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| Il premier spagnolo Pedro Sánchez e la segretaria del Pd Elly Schlein posano per un selfie a margine del vertice dei progressisti a Barcellona |
A Barcellona la mobilitazione "globale" della sinistra. La segretaria Pd: "Tocca a noi costruire un altro mondo"
DALLA NOSTRA INVIATA A BARCELLONA Giovanna Vitale
El pueblo unido si aggira euforico per i padiglioni della Fira, chiamato a raccolta da Pedro Sánchez e Ignacio Lula in quel di Barcellona per dimostrare che le forze democratiche e progressiste — nonostante tutto — esistono e resistono all'urto delle destre nazionaliste che stanno sconvolgendo il mondo. Fanno rete e per la prima volta si ritrovano, insieme, per dire no alla guerra; «contrastare l'ondata reazionaria e guarire le ferite che altri hanno aperto», esortano i due presidenti; organizzare una risposta in grado di frenare l'Internazionale nera capitanata da Donald Trump, che comincia a manifestare le prime crepe.
Il momento non è scelto a caso: la batosta subita da Meloni al referendum e la sconfitta di Orbán in Ungheria provano che «la spinta propulsiva dei sovranisti si sta esaurendo», annota il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Obiettivo: creare «un'alternativa» al nuovo disordine globale imposto con le bombe. Parola cara a Elly Schlein, a dispetto di Giuseppe Conte unica leader della sinistra italiana invitata alla Global progressive mobilitationdove ha portato una ventata di ottimismo.
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| Pedro Sanchez con Elly Schlein |
Tornare al governo è possibile ha spiegato a tutti i capi-partito d'opposizione — francese, giapponese, turco, oltre al capo del Pse Steven Lofven — incontrati in una serie di bilaterali. Da cui ha tratto una sensazione netta: «La vittoria del no alla riforma della giustizia ha suscitato grande speranza in Europa. Dall'Italia abbiamo iniziato a fermare i nazionalisti». Il cui tempo «è finito», decreta la segretaria dem: «Le guerre illegali alimentate da Tump e Netanyahu devono finire. Basta devastare l'economia e aumentare la povertà. Toccherà a noi costruire un altro mondo». Perciò «è bellissimo ritrovarsi tutti insieme», sorride, «per far vedere che condividiamo le stesse battaglie, per la pace e la giustizia sociale». Ma quando i cronisti le chiedono se è dunque lei a rappresentare l'Italia nell'ampio fronte anti-destra appena battezzato a Barcellona, Schlein preferisce glissare: «C'è molta attesa rispetto a quanto sta accadendo nel nostro Paese e a quel che potrà succedere alle prossime politiche». Nessuna polemica con il capo 5S che le insidia la premiership: sta nei fatti, nei numeri che danno il Pd prima forza della coalizione, non c'è bisogno di insistere. Lo ribadisce anche il responsabile esteri Peppe Provenzano: «L'unità è la chiave per battere Meloni. Quattro anni fa vinse perché noi eravamo divisi, non le faremo di nuovo questo regalo». Il primo giorno è andato. A sera tutti a cena al museo nazionale di arte catalana con Sánchez e Lula. A brindare alla neonata Internazionale progressista pronta — è l'auspicio — a sconfiggerà Trump e i suoi emuli. giovanna vitale



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