sabato, luglio 04, 2026

La riflessione. STATI UNITI, A 250 ANNI DALLA DICHIARAZIONE D’INDIPENDENZA AMERICANA


George Whashigton

Elio Sanfilippo

Tutto iniziò con la pioggia di tasse che l’Inghilterra continuamente riversava sulle colonie americane, perfino sui beni di consumo, e la reazione delle colonie non si fece attendere. Dopo la sanguinosa e vittoriosa rivolta contro le truppe inglesi, guidata da Giorgio Washinton, e dopo il distacco da quella che era stata considerata la “ madre patria”, le tredici colonie inglesi decisero di riunirsi a Filadelfia e formarono il cosiddetto “congresso continentale” che approvò la Dichiarazione dell’ Indipendenza redatta da T. Jefferson. Era il 4 luglio del 1776.

“Ci troviamo dunque costretti a cedere alla necessità, dichiarando il nostro distacco e considerandoli come consideriamo il restante dell’umanità, nemici in guerra, amici in pace. Per conseguenza, noi, rappresentanti degli Stati Uniti d’America, adunati un congresso generale, invocando il Supremo Giudice dell’Universo e chiamandolo a testimone della rettitudine dele nostre intenzioni, pubblichiamo e dichiariamo solennemente a nome e per autorità del buon popolo di queste colonie, che queste Colonie Unite sono e per diritto devono essere Stati liberi e indipendenti, che esse sono svincolate da qualsiasi soggezione verso la corona britannica…”.

Con questo documento non solo si sancì la rottura con la monarchia inglese ma si affermò “l’eguaglianza di tutti gli uomini e la esistenza in loro di diritti innati e imprescindibili, come il diritto alla vita, alla libertà ed alla ricerca della felicità”. Nascono così gli Stati Uniti d’America che si presentarono al mondo come un Faro di libertà non solo perché fondati sul principio della sovranità popolare ma anche per le importanti conseguenze sul piano sociale. Furono confiscati beni e proprietà ai ceti più abbienti che erano collegati ai Tories, i conservatori inglesi, e distribuiti ai ceti bisognosi, si introdusse la separazione tra Stato e Chiesa e la parità fra tutte le religioni. A questi principi si ispirarono le Costituzioni dei singoli Stati fino alla abolizione della schiavitù, almeno in quella fase limitata agli Stati del Nord. La struttura statale che era nata da quella dichiarazione di principi era una confederazione tra i vari Stati che si presentava, però, fragile sia al suo interno che all’esterno nel rapporto con i governi del resto del mondo e così nella famosa Convenzione di Filadelfia ( 1787) venne steso il testo della Costituzione degli Stati Uniti d’America che fu poi approvata dai singoli Stati e si diede vita al primo Federalismo della storia.

Tutti i tredici Stati avevano provveduto a dotarsi di costituzioni scritte e in ognuna di esse erano incorporati i principi contenuti nella Dichiarazione d’Indipendenza, che i governi erano istituiti per proteggere i diritti inalienabili e che quando un governo non rispondeva a questo fine il popolo aveva diritto a istituire un nuovo governo per la propria sicurezza e felicità. Tutte le Costituzioni affermarono il principio della separazione dei poteri, riprendendo le idee di Montesquieu, e che nessun governo poteva invadere i diritti umani della persona ritenuti sacri. Venivano considerati diritti fondamentali riguardanti le persone il sottoporre alle leggi le procedure giudiziarie intese a limitare la libertà personale, la libertà di associazione, la libertà di stampa, la libertà religiosa, la difesa della proprietà come espressione delle libertà economiche. E qui c’è il richiamo al pensiero liberale di Locke, di Rousseau e dell’Illuminismo e, paradossalmente, mentre questi pensatori europei come Loche e Montesquieu e Rousseau venivano ignorati in Europa le loro idee trovarono applicazione nella lontana America. Principi e valori che vennero esaltati da un altro grande pensatore come A. Tocqueville nella sua Democrazia in America e che avevano il loro retroterra nella Dichiarazione d’Indipendenza e venivano assunti a diritti di valore universale. Essi furono motivo di lievitazione per le coscienze europee e suscitarono nel vecchio continente grandi aspettative.

