mercoledì, luglio 15, 2026

Una comunità senza la peste. Ma oggi il male è la guerra


Don Francesco Romano 

Don Cosimo Scordato

Nel Festino di Palermo la comunità si ritrova a fare festa ricordando la liberazione dalla peste. Prescindiamo dalle valutazioni schiettamente storiche del fatto, ci limitiamo a ricordare che detta liberazione merita un momento di festa sia che possiamo attribuirla al corpo di S. Rosalia, la quale da palermitana amante del suo popolo scende a fare corpo con esso, sia che la riferiamo ad altri fattori. 

Ma ci sono tante pesti, tra le quali ricordiamo quella narrata dal Manzoni nei Promessi Sposi e quella narrata da Petru Fudduni nel poema epico La Rosalia; ma anche le pesti vicine a noi, pensiamo al Covid, all’Ebola e alle tante altre malattie contagiose curate e solo in parte debellate. 

In attesa di una valutazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul contagio grave che stiamo individuando, vorremmo segnalare un sospetto di peste! Essa non è riconducibile a fattori esterni o occasionali, ma alla volontà umana, la quale in essa fa convergere gli umori peggiori di una malattia mortale: la guerra. Non sembri esagerato quello che stiamo dicendo perché negli ultimi decenni siamo passati dall’idea della assurdità della guerra, ipotizzando anche il processo di disarmo progressivo, all’idea che la guerra, pur con tutta la sua crudeltà, è possibile e che è meglio essere preparati ad essa perché … non si sa mai! 

Di guerre in corso nel mondo ce ne sono tante ma, restando a quelle più vicine a noi, abbiamo l’impressione che siamo passati dalle iniziali reazioni di condanna netta e precisa alla lenta assuefazione a fare i conti con essa, fino al punto da considerarla accettabile anche se a malincuore. Dinanzi all’invasione proterva di Putin, al terribile massacro di Hamas il 7 ottobre, alla sproporzionata reazione di Israele soprattutto a danno del popolo palestinese, alla scriteriata dichiarazione di guerra di Trump contro l’Iran e al terrorismo incalzante dei Pasdaran… finora abbiamo coltivato un sentimento di netto rifiuto; ma, accanto a questo sentimento, stiamo avvertendo che, per discutibili motivi di sostegno al popolo ucraino, per pretestuosi motivi di guerra preventiva, sempre più si è «contagiata» l’idea che è giusto organizzarsi per la difesa producendo strumenti di guerra più potenti di quelli del possibile avversario. Parliamo di «contagio» perché la cosa sta scivolando come normale e l’evenienza della guerra diventa sempre più vicina. Sul fronte europeo, i nostri nemici sarebbero… il popolo russo e il popolo iraniano? Non i due popoli ma i loro rappresentanti, preciserebbe qualcuno. Niente di più terribile che pensarsi nemici a vicenda (spesso anche a insaputa delle parti)! 

Un nostro detto popolare dice: “L’impressione è peggiore della malattia!” L’impressione di essere nemici è peggiore dell’esserlo per davvero: ma cosa abbiamo noi contro i Russi e gli Iraniani e loro contro di noi? Di fatto, però, ci sveglieremo tra non molto sempre più armati fino ai denti contro di loro. E l’articolo 11 della Costituzione? 

In tutto questo marasma ci chiediamo se la politica, la diplomazia, gli spazi del confronto abbiano rinunziato al loro compito di garantire a ogni popolo ciò che gli interessa per davvero, cioè vivere in pace e non subire le mire farneticanti di politicanti assetati di potere e di soldi. L’antidoto a questo stato di cose non è facile trovarlo perché dietro la guerra c’è la produzione delle armi e dell’immenso profitto economico attraverso di esse. Ci stiamo trovando lentamente sull’orlo di un terribile baratro trascinati da politiche dissennate; per conto nostro, continuiamo a sperare che l’Europa (compresa la Russia) si ritrovi non risucchiata da queste logiche, piuttosto si trovi unita e «volenterosa» per far tesoro dei fallimenti del passato e prospettare percorsi di dialogo e di cooperazione tra tutti. Certamente possiamo continuare a rivolgerci a santa Rosalia per scongiurare la peste della guerra (e connessi) ma, data l’alta rilevanza della posta in gioco e delle sue difficoltà, crediamo che Rosalia abbia bisogno di un rinforzino di aiuto, che potrebbe chiedere … a noi stessi e a ciascuno uomo di buona volontà!

Don Francesco Romano – Don Cosimo Scordato

GdS, 15/7/26

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