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| Yossra nipote di Abderrahim Fakir |
Sono Yossra, sono la nipote di Abderrahim Fakir. Oggi sono qui a nome della mia famiglia, con un dolore che è difficile anche solo raccontare, ma con la forza di chi non vuole che una vita venga dimenticata.
Abderrahim non era un caso di cronaca.
Abderrahim era una persona. Era mio zio, era un fratello, un familiare, un uomo con una storia, con dei sentimenti e con delle persone che lo amavano profondamente.
Io sono la nipote più grande e per me essere qui oggi è un dovere. È il modo che ho per stare accanto alla mia famiglia e per dare voce a chi oggi non può più parlare.
Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tante domande. In queste ore abbiamo visto la sua storia arrivare all’attenzione di tante persone, dei media e dell’opinione pubblica. Ma per noi
Abderrahim non è mai stato e non sarà mai soltanto una notizia.
Era una persona che meritava ascolto, rispetto e dignità.
La cosa più difficile da accettare è pensare che in un momento di sofferenza e fragilità, quando una persona chiede aiuto, qualcuno possa non essere riuscito a proteggerla.
E oggi noi chiediamo risposte.
Chiediamo che venga fatta piena luce su ogni momento di questa vicenda:
su chi era presente, su chi aveva il compito di intervenire, su chi aveva la responsabilità di tutelare una vita.
Chi indossa una divisa ha una responsabilità enorme: quella di proteggere le persone, soprattutto quelle più vulnerabili. Per questo chiediamo che ogni comportamento e ogni eventuale mancanza vengano accertati con la massima attenzione.
Se verranno accertate responsabilità, chiediamo che vengano presi provvedimenti adeguati e che chi non ha rispettato il proprio dovere non possa continuare a ricoprire un ruolo che richiede fiducia, equilibrio e rispetto per la vita umana.
Un pensiero va anche a chi aveva il compito di prestare soccorso e assistenza. Anche lì chiediamo chiarezza: vogliamo capire se tutto ciò che poteva essere fatto è stato realmente fatto, perché ogni minuto, ogni scelta e ogni intervento possono fare la differenza tra la vita e la morte.
Noi non siamo qui per chiedere odio.
Non siamo qui per chiedere vendetta.
Siamo qui per chiedere verità, giustizia e rispetto.
Ringraziamo tutte le persone presenti oggi, perché la vostra presenza dimostra che Abderrahim non è solo un nome sui giornali. Dimostra che la sua storia è stata ascoltata e che la nostra famiglia non è sola.Prima di concludere voglio ricordare una cosa.
Si chiamava Abderrahim Fakir.
Ed era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso. Era una vita. Era una persona amata. E qualcuno oggi ha deciso di portarmelo via.
Noi continueremo a chiedere verità per lui.
Per Abderrahim.
Per la nostra famiglia.
Perché nessun’altra persona debba mai vivere quello che lui ha vissuto.
Grazie

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