
L’intervento del sindaco Walter Rà
DINO PATERNOSTRO
La piazza con S. Francesco
Indietro tutta con la statua di S. Francesco. Non si tocca più. Resterà in piazza Falcone e Borsellino. Dopo la protesta dei cittadini sui social e con la raccolta firme, il sindaco Rà nemmeno ci ha provato a resistere e a spiegare qual era il “fantastico” progetto delle due fontane della villa comunale a cui aggiungerne una terza (architettonicamente imponente) in piazza Falcone e Borsellino) da alimentare con l’acqua della rete fognaria depurata. La statua resta dov’è.
“Mi sono confrontato con la parrocchia della Grazia e con i consiglieri di maggioranza, ho saputo delle proteste, ed ho deciso di lasciare San Francesco dove si trova adesso”, ha detto ieri mattina in consiglio comunale il primo cittadino. Sensibile alle contestazioni della sua maggioranza e alle proteste della gente. Ma incapace di comprendere che il confronto deve avvenire con tutti i cittadini, non soltanto con la maggioranza. Anche con la minoranza, e con tutti i cittadini, perché il sindaco (anche se a volte lo dimentica) é di tutti. Il punto non è essere o non essere criticato, ma il metodo con cui si amministra. Il confronto - in questo come in altri casi - doveva essere
preventivo, non a macchia di leopardo (chiesa della grazia, consiglieri di maggioranza), ma capace di coinvolgere tutti i cittadini. San Francesco e i valori di pace e di solidarietà fra tutti i popoli e tutte le nazioni di cui il santo è portatore non appartengono solo ad una parte della nostra comunità, ma all’intera città. Ai credenti e ai non credenti.Evidentemente il confronto democratico non sembra essere il “piatto forte” di questa amministrazione e del sindaco, espressione di una cultura politica di destra-destra. Una strada, però, che di questi tempi porta a sbattere. È accaduto a livello nazionale col referendum su una legge blindata ad ogni confronto dalla Meloni. È accaduto a Corleone con la statua di San Francesco. I cittadini vogliono contare, vogliono dire la loro e non sopportano più soprusi, nè grandi nè piccoli.
A quanto pare, dopo i malumori e le proteste dei cittadini per la via Bentivegna che giorno dopo giorno si sta “squagliando”, il sindaco e l’amministrazione si sono decisi (finalmente) a fare le doverose contestazioni alla ditta esecutrice dei lavori. E speriamo che riescano ad ottenere la riparazione del danno e l’esecuzione a regola d’arte dei lavori.
Infine, a proposito del riuso dell’acqua depurata del collettore fognario, ma sono sicuri il sindaco, la giunta e il consiglio comunale che la scelta migliore sia quella di pomparla a monte del centro abitato per utilizzarla in villa comunale? In base alla legge di gravità, l’acqua scende naturalmente a valle. E per quanto i “meloniani” possano sentirsi forti e importanti, non crediamo che a Roma abbiamo “amici” in grado di modificare questa legge. Quanto costerà il sistema di sollevamento delle acque? Quante maxi-bollette dovrà pagare il comune?
Non sarebbe meglio utilizzare l’acqua depurata a valle per irrigare i terreni agricoli, come prevedeva un vecchio progetto che poi si è arenato, lasciando nell’abbandono i laghetti realizzati e la società pubblica di gestione? A proposito, che se n’è fatto di questo progetto? Trasparenza vuole che il sindaco lo dica all’opinione pubblica.
Dino Paternostro
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