi” che per questo perdono le partite, sul “gioco maschio” che mal tollera effeminatezze, eccetera.
Cose che anche i telecronisti e quasi tutti gli allenatori di calcio, che non sono esattamente dei professori di Harvard, ormai evitano di dire, almeno in pubblico, perché intuiscono che i tempi sono cambiati, e “tirare fuori le palle” non sembra più essere lo slogan adatto per indicare forza d’animo (i testicoli, secondo l’osservazione anatomica più attenta, ma, possiamo esserne certi, anche secondo i Padri della Chiesa, non sono la sede dell’anima).
Hegseth invece è convinto del ruolo decisivo delle palle, non solo di cannone, nelle guerre che Dio, non altri, impone di combattere ai soldatini che moriranno, beati loro, per la maggiore gloria della Patria e della Fede. Ridere aiuta (in caso di fine del mondo, è meglio arrivarci di buon umore) ma è evidente che l’ascesa al potere di personaggi come Hegseth ha anche un effetto mortificante. È come se qualcuno stesse riavvolgendo, metro dopo metro, il tappeto della storia nella sua (ingenua?) accezione lineare, da “indietro” a “avanti”, che molti di noi, specie i più attempati, davamo per scontata.
Le cose vanno avanti, bene o male vanno avanti, e al prezzo di molti sconquassi, di molti sbandamenti, l’umanità procede lungo il suo cammino di civilizzazione. Ma sì, è questo che abbiamo sempre pensato, con maggiore o minore convinzione. Il nostro cammino è una lenta ma inevitabile emersione dal passato tribale, dalle regole arcaiche. Tra l’uomo delle caverne e gli attuali partecipanti alle riunioni di condominio (ho scelto apposta, tra i tanti, l’esempio più fragile dal punto di vista etico e comportamentale) tutto sommato la differenza è evidente.
Beh, l’irruzione sulla scena del mondo degli Hegseth, delle Kristi Noem, dei Milei e ovviamente dei Trump mi fa lo stesso identico effetto che mi farebbe vedere l’inquilino del quarto piano che si presenta alla riunione di condominio vestito con una pelle di bisonte, e con una grossa clava in mano. La prima reazione dei presenti sarebbe ridere dello scherzo, benché molto singolare, e chiedersi da quanti giorni è Carnevale. La seconda, preoccuparsi per lo stato mentale dell’inquilino del quarto piano, e capire come aiutarlo.
Poi lui prende la parola: «C’è poco da ridere, sono il nuovo amministratore del condominio, eletto dal popolo. D’ora in poi si fa quello che dico io». Per evitare discussioni, si abbandona la sala. Ma per la strada, nei bar, nei negozi, ti rendi conto che la folla è composta, in larga parte, da persone vestite con una pelle di bisonte e con una clava in mano. Non ci avevi fatto caso, prima. Non te n’eri accorto. Qualcosa è successo: e tu dov’eri? Da quali dettagli distratto? Da quali illusioni accecato?
Siete autorizzati a interpretare l’apologhetto delle righe precedenti come il frutto di un momento di pessimismo acuto. Probabile che lo sia. In ogni modo credo sia prudente tenere presenti alcuni dati della realtà, in modo da non farci cogliere del tutto impreparati il giorno che, uscendo di casa, troveremo molte persone vestite di pelle di bisonte, e con livelli di testosterone degni del torneo di clava del nostro quartiere.
Per esempio: l’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran vede fronteggiarsi maschi di un ordine religioso, perfettamente sovrapposto al potere politico, che invocano la sconfitta del Grande Satana; e maschi in missione per conto di Dio (Deus Vult) che hanno ucciso a distanza il capotribù nemico assieme alla figlia, alla nuora, al genero, alla nipotina e a un numero imprecisato di parenti e collaboratori (nell'attacco del 28 febbraio scorso contro il palazzo della Guida Suprema a Teheran).
Lo so, lo so, del petrolio e di tutto il resto. Ma non lo sentite, l’urlo di guerra delle tribù che riemerge dal profondo del passato? “Wilma, dammi la clava!” (a beneficio dei lettori boomer).
«Non lo sentite, l’urlo di guerra delle tribù che riemerge dal profondo del passato? “Wilma, dammi la clava!”»
ilpost.it,Lunedì 20 luglio

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