giovedì, luglio 02, 2026

Storie di fine patriarcato nella Sicilia degli anni Sessanta. Il romanzo di Adelaide Costa e Giuseppe Maurizio Piscopo

La figlia di don Fofò

Carla Fernandez

C'è una Sicilia che resiste al tempo e una che prova a cambiare il proprio destino. E lungo questo confine sottile che si muove la figlia di don Fofò, il romanzo scritto da Adelaide Costa e Giuseppe Maurizio Piscopo che racconta il passaggio tra la fine del patriarcato e i primi fermenti dell'emancipazione femminile nell'entroterra siciliano degli anni Sessanta.

Pubblicato da Navarra Editore, il libro conduce il lettore a Zabara, immaginario paese rurale dove il tempo sembra essersi fermato. Qui domina la figura di Don Fofò, autorevole direttore di banca e simbolo di un mondo che pretende di controllare non solo il denaro, ma anche il destino delle persone.

A mettere in discussione quell'ordine è la figlia Catena. Un nome che richiama il vincolo e la costrizione ma che nel corso della narrazione, diventa il simbolo della libertà. Catena rifiuta il ruolo che la società le ha assegnato, quello di moglie e madre e sceglie di affermare la propria identità attraverso la musica. Non il pianoforte riservato alle ragazze di buona famiglia, ma il mandolino della tradizione popolare, trasformato in strumento di autodeterminazione ribellione.

Costa e Piscopo costruiscono un romanzo corale popolato da barbieri, sarti, poeti, notabili e gente comune, restituendo uno spaccato vivido della Sicilia del dopoguerra. La scrittura, resa fluida dalla sensibilità musicale di Piscopo, alterna leggerezza e riflessione, affrontando temi ancora attuali come l'emigrazione, il rapporto con il potere e la tutela dei più fragili.

GdS, 23/6/26

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