
Péter Magyar
di Giuseppe Lumia
Giuseppe Lumia
Il risultato elettorale in Ungheria, con la netta sconfitta di Orban e del suo modello illiberale, autoritario, sovranista e subalterno a Putin e a Trump, conferma alcune considerazioni politiche ed elettorali sull’attuale peso sociale delle destre e sulle possibilità di ripresa delle forze democratiche e progressiste.
La prima lezione. Le destre vincono per la loro attrattiva sul ceto medio-basso e perdono per la loro ostinazione nel perseguire la via del “potere per il potere”, piuttosto che dedicarsi alla soluzione della difficile questione sociale, tanto cara pure ai propri sostenitori. La delusione elettorale comincia a manifestarsi a largo raggio e in diversi Paesi sul ceto medio-basso, che le ha ampiamente premiate negli scorsi anni. La seconda lezione. All’interno delle forze di destra, sul piano globale, c’è uno scontro sotto traccia, ma via via sempre più evidente, tra la componente più politica, che persegue un modello regressivo e autoritario alquanto tradizionale, e quella costituita dai “Big Tech” che rappresentano un modello devastante e autoritario di nuova generazione. Alla prova elettorale, il primo approccio sta subendo colpi micidiali, mentre il secondo continua a mietere consenso sul versante online e accumula per il momento potere individuale e potere finanziario, in attesa di prendere il sopravvento politico interno ed esterno.
La terza lezione. Le democrazie occidentali sono gravemente ammalate ma non sono del tutto sfibrate o finite. Al loro interno ci sono ancora energie per recuperare legittimazione e capacità di rigenerazione sociale e politica. Bisogna allora investire sull’impegno culturale e politico di cura dei valori e delle funzioni democratiche, recuperando una capacità di governo in grado di promuovere decisioni condivise e partecipazione attiva intorno alle grandi sfide interne, che riguardano il benessere del ceto medio-basso, la prevenzione delle diseguaglianze, il contrasto delle mafie e delle dipendenze e la rigenerazione del welfare, mentre sotto il profilo delle sfide globali vanno accolte le domande di Pace, Giustizia e Salvaguardia dell’Ambiente. Quando la contesa elettorale è sinceramente collocata sul versante della tenuta democratica dei diritti sociali e civili, i risultati positivi possono arrivare.
La quarta lezione. Nel contesto europeo, bisogna rompere gli indugi e incalzare le forze popolari, liberali e socialiste, per avviare il processo costituente dell’Europa Federale e per dotare l’Europa di quella classe dirigente capace di misurarsi con le sfide interne e con quelle geopolitiche aperte e sanguinose. I giovani sono pronti a dare più fiducia al cammino in senso Federale dell’Europa. Anche le potenzialità elettorali sono alla portata di una intelligente preparazione e di un avvio capillare della fase costituente degli Stati Uniti d’Europa.
La quinta lezione. Non bisogna lasciare solo al Papa la critica severa delle sopraffazioni sociali, della guerra senza senso, semmai ne avesse uno, e dell’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale, biotecnologica e aerospaziale. Leone XIV è stato chiaro nell’esprimere il suo pensiero e coraggioso nei confronti delle minacce di Trump. Spetta alle classi dirigenti più democratiche rompere gli indugi e maturare un giudizio intransigente e una proposta efficace per la costruzione di un’alternativa che consenta di salvaguardare i diritti umani, le regole democratiche e il destino comune e ambientale degli esseri umani. Gli elettori sono pronti a dare la propria mano con un proprio impegno nel volontariato e nella cittadinanza attiva e, nei momenti elettorali, a sostenere le iniziative democratiche e progressiste.
Si tratta naturalmente di un processo in fieri, le lezioni da imparare sono tante e fanno tremare i polsi. Ma è assolutamente necessario capire, progettare e agire.
14 aprile 2026
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