Giancarlo Macaluso
Palermo ha ritrovato per una notte il suo rito più antico. Quello in cui prova a raccontare se stessa, e a ritrovarsi, attraverso la memoria: in quel difficile equilibrio fra cuore di tenebra e pacificazione, dolore e speranza, morte e rinascita, luce e il lutto. Per non dimenticare mai «il luttuoso lusso» di essere palermitani. Il 402° Festino di Santa Rosalia ha attraversato il Cassaro trasformando il centro storico in un grande palcoscenico a cielo aperto, tra videomapping, teatro, danza, musica, effetti luminosi e il tradizionale carro trionfale (un giardino in cammino, pieno di essenze mediterranee), fino ai fuochi d'artificio sul mare del Foro Italico. Un fiume accaldato di persone ha accompagnato il lungo corteo (si stima la presenza di circa 400 mila persone: moltissimi i turisti presenti), seguendo una narrazione che ha intrecciato storia, fede e attualità. «Del resto – ha commentato il sindaco Roberto Lagalla - questo è un momento fortemente idenditario.
Santa Rosalia continua a essere simbolo di speranza e di rinascita per Palermo»L'edizione 2026, organizzata dal Comune con la direzione artistica di Luca Pintacuda, ha scelto come filo conduttore la capacità della città di trasformare il dramma in esperienza condivisa e cultura della convivenza. Un messaggio che ha attraversato tutta la serata, rileggendo una città che nei secoli ha saputo rinascere dopo invasioni, epidemie e tragedie. «Siamo condannati a essere tutto. E il contrario di tutto», hanno ricordato i protagonisti dello spettacolo.
La serata si è aperta al Piano di Palazzo Reale con un imponente videomapping narrato da Dario Aita. Attraverso i testi di Fabrizio Pedone è stato ripercorso l'arrivo della peste del 1624 e il cammino che ha trasformato il trauma in una storia di incontro tra popoli, lingue e culture, facendo di Palermo uno dei simboli del Mediterraneo. Tra le sorprese della serata anche il videomessaggio dalla Torre Pisana di Palazzo Reale con il saluto alla città e ai tifosi rosanero dei calciatori «normanni» Joel Pohjanpalo, Jesse Joronen e Dennis Johnsen conquistati dalla città, frutto della collaborazione con il Palermo Calcio. Sul carro, accanto al sindaco Roberto Lagalla, hanno preso posto anche il presidente della Regione Normandia, Hervé Morin, ospite del Festino in vista dell'Anno Europeo dei Normanni 2027, e Maria Concetta D'Amaso, madre della piccola Alessia La Rosa, la giovane tifosa del Palermo scomparsa poche settimane fa, uccisa da un male incurabile. Una presenza che ha suscitato particolare commozione, accompagnate dalle bandiere della curva nord.
Protagonista assoluta Santa Rosalia. La nuova statua realizzata da Filippo Sapienza è emersa dal carro progettato dallo studio Mario Cucinella Architects. La Santuzza, bianca, eterea (forse un po' piccola rispetto alla stazza del carro), avvolta da trecento farfalle luminose, ha attraversato la città con una croce realizzata con il legno delle barche dei migranti, un ramo d'ulivo simbolo di pace.
Alla Cattedrale il messaggio dell'arcivescovo Corrado Lorefice. Ha scelto di dare voce ai giovani dell'Accademia di Belle Arti di Palermo, che hanno reinterpretato la figura della Santuzza mettendola a confronto con le «nuove pesti» della società contemporanea. Tra i passaggi più significativi, quello che descrive Santa Rosalia animata da una «rabbia sacra contro le nuove pesti che soffocano Palermo: la mafia, la violenza e la cultura delle armi», un richiamo alle ferite ancora aperte della città e alla necessità di costruire un futuro diverso. Sul sagrato era andato in scena lo spettacolo in tre quadri della Peste, della Fede e del Rito, interpretato da Giusy Buscemi ed Ester Pantano con la musica orchestrale della Batèria Siciliana. Il corteo ha poi raggiunto i Quattro Canti, trasformati in un teatro urbano grazie a un sistema di luci a Led ispirato agli apparati effimeri del Seicento. Qui Dario Aita, Ester Pantano e Giusy Buscemi hanno abbandonato i personaggi interpretati nelle tappe precedenti per tornare a essere cittadini di Palermo e riflettere sull'eredità di Santa Rosalia. Dal carro il sindaco, assieme ai suoi ospiti, ha pronunciato il tradizionale augurio: «Viva Palermo e viva Santa Rosalia». Applausi. Tra i momenti più spettacolari della serata anche quello di Porta Felice, dove uno sciame di droni ha illuminato il cielo componendo figure e simboli fino alla scritta «W Palermo e Santa Rosalia». Infine, i botti. Largo il sorriso dell’assessore Antonio Rini: «Tutto bene».
GdS, 15/7/26

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