domenica, aprile 19, 2026

L’omaggio al cinema per Bergoglio tra ironia e irriverenza

Pif. L'attore e autore con Giusy Buscemi e Carlos Hipolito che impersona Bergoglio


Il controverso film di Pif. La trama ha la forza dirompente della provocazione, talora fino a rasentare la blasfemia. Il gradimento non è stato unanime. Tuttavia la Commissione della CEl, pur riconoscendo degli eccessi, ne consiglia la visione in quanto è un viaggio tra cuore e fede, esistenziale

Nicola Filippone

Il 21 aprile 2025 si spegneva papa Francesco, a meno di 24 ore dal messaggio urbi et orbi, letto a San Pietro da mons. Ravelli il giorno di Pasqua. I suoi ultimi respiri sono stati per la pace, invocata con quella comunicazione risoluta e diretta, che aveva caratterizzato la sua personalità, tetragona sino alla fine, nonostante l’evidente sofferenza. 

A poche settimane dall’anniversario della scomparsa, il regista e attore palermitano Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, ha voluto anticiparne il ricordo, girando un film dal titolo “...che Dio perdona a tutti”. Esso è tratto da un omonimo suo romanzo, pubblicato nel 2018, che denunciava le ipocrisie dei cristiani i quali, oltre a quella vissuta da praticanti esemplari, conducono un’altra vita di soppiatto, in cui trasgrediscono farisaicamente i principi della morale cattolica. 

Poco dopo egli ebbe modo di incontrare il Papa argentino e di parlargli del suo libro. Pif rimase ammirato dall’umorismo del Pontefice e dall’umiltà con cui gli chiese di pregare per lui. Nacque così l’idea di un film, che avesse tra i personaggi Bergoglio, nei panni di un insolito confessore, apparso misteriosamente al protagonista Arturo, interpretato dallo stesso Diliberto. Grazie all’accompagnamento spirituale, da agnostico egli si riaccosterà al Vangelo e alla Chiesa. 

La conversione apporterà una svolta nella storia d’amore con Flora, una fervente credente, che all’inizio fatica a comprendere Arturo, ma poi anche la sua fede diventerà autentica e coerente. Questa situazione si ispira ai molteplici dialoghi, mantenuti da Francesco con i non credenti, non per convincerli, ma per testimoniare con la propria vita la misericordia di Dio e la gioia del Vangelo. 

Un ruolo da coprotagonista ricopre la cucina isolana: la scelta della ricotta per farcire i cannoli o le cassate, la disputa sulla corretta dizione di arancino o arancina e l’esatta cottura dei cornetti alla crema, si aggiungono ai problemi di coscienza e alle questioni teologiche di cui si discute in confessionale. Tra gli attori, quasi tutti conterranei, Giusy Buscemi nella parte di Flora e lo spagnolo Carlos Hipolito in quella del Pontefice. 

L’omaggio a Bergoglio passa pure per una forte stroncatura di quelli da lui definiti i “cristiani da salotto”, ai quali egli preferiva i tanti samaritani impegnati a fasciare le ferite dell’umanità odierna e i pastori che si lasciano impregnare “dall’odore delle pecore”. La trama ha la forza dirompente della provocazione, talora irriverente e dissacrante, fino a rasentare, in un paio di scene, la blasfemia. Per questo il gradimento del mondo cattolico non è stato unanime, come del resto contrastanti erano i giudizi sul pontificato di Francesco. Tuttavia la Commissione Film della CEI, pur riconoscendovi degli eccessi, ne consiglia la visione, definendolo “un viaggio esistenziale tra i tornanti del cuore e quelli della fede”. Questo viaggio può diventare un invito a chiunque, come Arturo, voglia riprendere la ricerca di senso e di verità.

Nicola Filippone

GdS, 19 aprile 2029

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