
Donald Trump
di Iacopo Scaramuzzi
Il presidente degli Stati Uniti insulta il Pontefice dopo che Prevost ha alzato i toni e ha convocato una veglia di preghiera per la pace a San Pietro. Il presidente dei vescovi Usa: “Affranto per parole così denigratorie”. Il gesuita Martin: “Anticristiano”
Con una mossa che non ha precedenti Donald Trump ha attaccato Leone XIV per il crescendo di critiche che il primo Papa americano della storia ha fatto contro la guerra in Iran e Libano. Il presidente degli Stati Uniti ha attaccato frontalmente il Pontefice con un post sul suo social Truth e con dichiarazioni a favore di telecamere alla viglia dello storico viaggio di Prevost in Africa, il primo Papa a mettere piede in Algeria. Poi in serata, alla domanda dei giornalisti ha ribadito: “Non mi scuso, ha detto cose sbagliate. Era molto contrario a quello che sto facendo sull'Iran. Penso che sia molto debole sulla criminalità e su altre questioni”.
"Parlo del Vangelo”
"Io non ho paura dell'amministrazione Trump", "parlo del Vangelo" e quindi "continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra". Lo ha detto papa Leone XIV commentando con i giornalisti sul volo da Roma ad Algeri l'attacco di Donald Trump contro di lui. "Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui", ha aggiunto.
Le parole di Trump
“Papa Leone è DEBOLE sulla criminalità, ed è pessimo in politica estera”, hs scritto Trump su Truth. "Parla della ‘paura’ dell’Amministrazione Trump, ma non menziona la PAURA che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno vissuto durante il COVID, quando arrestavano sacerdoti, ministri e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo distanze di tre o persino sei metri. Mi piace molto di più suo fratello Louis, perché Louis è totalmente MAGA. Lui capisce, mentre Leone no! Non voglio un Papa che pensi che vada bene per l’Iran avere un’arma nucleare. Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, cosa ancora peggiore, svuotando le proprie prigioni — inclusi assassini, spacciatori e killer — mandandoli nel nostro Paese. E non voglio un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti quando sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una VITTORIA SCHIACCIANTE, ottenendo numeri record di criminalità ai minimi storici e creando il più grande mercato azionario della storia. Leone dovrebbe essere riconoscente perché, come tutti sanno, è stato una sorpresa scioccante. Non era in nessuna lista per diventare Papa ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e si pensava che quello fosse il modo migliore per trattare con il Presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano. Sfortunatamente, Leone è debole sulla criminalità, debole sulle armi nucleari, e questo non mi piace affatto, né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un PERDENTE della sinistra, uno di quelli che volevano far arrestare i fedeli e il clero. Leone dovrebbe rimettersi in carreggiata come Papa, usare il buon senso, smettere di compiacere la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico. Questo lo sta danneggiando molto e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica! Presidente DONALD J. TRUMP”.
Senza precedenti
In passato non sono mancati dissapori tra gli inquilini della Casa Bianca e i Pontefici: George W. Bush non gradì le critiche di Giovanni Paolo II all’Iraq e lo stesso Trump, durante il suo primo mandato, ebbe uno scambio polemico con Francesco, che aveva definito “non cristiano” chi costruisce muri per fermare i migranti (il riferimento era al muro tra Stati Uniti e Messico), ma non è mai successo che un presidente in carica degli Stati Uniti attacchi con linguaggio così frontale e virulento un Papa.
Le critiche di Leone
L’attacco arriva dopo che nei giorni scorsi il Papa ha criticato in modo sempre più esplicito la guerra in Iran e in Libano scatenata dalla Casa Bianca e da Israele. Se già durante la Settimana santa Leone ha definito “inaccettabili” le minacce di Trump di distruggere l’Iran (cancelleremo, ha detto, “un’intera civiltà”), e ha colto l’occasione dei riti della Pasqua per criticare la guerra e sconfessare quanti, anche tra i collaboratori di Trump, hanno voluto giustificare l’iniziativa militare con linguaggio religioso, sabato sera ha voluto convocare a San Pietro una veglia di preghiera per la pace nella quale, tra l’altro, ha detto che la preghiera è “argine al delirio di onnipotenza che si fa sempre più imprevedibile e aggressivo”.
