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| Silvia Lotti |
Il confine non è solo una barriera fisica, ma una soglia: tra bene e male, tra identità ed altro da sé, tra appartenenza e non-appartenenza, tra vita e morte, tra realtà e immaginazione… Esistono confini intergenerazionali, storici, geografici…
“Ma il confine, oltre ad essere un limite, può essere visto anche – ci ricorda Silvia Lotti – come ‘punto d’incontro’: a condizione che quel confine mantenga una porosità adeguatamente sufficiente a consentire interrelazioni, dialoghi, scambi esperienziali e culturali,che a loro volta sono opportunità di crescita per tutti.
Prendiamo il concetto di “banalità del male” coniato da Hannah Arendt: il male ha una sua banalità nel senso di poter essere commesso anche da qualcuno che non è motivato dall’odio o dall’ideologia o dalla psicopatia, ossia da qualcuno che semplicemente ha smesso di pensare con la propria testa, che ha smesso di pensare (soprattutto) dal punto di vista di qualcun altro, che ha scelto di pensare per luoghi comuni obbedendo ciecamente (comodamente?) a quegli stereotipi che isolano dalle realtà dei casi specifici. Un caso limite è ad esempio quello di Eichmann, che lo mise in atto, il male, in scala massiccia e con precisione burocratica.Solo un confine sufficientemente poroso può diventare un prezioso punto di transizione tra identità e culture”.
E d’identità e culture parleranno anche: Carmela Burgio mettendo a fuoco la posizione dell’Europa; Maria Serravillo in favore di una tecnologia che si renda protagonista di innovazioni più armoniche; Laura Giglia a proposito di aspetti psichici e comportamentali.
Silvia Lotti metterà in luce aspetti fragili del confine tra le opere proprie e le opere altrui, laddove un’appropriazione degli elementi creativi di un’opera altrui, pur non arrivando ad un inganno voluto, tuttavia può ledere i diritti dell’autore e del suo pubblico assumendo (come prodotto mercificato, in un mercato dell’arte ‘pericoloso’ a causa dei suoi equilibri precari) una realtà abusiva e caratteri che non gli competono.
Lotti ha voluto non far mancare una breve riflessione dedicata al prossimo 15 luglio “Giornata mondiale delle competenze giovanili”, la quale verterà sul sistema scolastico.
E ancora alcune letture: con Giuseppina Ruiz da Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, dove il confine è il limite dell'attesa, rappresentato dalla Fortezza Bastiani, che separa il conosciuto dall'ignoto; con Medea Lo Leggio da L’infinito viaggiare di Claudio Magris, dove il viaggio si concretizza in un confrontarsi con limiti propri e frontiere esterne.
“L’isola che c’è” di Silvio Benedetto e Silvia Lotti sarà inoltre presente – sul tema “Confini” – anche con una delle tradizionali “mostre da tenere in mano” (pitture, disegni, tecniche miste di Calogero Alaimo, Diego Alù, Giuseppe Costanza, Patrizia Di Natale, Salvina Di Natale, Salvina Falsone, Laura Giglia, Angelo Monachello, Maria Lucia Petix) e con una poesia di Giusy Pagliarello.
Nel frattempo alle pareti della Saletta Minerva continua in questi giorni, sino a venerdì 17 luglio, la mostra “Cinque pittrici” (pitture di Flavia Benedetto, Madeleine Chevalier, Silvia Lotti, Olga Macaluso, Luisa Racanelli) in omaggio al maestro Silvio Benedetto, mostra che, ricordiamo, ha già toccato le tappe di Naro (con il Comune di Naro e l’Associazione We Naro) e Racalmuto (con Casa Sciascia) e che si accinge a essere allestita nel Centro Celeste di Palermo nel prossimo autunno.
Concluderanno questo incontro dinamico, vivace, ricco di spunti (sempre toccati in maniera informale e con una certa leggerezza, senza per questo perdere professionalità) un gioco da fare insieme (che avrà anch’esso a che vedere in qualche modo con i “confini”) e un saluto a base di crostatine e ‘sangria alla Silvio’.


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