dal nostro inviato Iacopo Scaramuzzi
Prevost ha scelto la visita sull’isola nel giorno dell’Indipendenza Usa: si è inginocchiato al cimitero dove sono sepolti i morti dei viaggi in mare, ha visitato la “Porta d’Europa”, ha incontrato gli ospiti dell’hotspot, poi la messa vicino al lungomare. Nuovo messaggio agli Stati Uniti: “Accogliere gli stranieri con compassione e generosità”
I migranti morti nel Mediterraneo «sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate»: lo ha detto papa Leone XIV nel corso della messa che ha celebrato vicino al lungomare di Lampedusa, dove è stato oggi per una visita di mezza giornata che replica quella compiuta da papa Francesco a luglio del 2013, per lui fu la prima trasferta dopo l’elezione. La questione delle migrazioni è stata al centro del viaggio e per un Pontefice nato negli Stati Uniti la scelta del giorno – il 4 luglio, 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti– carica la visita di un significato ulteriore: la distanza dalle politiche migratorie restrittive di Donald Trump.
Il Papa ha sottolineato, in particolare, la necessità di passare «da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise» ed ha rivolto un appello a tutta Europa affinché vigili «sul rispetto della dignità di ogni persona».
Decisioni prese e non prese
«I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate», ha detto il Papa: «Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di passare oltre».
La responsabilità dell’Europa
«Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee», ha detto ancora Leone: «Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona».
Monito ai turisti
Per molti turisti presenti sull’isola, ha notato il Papa, «vacanza è solo distrazione, leggerezza, spensieratezza. Allora sembra che si debba innalzare un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri. Abbiate l’audacia di pensare diversamente. Poco a poco, con creatività, riuscirete a far sì che chiunque trascorre un periodo, anche di riposo, su quest’isola, possa diventare più umano misurandosi con la vostra carità, con ciò che il mare vi ha insegnato, con gli incontri che vi hanno educato».
I “briganti” di oggi
Oggi Lampedusa e Linosa, ha detto il Papa, «si trovano su una strada pericolosa come quella che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti. Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano. Avvertiamo però la loro presenza, che ci interpella non meno di quanti sono sbarcati, bisognosi di attenzione e di soccorso».
La generosità dei migranti
Il Papa ha ringraziato i lampedusani «per la prossimità che molti fra voi», ha detto, «hanno scelto di esercitare». Leone ha rivolto il suo ringraziamento «ai volontari, alle associazioni, raccolte nel “Forum Lampedusa Solidale”, alle istituzioni civili, alla Guardia Costiera, ai Sindaci e alle amministrazioni che nel tempo si sono succeduti; grazie ai diaconi, ai preti, alle religiose, ai medici, agli psicologi, agli educatori; grazie alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, con o senza il dono della fede, hanno scelto di amare insieme». Ma il Papa ha rivolto un pensiero specifico anche alle persone migranti presenti: «Loro stesse», ha sottolineato, «non hanno soltanto ricevuto, ma molte volte esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri. Grazie, fratelli e sorelle, perché non c’è niente di scontato nel vostro farvi prossimi, niente di automatico».
No alle discriminazioni
«Purtroppo», ha detto il Papa a partire dal racconto evangelico del “buon samaritano”, «in ogni tempo non manca chi ha paura di contaminarsi nel contatto con gli altri, negando così – persino davanti alla sofferenza e alla morte – la comune origine in Dio, l’infinita dignità di ogni essere umano e la chiamata all’amore senza limiti. È tempo di riconoscere e affermare», ha detto Leone in evidente riferimento alla religione musulmana e indù di tanti migranti che arrivano a Lampedusa, «che l’appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione, quasi che la fede abbia confini e non sia invece chiamata universale alla salvezza».
Il Papa in ginocchio sulle tombe dei migranti
Atterrato a Lampedusa alle 8.56 per prima cosa Prevost ha visitato in privato il cimitero dove sono seppelliti i migranti morti, e tra loro alcuni bambini, naufraghi nel tentativo di raggiungere l’Europa dall’Africa. Il Papa si è inginocchiato per deporre una corona di fiori dinanzi a una tomba segnata con una semplice croce di legno. Lì è rimasto qualche secondo in preghiera, col volto corrucciato.