Il caso Pentagono
Nei giorni scorsi è anche uscita la notizia che dopo il discorso che il Papa aveva rivolto a gennaio al corpo diplomatico presso la Santa Sede, quando ha stigmatizzato il fatto che “la guerra è tornata di moda” ed ha denunciato la violazione del diritto internazionale, l’allora nunzio apostolico negli Stati Uniti, il cardinale Cristophe Pierre, è stato convocato dal Pentagono che gli ha manifestato la propria irritazione.
I vescovi reagiscono
In una breve nota diramata questa notte il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, monsignor Paul S. Coakley, ha risposto a Trump: “Sono affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie sul Santo Padre. Papa Leone non è un rivale, né un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”.
Barron: “Chieda scusa”
Anche un vescovo notoriamente vicino a Trump come Robert Barron è intervenuto per chiedere le scuse del presidente: “Le dichiarazioni fatte dal Presidente Trump su Truth Social riguardo al Papa sono state del tutto inappropriate e irrispettose”, ha scritto su X. “Non contribuiscono affatto a un dialogo costruttivo. È prerogativa del Papa articolare la dottrina cattolica e i principi che governano la vita morale. Per quanto riguarda l'applicazione concreta di quei principi, le persone di buona volontà possono e dissentono. Raccomanderei calorosamente che i cattolici seri all'interno dell'amministrazione Trump – il Segretario Rubio, il Vice Presidente Vance, l'Ambasciatore Brian Burch e altri – incontrino funzionari vaticani in modo che possa avere luogo un vero dialogo. Questo è di gran lunga preferibile alle dichiarazioni sui social media. Sono molto grato per i molti modi in cui l'amministrazione Trump si è rivolta ai cattolici e ad altre persone di fede. È stato un grande onore servire nella Commissione per la Libertà Religiosa. Nessun Presidente nella mia vita ha mostrato una dedizione maggiore alla difesa della nostra prima libertà. Detto questo, ritengo che il Presidente debba delle scuse al Papa”.
La difesa dei gesuiti
Tra i primi a commentare la polemica trumpiana, il gesuita statunitense James Martin che su X ha scritto: “Dubito che papa Leone XIV perderà il sonno per questo, prima di iniziare il suo pellegrinaggio in Africa. Ma il resto di noi dovrebbe. Perché è sconnesso, poco caritatevole e anticristiano. Non c’è fondo a questo squallore morale?”. In Italia un altro gesuita, padre Antonio Spadaro, sempre su X ha commentato: “Se Leone fosse irrilevante, non meriterebbe una parola. Invece viene chiamato in causa, nominato, combattuto: segno che la sua parola incide. È qui che emerge la forza morale della Chiesa. Non come contro-potere, ma come spazio in cui il potere viene giudicato da un criterio che non controlla. Leone non risponde sul terreno della polemica, e proprio per questo resta fuori dalla presa. È libero. E quella libertà, disarmata e disarmante , è forse ciò che più inquieta. E, nello stesso tempo, ciò che più conta”.
Zuppi: “Rammarico e vicinanza”
Sulla vicenda è intervenuta anche la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, rinnovando in una nota “la piena comunione con il Santo Padre Leone XIV, esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Unendosi a quanto affermato dal Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, Mons. Paul S. Coakley, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace. In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero”. Il cardinale vicario per la diocesi di Roma, Baldo Reina, da parte sua ha dichiarato in una nota: “Raccogliendo i sentimenti del popolo di Dio presente nella Diocesi di Roma, mi faccio eco nell’esprimere solidarietà e confermando pieno sostegno al nostro Vescovo, papa Leone XIV, a fronte di attacchi sconcertanti al Suo magistero di Pace. Il Vangelo delle Beatitudini è la sostanza della missione della Chiesa, e nessuno e niente, allucinato dal riverbero illusorio della prepotenza, potrà ostacolare questo annuncio.”.
La Repubblica, 13 aprile 2026
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