
Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour
ENRICO ROSSI*
Non si era ancora visto un duplice omicida, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione, che sfida il Capo dello Stato proprio nel giorno in cui entra in carcere.
“Mattarella ha graziato uno scafista che ha ammazzato trenta persone, ha graziato Nicole Minetti. Penso che dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza”, ha sentenziato Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, strumentalizzando e mettendo insieme fatti diversi. Non lui, che ha tolto la vita a due persone e ne ha ferita una terza, ma il Presidente della Repubblica dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza.
* già Presidente della regione Toscana
La postura assunta dal signor Roggero è quella di un leader politico, un capo popolo, al quale un regime oppressivo avrebbe ingiustamente sottratto la libertà. Non parla come una persona che ha subito una condanna definitiva pronunciata in nome del popolo italiano, ma come un perseguitato che pretende di processare lo Stato e le sue istituzioni.
Di questo stravolgimento della realtà, di questo capovolgimento morale e rovesciamento delle regole e del buon senso dobbiamo ringraziare la destra al governo. Una destra che, ora ha trasformato Roggero in un eroe della legittima difesa, e che da anni diffonde sentimenti di ribellismo antististituzionale, disprezzo per le sentenze, esaltazione della forza individuale come sostitutiva alla legge.
È una destra che pratica politicamente il sovversivismo dall’alto come strumento per costruire la propria egemonia sulla società.
Chi pensava che la destra neofascista, una volta arrivata al governo, si sarebbe normalizzata, fatta moderata e ragionevole, ha commesso un grave errore di valutazione.
La destra neofascista italiana non è diversa dalle forze estremiste che oggi avanzano in molte democrazie occidentali. Condivide con esse il culto della forza, l’aggressione alle istituzioni di garanzia, la costruzione continua di nemici, il rovesciamento tra vittime e colpevoli e la pretesa di alterare la verità dei fatti con la propaganda.
Se questa destra dovesse vincere le prossime elezioni e ottenere, grazie a una legge elettorale costruita a proprio vantaggio, una maggioranza parlamentare artificiosamente gonfiata, potrebbe impadronirsi ancora più saldamente della guida del governo e puntare ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica.
Si produrrebbe così nel Paese una svolta reazionaria senza precedenti nella storia repubblicana: una regressione politica e culturale che finirebbe per calpestare, nella sostanza prima ancora che nella forma, i principi e i valori della Costituzione nata dalla Resistenza.
Occorre l’unità di tutte le forze e di tutti i cittadini democratici per fermare questa deriva ed evitare danni irreparabili al corpo sociale del Paese e alle regole che presiedono alla nostra vita comune.
Questa destra non dispone della maggioranza assoluta dei consensi degli italiani e può essere battuta nelle urne da una grande Alleanza per la Costituzione.
Il richiamo alla difesa della democrazia non riguarda solo i partiti ma deve parlare prima di tutto alle coscienze di ciascuno di noi.
Piero Gobetti giudicò il fascismo non come una parentesi o un corpo estraneo calato improvvisamente sull’Italia, ma come “l’autobiografia della nazione”. Per lui non era una rivoluzione, bensì la continuazione e l’aggravamento dei peggiori vizi nazionali: la passività politica, il conformismo, la disponibilità a obbedire all’uomo forte e il rifiuto della responsabilità individuale.
La storia non si ripete mai nelle stesse forme, ma può fare le “rime”, riproporre gli stessi meccanismi politici e morali. L’analogia non sta dunque nell’identità delle epoche, ma nel ritorno del culto della violenza, nella delegittimazione delle istituzioni, nel vittimismo dei carnefici e dei più forti, nella falsificazione sistematica della realtà.
Ormai persino l’esaltazione della violenza individuale e collettiva torna a presentarsi come una soluzione legittima e come una scorciatoia da sostituire alla complessità delle leggi, al confronto democratico e alla responsabilità personale.
Per questo non abbiamo bisogno soltanto di un’alleanza elettorale. Abbiamo bisogno del nostro impegno civile quotidiano come cittadini autonomi, responsabili e disposti a lottare per difendere la democrazia e i valori della Costituzione.
* già Presidente della regione Toscana
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