Prevost attraversa da solo la Porta d’Europa
Poi il Papa si è recato alla “Porta d’Europa”, monumento-scultura dell'artista Mimmo Paladino, alto circa 5 metri e largo 3, che simboleggia l’accoglienza per gli stranieri in arrivo sull’isola. Leone si è avvicinato alla scultura assieme a tre migranti africani: una donna incinta, un bambino e una bambina. Prevost ha tenuto per mano. Il bambino, Leo, arrivato a Lampedusa da solo dieci anni fa, ha consegnato al Papa una lettera e un pallone.
Il Papa sugli scogli: lo zucchetto vola in mare per il vento
Poi Leone, da solo, ha attraversato la porta, fermandosi a guardare l’orizzonte, e infine, sempre da solo, si è avventurato sullo scoglio dinanzi dove, tra un sorriso divertito e un colpo di vento che gli ha fatto volare lo zucchetto, si è quasi arrampicato fino al bordo dell’acqua, dove, lo sguardo serio, è rimasto nuovamente in contemplazione dell’orizzonte marino.
L’incontro con gli ospiti dell’hotspot
Leone, che come Francesco non ha visitato l’hotspot presente sull’isola, ha incontrato una ventina di suoi ospiti al Molo Favaloro, dove ancora ieri sera è sbarcata una imbarcazione della Guardia Costiera con 17 migranti a bordo.
Ai 19 ragazzi stranieri del centro gestito dalla Croce rossa ha stretto la mano, uno per uno.
Qui Prevost ha scoperto e benedetto la targa intitolata a Jorge Maria Bergoglio a cui il molo da oggi è intitolato: "Molo Papa Francesco. Luogo di approdo, speranza e umanità. Lampedusa IV Luglio 2026. Papa Leone XIV e la comunità delle pelagie posero".
Nuovo affondo con gli Usa
In occasione del 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti, intanto, il Papa, che già ieri in un discorso ha ricordato come i migranti hanno plasmato la storia del suo paese di origine, ha scritto un nuovo messaggio indirizzato agli Usa. “Difendere la vita umana”, scrive tra l’altro il Papa nato a Chicago, “significa anche accogliere, proteggere e assistere gli immigrati, le cui speranze, i cui sacrifici e il cui contributo hanno fatto parte della storia di questo Paese fin dalle sue origini. In ogni generazione, coloro che sono arrivati in cerca di libertà, opportunità e un luogo a cui appartenere hanno contribuito a plasmare il carattere della nazione. Accoglierli con compassione e generosità non è solo un atto di carità, ma anche un riconoscimento della dignità propria di ogni persona umana”.
Papa Leone XIV: "Qui più delle parole parlano i gesti”
«Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio Predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti», ha sottolineato Prevost: «Il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia. Non sono venuto a fare discorsi», ha proseguito il Papa, «ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti».
Alla cerimonia erano presenti il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, l’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma che proprio da Agrigento proviene, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Prevost attraversa l’isola sulla Papamobile
Poi tra due ali di folla che urlavano “Papa Leone!”, Prevost, a bordo della Papamobile che il precedente pontefice utilizzò l’8 luglio 2013, ha attraversato parte dell’isola, accarezzando e benedicendo bambini. Così è giunto presso il campo sportivo dove si è svolta la messa, davanti a 4mila persone.
Attraversando il percorso previsto per arrivare all'altare, Leone XVI ha salutato i tantissimi presenti che sventolavano le bandierine bianche e gialle, simbolo del Vaticano. L’aereo di Leone è ripartito, dopo la messa, alle 12.54 per fare rientro in Vaticano.
Il quinto viaggio italiano di Prevost
Quello a Lampedusa è il quinto viaggio italiano di papa Leone dopo Pompei e Napoli (8 maggio), Acerra (23 maggio) e Pavia e Sant’Angelo Lodigiano (20 giugno) e prima di recarsi questa estate a Assisi (6 agosto) e Rimini (22 agosto). A Sant’Angelo Lodigiano, in particolare, il Papa ha ricordato la figura di Santa Francesca Cabrini, missionaria che nacque nel paesino lombardo e spese la sua vita per assistere e promuovere gli immigrati (italiani e non solo) negli Stati Uniti. Sempre ai migranti il Papa ha dedicato l’ultima parte del suo recente viaggio in Spagna, quando ha incontrato rifugiati e migranti a Gran Canaria e Tenerife, facendo appello all’Europa per l’accoglienza di chi fugge da guerre, violenze e carestie.
la Repubblica, 4 luglio 2024


Nessun commento:
Posta un commento