sabato, aprile 04, 2026

Le vertenze «facili» alla Sas. Accordi d’oro con i dipendenti. Un altro scandalo targato Regione siciliana

Il presidente dell’antimafia regionale Antonello Cracolici

Giacinto Pipitone

palermo - Alla Sas bastava un ricorso in tribunale, anche non ancora arrivato a sentenza, per ottenere promozioni e arretrati da centinaia di migliaia di euro. È il filone di indagine che la commissione regionale Antimafia, guidata da Antonello Cracolici, sta seguendo per guardare oltre il caso delle assunzioni di parenti di politici che è già costato il posto al presidente Mauro Pantò.

La Regione ha già inviato alla Corte dei Conti delle segnalazioni. Ma un dossier altrettanto corposo è arrivato qualche giorno fa sul tavolo dell’Antimafia. Si tratta delle delibere del Cda con cui la Sas ha accettato un accordo transattivo con i dipendenti che avevano fatto una vertenza, anche se nei precedenti gradi di giudizio la società era risultata vincitrice. In attesa degli appelli o della Cassazione, la Sas ha comunque accordato promozioni e arretrati. 

Questo emerge dei primi due atti esaminati da Cracolici. Il primo è un accordo con A. Z., arrivato in Sas da un’altra partecipata che da questa era stata assorbita: ha chiesto il riconoscimento del ruolo di dirigente di prima fascia con relativo stipendio e adeguamento delle buste paga fin dall’assunzione. La vertenza per A. Z. era partita bene - vittoria in primo grado - ma si stava mettendo male - sconfitta in appello - eppure la Sas accetta senza attendere la Cassazione la sua proposta di chiudere il caso con un accordo da cui lui esce comunque vincitore. Il verbale del Cda del 23 luglio 2024 si chiude con l’accettazione da parte di Sas e dipendente di chiudere il caso con il riconoscimento di 650 mila euro a titolo di arretrati.

Va più o meno alla stessa maniera nella causa avviata da B. R. per ottenere da Sas la promozione da funzionario direttivo a dirigente: nonostante abbia perso in primo grado, il dipendente ha ottenuto ancora prima del secondo grado un accordo transattivo che gli riconosce la qualifica dirigenziale e arretrati da 75 mila euro (la richiesta iniziale era di 187 mila). 

«Due sole transazioni, firmate senza neanche attendere il giudizio definitivo, sono costate alla Sas 725 mila euro - è l’analisi di Cracolici - e la sappiamo già che ci sono altre transazioni effettuate o in corso delle quali abbiamo chiesto i documenti». 

La Sas è la più grande partecipata regionale e le sue perdite si riflettono sulla Regione. Lo stesso Pantò, esponente della Dc cuffariana, fa mettere a verbale che risultano pendenti 26 giudizi relativi a 54 dipendenti. E una serie di pareri legali suggeriscono alla società che «un’eventuale soccombenza comporterebbe conseguenze decisamente nefaste per la società». Su queste basi sono state già autorizzate altre 9 transazioni, la maggior parte delle quali fanno fare doppi o tripli salti di carriera in avanti ai dipendenti. Nel dicembre 2023 A. D. G. passa da collaboratore di categoria B4 a istruttore direttivo C6. Più o meno lo stesso salto che aveva già compiuto G. T. grazie a un’altra transazione. E sulla stessa linea si muovono altri 7 casi di dipendenti poi finiti in categoria C o D (le più alte) dopo aver azionato il ricorso e in tempi strettissimi anche la proposta di ritirarlo con una conciliazione. Ad alcuni sono andati anche arretrati da migliaia di euro.

Sono tutte coincidenze che hanno insospettito la commissione Antimafia: «La cosa che stupisce - sintetizza Cracolici - è che gli uffici regionali che dovevano vigilare non si siano accorti di nulla. Salvo una tardiva segnalazione alla Corte dei Conti. La Sas rischia di diventare il più grande scandalo di questi anni».

GdS, 4/4/26

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