domenica, luglio 26, 2026

Un progetto per ricostruire Palermo

di Gianni Notari

Cara Palermo, 

a nome di tanti cittadini e cittadine ti scrivo con il rispetto e l’affetto di chi ti abita, ti attraversa ogni giorno e continua a credere nel tuo futuro. Ti scrivo senza indulgere né alla retorica dell’entusiasmo né a quella della rassegnazione, perché una città si ama quando la si guarda con verità.

Palermo è una città dalle mille contraddizioni. È la città della straordinaria bellezza artistica e paesaggistica, ma anche quella delle periferie dimenticate. È la città dell’accoglienza e dell’incontro tra popoli e culture, ma anche quella in cui troppe persone sperimentano solitudine, povertà, disoccupazione e marginalità. È la città che ha saputo ribellarsi alla mafia con il sacrificio di donne e uomini coraggiosi, ma che continua a fare i conti con forme di illegalità, clientelismo e indifferenza.


Mi feriscono il degrado di molti quartieri, la scarsa cura degli spazi pubblici, le difficoltà della mobilità, l’emigrazione di tanti giovani, la fatica delle famiglie, il disagio sociale che colpisce soprattutto i più fragili. Ci preoccupa la tentazione di abituarci a tutto questo, come se il cambiamento fosse impossibile.

Ma Palermo non è soltanto ciò che non funziona. È più della violenza, del degrado urbano, delle inefficienze amministrative, della povertà educativa, della disoccupazione giovanile e delle disuguaglianze sociali. È più delle occasioni perdute e delle promesse incompiute.

Esiste una città che ogni giorno costruisce speranza, spesso lontano dai riflettori. È la Palermo delle associazioni di volontariato, delle cooperative sociali, delle parrocchie, dei centri culturali, delle scuole che educano alla cittadinanza, dei movimenti civici, delle imprese che scelgono la legalità, dei commercianti che resistono al racket, degli operatori sociali che lavorano nelle periferie, dei medici, degli insegnanti, degli artisti, degli universitari, dei ricercatori, dei tanti cittadini che dedicano tempo e competenze al bene di tutti e di tutte. È la città di chi ogni mattina apre una scuola per educare alla libertà; di chi nelle periferie sceglie di restare per costruire opportunità; di chi accompagna anziani, persone senza dimora, migranti e famiglie fragili; di chi investe nella cultura, nella ricerca, nell’impresa etica e nella cooperazione sociale; di chi difende la legalità senza clamore; di chi considera il bene comune una responsabilità personale.

È la Palermo dei giovani che non rinunciano ai propri sogni e che investono nella cultura, nell’innovazione, nell’imprenditoria sociale e nella creatività. È la Palermo dei quartieri che riscoprono la forza della partecipazione, dei comitati civici che si prendono cura di una piazza, di un giardino, di una scuola. È la Palermo dell’accoglienza, capace di trasformare l’incontro con l’altro in occasione di crescita reciproca.

Queste esperienze non sono episodi isolati. Sono un patrimonio comune che merita di essere riconosciuto, sostenuto e soprattutto messo in rete. 

Troppo spesso le realtà positive lavorano da sole, senza conoscersi, senza condividere strumenti, idee e progettualità. Eppure proprio dalla loro collaborazione potrebbe nascere una nuova stagione per la città.Abbiamo bisogno di costruire un sistema cittadino capace di collegare istituzioni, università, scuole, terzo settore, imprese, comunità religiose, fondazioni, associazioni culturali e cittadini. Una rete che non si limiti a rispondere alle emergenze, ma sappia generare sviluppo umano, inclusione sociale, partecipazione democratica e opportunità per tutti.

Palermo ha già dentro di sé le energie necessarie per cambiare. Non occorre inventarle: occorre riconoscerle, valorizzarle e metterle in dialogo. Il cambiamento nasce quando le esperienze virtuose smettono di essere isole e diventano un arcipelago; quando la collaborazione prende il posto della frammentazione; quando il bene comune diventa responsabilità condivisa.

Per questo rivolgiamo un appello alle istituzioni, al mondo dell’economia, della cultura e dell’educazione, alle comunità ecclesiali e civili, ai mezzi di comunicazione e a ogni cittadino: raccontiamo di più ciò che funziona, sosteniamo chi genera valore sociale, costruiamo alleanze stabili, promuoviamo una cultura della corresponsabilità.

La narrazione di Palermo non può essere affidata soltanto alle cronache del degrado o della violenza. Sarebbe una rappresentazione incompleta e ingiusta. La città è fatta anche di migliaia di gesti quotidiani di cura, solidarietà, legalità e bellezza che meritano di diventare la trama della sua identità.

Cara Palermo, il tuo futuro dipende dalla capacità di trasformare il bene già presente in un progetto condiviso. La tua storia ci insegna che nei momenti più difficili hai saputo rialzarti grazie alle persone che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. Continuiamo allora a credere che una città più giusta, più pulita, più inclusiva e più solidale non sia un’utopia, ma una responsabilità collettiva.Perché Palermo non è soltanto il luogo in cui viviamo.

È la comunità che ogni giorno scegliamo di costruire insieme. Papa Francesco ricorda che «il tempo è superiore allo spazio»: il cambiamento autentico nasce quando si avviano processi che coinvolgono persone, istituzioni e comunità. Palermo ha bisogno proprio di questo: meno protagonismi di ciarlatani e più corresponsabilità; meno interventi episodici e più alleanze durature.

Investiamoci guardando al futuro!


L’autore è direttore del centro Pedro Arrupe


La Repubblica Palermo, 26 luglio 2026

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