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| Una prima pagina del quotidiano l'Unità |
EDITORIA Il progetto del Nazareno è riportare nel partito la storica testata. L’editore punta i piedi e chiede di tenere una quota di minoranza. I dem: «I soldi li mettiamo noi, le partnership con imprenditori non sono opportune»
Andrea Carugati
Il Pd vuole comprare l’Unità. E diventare editore puro del quotidiano che fu del Pci, senza imprenditori nel cda. I dem vogliono acquistare il quotidiano dall’attuale editore, Alfredo Romeo, che ieri ha rivelato l’esistenza di una trattativa, notizia anticipata da Dagospia. Secondo il sito di Roberto D’Agostino, la trattativa si sarebbe incagliata perché Romeo avrebbe chiesto di restare come socio di minoranza. Ipotesi non gradita al partito guidato da Elly Schlein. Romeo, con una nota, accusa i dem di aver interrotto la trattativa, spiega di non avere mire economiche e di aver dato la disponibilità a cedere la testata a un «prezzo simbolico». E annuncia che da oggi il giornale non sarà più in edicola, per le «perdite di esercizio accumulate» dal 2023, quando il giornale era tornato dopo il fallimento dell’era Renzi, che lo aveva chiuso nel 2017.
DAL PD confermano di non volere imprenditori come partner, modello che era stato seguito dai Ds e poi dal Pd negli ultimi trent’anni, che si è rivelato però fallimentare. «I soldi li mettiamo noi, le partnership con imprenditori non sono opportune per un partito politico». E spiegano di non volere alcun regalo da Romeo: «Siamo disponibili a pagare la testata più dei 900mila euro tirati fuori all’asta nel 2022».
LA TRATTATIVA è ancora in corso. È probabile dunque che la sospensione delle pubblicazioni sia solo temporanea, in attesa dell’intesa. Di certo Schlein, che ha affidato il dossier al tesoriere Michele Fina, fa sul serio. Vuole un quotidiano del Pd, in vista della campagna elettorale contro Meloni. E, ancor prima, delle probabili primarie del campo progressista. L’attuale direttore, Piero Sansonetti, si trincera dietro un «no comment».
Dal Nazareno non arrivano spifferi sul piano editoriale e sui nomi di possibili direttori. Non è chiaro se nel progetto Pd ci sia la conferma di Sansonetti o un nome più vicino a Schlein. «Le cose si fanno per gradi, prima compriamo la testata e poi si decide il resto», sussurrano dal Nazareno. Di sicuro, dicono, «nessuno degli attuali dipendenti del giornale resterà senza lavoro». In realtà l’attuale Unità ha pochissimi dipendenti, meno di una decina. Non ci sono pesanti eredità del passato, il fallimento del 2022 con conseguente messa all’asta della testata ha azzerato i debiti pregressi. Ed è questa una delle ragioni che hanno spinto il Pd a lanciarsi nell’operazione.
IL PROCESSO di privatizzazione del quotidiano del Pci e poi Pds era iniziato nel 1997, con l’ingresso degli imprenditori Alfio Marchini e Giampaolo Angelucci, ora editore di Libero, Giornale e Tempo. Nel 2000 la prima chiusura, nel 2001 il ritorno in edicola con una cordata di imprenditori guidata da Alessandro Dalai e da Marialina Marcucci, con la direzione affidata a Furio Colombo. Nel 2008 l’acquisto da parte del patron di Tiscali, Renato Soru, che scelse come direttrice Concita De Gregorio su input dell’allora leader del Pd Walter Veltroni. Poi subentra Matteo Fago, fino all’arrivo di Renzi che affida il giornale ai costruttori Pessina. Nel 2017 anche quell’esperienza finisce con la chiusura del giornale, che resta lontano dalle edicole fino al 2023, quando torna con Romeo e Sansonetti.
ORA SCHLEIN ha deciso di evitare editori o imprenditori d’area. Il giornale, se l’operazione andrà in porto, sarà di proprietà del solo Pd . Che, dopo aver risanato il bilancio del partito e aver posto fine alla cassa integrazione per i dipendenti, ora ritiene di potersi assumere la responsabilità di editare un quotidiano dalla storia blasonata come l’Unità. Destinando una parte delle risorse per le attività di partito al ramo editoriale.
L’IMMINENTE campagna elettorale è al cuore della decisione. Ma a motivare la scelta ci sarebbe anche il passaggio di mano di Repubblica, ceduta dagli Elkann al Gruppo Antenna della famiglia Kyriakou, che non ha dato garanzie sulla linea politica del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. La mossa di Romeo, con la sospensione delle pubblicazioni, viene letta in casa dem come un passaggio della trattativa. L’obiettivo è arrivare in porto «al più presto» per avere il quotidiano già a settembre nelle omonime feste dell’Unità di Schlein.
Il Manifesto

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