Nacque così il “mito americano”, il fascino di una terra che si offriva come miraggio, una “città del sole” dove potevano affermarsi le capacità di un individuo a prescindere dal censo o dal ceto sociale, una grande utopia. Gli Stati Uniti nascono grazie a masse di immigrati europei che fuggivano dall’Europa in larga parte per persecuzioni di natura religiosa. Lo stesso miraggio che oggi si offre ai tanti profughi del mediterraneo che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla fame che approdano con ogni mezzo sulle coste europee. Lo stesso sentimento dovettero provare nel 1626 quel gruppo di emigranti per motivi religiosi, The Pilgrims, che erano diretti in Virginia ma una tempesta li spinse verso la costa del Massachusetts e lì si stabilirono e fondarono una comunità politica i cui principi furono fissati nella famosa Carta dei pellegrini scritta a bordo della nave che li trasportava, la Mayflower, la Carta dei Pellegrini. In questa Carta si ritrovano lo spirito e gli intenti della Dichiarazione di indipendenza per i quali una società politica nasce per un accordo tra i singoli individui i quali pongono nella società stessa le istituzioni di governo con poteri limitati al fine di garantire i diritti dei singoli individui. Il Faro di libertà che gli Stati Uniti simboleggiarono non fu, tuttavia immune, da errori e contraddizioni che stridevano e violavano quei principi e valori propugnati, un faro che a volte si spegneva anche se poi si riaccendeva. L’avanzata dei pionieri, ad esempio, verso le terre dell’ovest, il famoso Far West, non trasformarono queste terre selvagge in colonie dagli Stati già esistenti, attraverso la cosiddetta Ordinanza di Nord Ovest, “sebbene retti da una amministrazione nominata dal Congresso sino a che non fossero sufficientemente popolati e inciviliti si da eleggere propri organi di governo e trasformarsi in Stati pari ad ogni altro in diritti e doveri”. Per attuare questo progetto, evitando ogni forma di colonizzazione, i pionieri non si fecero però scrupolo di annientare le popolazioni indiane che abitavano quelle terre da secoli integrandoli con la violenza, cancellando la loro cultura, i loro usi e i loro costumi.

Il faro si riaccese con il presidente Abramo Lincoln allorché decise di cancellare la vergogna della schiavitù negli Stati del sud con la Guerra di Secessione, cosi chiamata proprio perché gli Stati del sud volevano staccarsi per potere mantenere la schiavitù continuando a violare i principi della dichiarazione d’indipendenza e della Costituzione. Una contrapposizione che non fu solo politica ed economica ma soprattutto etica. La schiavitù fu quindi abolita anche se la piaga del razzismo tuttavia non fu estirpata. Grazie a questi principi e valori sanciti nella Dichiarazione del 1776 che continuarono a vivere nella società americana, pur tra contradizioni e appannamenti, fu possibile, tanto da essere considerato un vero miracolo, che potessero convivere in un paese cosi esteso con profonde stratificazioni sociali, differenze territoriali, perfino climatiche , razze, religioni, culture, costumi molto diversi fra loro. E furono sempre questi principi e questi valori che spinsero gli Stati Uniti, ad intervenire nella prima guerra mondiale, il più grande conflitto mai visto, prima della seconda, per aiutare quei popoli che si ribellarono ai regimi assolutisti ancora imperanti in Europa e il cui intervento fu decisivo per le sorti della guerra e segnò la fine dell’impero austro ungarico. E così fu per il Nazismo e per Hitler che videro infranti i loro sogni di potenza e di dominio del mondo certamente per la Resistenza dei paesi europei e giustamente si ricorda l’eroismo e i sacrifici del popolo russo l’eroica difesa di Stalingrado e i loro 12 milioni di morti ma senza l’aiuto degli Stati Uniti, in termini di armi, mezzi, vettovagliamenti non avrebbero potuto resistere e respingere le armate naziste. Lo stesse vale per i gruppi partigiani in Italia che diedero prova di grande eroismo e sacrifici riuscendo a liberare molte città del Nord anche prima dell’arrivo delle truppe americane. Questo fu però possibile perché gli americani avevano liberato già mezza Italia costringendo i nazisti a ritirarsi sempre più verso il nord e i partigiani poterono contare sulla pressione dei soldati americani che continuarono ad avanzare dopo la liberazione di Roma e per la fornitura di armi e mezzi. Oggi in un mondo caratterizzato da conflitti religiosi, guerre, fanatismo, terrorismo, fame, epidemie, dissesti ambientali, perfino con il ritorno dell’incubo di una guerra atomica, si avverte di fronte a tutto questo l’assenza di una guida politica mondiale che possa svolgere una funzione di equilibrio, di solidarietà tra popoli che si impegni non a fare la guerra ma a fare cessare le guerre. Tutti si aspettavano che questo compito dovesse esser svolto dagli Stati Uniti per la sua storia e il retroterra culturale rappresentato dalla Dichiarazione di indipendenza e dalla sua Costituzione.

Gli USA oggi hanno scelta una altra strada illudendosi che al bipolarismo USA- URSSche fino ad allora aveva governato il mondo, finito con il crollo dell’Unione Sovietica, potesse subentrare un monocentrismo, quello americano, risvegliando una tentazione imperialistica di dominio sul mondo. Speriamo che sia questo un momento ciclico di oscuramento e che al più presto gli USA tornino ad essere un faro di libertà e democrazia, di convivenza pacifica tra i popoli riprendendo e rilanciando quei valori e quei principi sanciti proprio nella Dichiarazione di Indipendenza del luglio 1776.

IlSicilia.it, sabato 4 Luglio 2026

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