Don Francesco Romano / Don Cosimo Scordato
Qualche giorno fa un nostro caro amico Mommo Giuliana ci ha regalato un libro di Libera Dolci (Vincenzina, mi chiamo Vincenzina, Libreria Dante and Descartes, Napoli 2025), che abbiamo il piacere di segnalare a tanti amici lettori.
Il libro, che ha già avuto recensioni lusinghiere, lo segnaliamo per sollecitare il desiderio di scrivere ciascuno un libro sulla propria vita. Il primo dato significativo, infatti, è il genere letterario autobiografico. La vita viene riletta a partire dalle relazioni fondamentali che l'hanno strutturata, in questo caso viene evidenziato il rapporto che l’autrice ha avuto con mamma Vincenzina. Libera è la prima dei cinque figli (Libera, Cielo, Amico, Chiara e Daniela), che Vincenzina Mangano ha avuto da Danilo Dolci dopo essere rimasta vedova con cinque figli (Turi, Matteo, Pino, Giacomo e Luciano) dal precedente marito, contadino marinaio di Trappeto, deceduto per malattia.
Libera ricostruisce, con cura da ricamo, i suoi ricordi che descrivono la prima infanzia fino al tempo della giovinezza e maturità coniugando l'autobiografia con la biografia di mamma Vincenzina. R. Di Maio sottolinea che Vincenzina “instancabile e sorridente, cuoca di chiara fama, parlava con le piante e volgeva battute ai fiori, portava nel suo bagaglio la lingua, i ‘cunti’ e la saggezza di quel mondo contadino siciliano” (seconda di copertina). Nella ricostruzione del profilo, l'autrice ospita una coralità di voci di parenti e amici che, insieme con lei, fanno comprendere in che modo questa donna, con la semplicità e la modestia della sua vita, riesce a intrecciarsi - in reciprocità - con la vita di un grande uomo come Danilo Dolci. “Non so se dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna, ma Vincenzina Mangano lo è certamente. E più che dietro, accanto. Così grandi entrambi. Molti hanno conosciuto direttamente o indirettamente il grande uomo, sociologo, educatore, poeta Danilo Dolci; ma non molti hanno conosciuto la grande donna Vincenzina, sua moglie. Verrebbe spontanea la voglia di fare un confronto tra questi due grandi: lui molto alto, possente, robusto e lei non alta, docile, quasi timida; lui colto, molto istruito, al centro dell'attenzione dei più deboli, e dei potenti della politica, della cultura, scienza e arte e lei con la modesta istruzione della scuola elementare, semplice e discreta, ma piena di saggezza antica. Loro, così diversi, e pure così grandi entrambi” (Orazio De Guilmi, pp. 155-156).Il secondo dato che caratterizza l'opera di Libera è l'attenzione che lei riserva alle abitudini popolari della madre con ricchezza di particolari che trasudano quell’immensa cultura contadina di cui un po' tutti sentiamo nostalgia. Si tratta, per lo più, di riferimenti alla cucina materna, pronta a restituire i gusti della nostra terra attraverso la ricca povertà dell’arte culinaria. Le ricette dettagliate non hanno niente a che fare con quanto, ormai quotidianamente, ci viene offerto nei numerosi programmi televisivi; qui sentiamo il sapore della terra e la passione nell’offrire una pietanza profumata e gustosa ai bambini che girano intorno al Borgo di Dio o agli ospiti eccezionali, amici di Danilo, venuti a offrire collaborazioni di vario genere.
Il terzo elemento di rilievo è certamente la ricostruzione del contesto familiare. In esso, da un lato emerge il configurarsi della vita di tutti i figli a partire dalle molteplici sollecitazioni, anche musicali e artistiche, offerte dal padre e sostenute dalla madre (che prova pure lei a imparare il flauto); dall’altro lato emerge quella concretezza esistenziale dentro la quale l'opera di Danilo Dolci prende consistenza nelle manifestazioni che organizza e nei libri che pubblica. Anche per questo aspetto, Vincenzina è determinante: non solo nell'essere in prima fila accanto al marito nelle manifestazioni pubbliche, ma anche nel prendere appunti e nel far da ‘segretaria’ riordinando carte e ambienti.
Vincenzina e Danilo sono morti a due anni di distanza: Vincenzina l’8 settembre 1995 e Danilo il 30 dicembre 1997; il volume, non a caso, ha visto la luce nel trentennio della morte della madre. Nonostante la loro separazione dopo venti anni di matrimonio, qualcosa continua a tenere insieme le loro vite e Libera ci ha provato a rintracciare questo intreccio “in mezzo alla verdura” (p. 222). Opportuno l’inserimento della presente pubblicazione nella collana “Letteratura e memoria. L’intervento delle donne nella Storia”. Ai lettori auguriamo una buona lettura, ma soprattutto una auspicabile… buona scrittura!
GdS, 7 luglio 2026

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